Confindustria, industria fragile. Automotive e moda in difficoltà. Bene il farmaceutico

Timidi segnali di miglioramento per l’economia italiana, insufficienti però per parlare di vero rilancio. Piuttosto, si tratta dell’“inizio di un sentiero positivo”. È quanto emerge dalla congiuntura flash di febbraio del Centro studi di Confindustria, che descrive un quadro industriale ancora instabile, con una dinamica produttiva volatile e una ripresa lenta, frenata dal dollaro debole e da consumi interni ancora fragili.
gli shock geopolitici, la politica commerciale aggressiva di Donald Trump e il rafforzamento dell’euro rendono la crescita incerta, pesano sullo scenario industriale italiano. Tendenza al miglioramento, ma resta legata a condizioni contingenti e potenzialmente reversibili.
Automotive e moda, i settori più in difficoltà
Sotto osservazione restano automotive e moda, entrambi in difficoltà nell’ultimo biennio. Nel caso dell’auto pesano l’aumento dei prezzi, l’incertezza normativa e la crescita delle importazioni. Il comparto tessile-abbigliamento-pelli soffre invece il calo dell’export e la debole fiducia delle famiglie, con una flessione del 5,5%. Negativo anche l’andamento della chimica, che nel 2025 registra una contrazione più marcata rispetto all’anno precedente.
Secondo gli economisti del Centro studi, l’industria italiana sta passando dalla fase di arresto della caduta a un recupero parziale e debole, senza che si possa ancora parlare di inversione di tendenza. Su base annua, la produzione ha registrato una nuova contrazione, seppur marginale (-0,2%), dopo il crollo del biennio 2023-2024 (-2% e -4%).
Aumentano tuttavia i comparti in miglioramento, passati da quattro a nove, con il settore dei macchinari in lieve crescita (+0,04%). Resta però limitato il numero di comparti solidi: solo tre dei 22 settori manifatturieri sono cresciuti sia nel 2024 sia nel 2025, troppo pochi per sostenere una dinamica complessiva robusta, mentre dodici hanno registrato cali in entrambi gli anni.
Il comparto farmaceutico si conferma uno dei principali motori dell’export italiano
Secondo gli ultimi dati diffusi da Istat, il settore figura tra i più dinamici, con una crescita del 3,8% nel 2025 e un balzo delle vendite all’estero pari al 28,5% su base annua. A sostenere l’espansione contribuisce in modo significativo la domanda proveniente dagli Stati Uniti, dove le esportazioni registrano un aumento del 54%, anche per effetto dell’accumulo di scorte.
Andamento positivo anche per la metallurgia, che segna un incremento del 4% nonostante l’impatto dei dazi al 50% su acciaio e alluminio. Buone performance, infine, per l’industria alimentare, che nel biennio mostra una crescita media del 2,6%.
Pesano il caro energia, dollaro debole e dazi
“L’energia cara, il dollaro debole, i dazi e quindi l’export di beni in calo, l’elevata incertezza, l’alta quota di risparmio delle famiglie e quindi i consumi fiacchi. Viceversa, aiutano l’industria i tassi di interesse minori rispetto al 2023, il credito per le imprese che è ripartito, la buona dinamica degli investimenti (specie in macchinari) che crea domanda per vari settori”.
“Per l’anno appena iniziato non sono ancora disponibili hard data di fonte Istat, ma solo alcuni indicatori congiunturali relativi al primo mese, che suggeriscono un lieve miglioramento – scrive il CsC – La dinamica che dovrebbe prevalere nel 2026, per l’aggregato della manifattura italiana, è di una moderata crescita, tornando quindi al segno positivo dopo tre anni negativi: si tratterebbe, in realtà, di un parziale recupero dei livelli persi negli ultimi anni. In un simile scenario, alcuni settori potrebbero smettere di perdere produzione, mentre potrebbe aumentare ancora il numero di settori che registrano un aumento. Non abbastanza, in alcuni casi, per sanare le perdite recenti, ma almeno l’inizio di un sentiero positivo”.
Gli investimenti
Per quanto riguarda gli investimenti in impianti e macchinari a gennaio migliora la fiducia delle imprese manifatturiere in totale e, in particolare, nella componente dei beni strumentali. Peggiora invece per il terzo mese consecutivo la fiducia delle imprese di costruzioni, penalizzata dai giudizi sugli ordini, sebbene siano favorevoli le attese sui piani di costruzione nei prossimi tre mesi. A dicembre la produzione industriale è tornata a calare (-0,4%, dopo +1,5%), ma il quarto trimestre è rimasto positivo (+0,9%): c’è una risalita ma fragile, perché i dati mensili sono molto volatili e la domanda (da export e consumi) rimane debole. A gennaio il pmi migliora lievemente, restando in area recessiva (48,1 da 47,9), in lento aumento anche la fiducia delle imprese (89,2 da 88,5).




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