Rinnovabili in Italia e nell’area mediterranea. Le strategie energetiche verso lo “shift”?

Redazione -

Si parla di “spostamento” e di cambio di prospettiva

Negli ultimi giorni, alcuni commentatori e leader del settore energetico hanno sottolineato che pur con una crescita significativa delle fonti verdi le strategie energetiche nel Mediterraneo e in Italia stanno mostrando segnali di bilanciamento tra rinnovabili e altre componenti della produzione energetica. Il nodo centrale è come sicurezza energetica, geopolitica e costi strutturali stiano influenzando le decisioni politiche e industriali nel settore, mettendo in discussione una visione troppo semplicistica di “migrazione totalizzante verso le rinnovabili”.

Un cambio di prospettiva: più equilibrio tra rinnovabili e fossili?

La recente dichiarazione del CEO di Energean, un produttore di gas attivo nel Mediterraneo, ha richiamato l’attenzione sul fatto che alcuni Paesi europei tra cui Grecia, Italia e Cipro stanno rivalutando l’equilibrio tra energia rinnovabile e fonti fossili come parte della propria strategia energetica, soprattutto a seguito delle disruptions del mercato energetico dopo l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, le politiche energetiche si stanno orientando verso una maggiore enfasi su petrolio e gas domestico, pur senza abbandonare l’obiettivo delle rinnovabili.

Il quadro italiano: le rinnovabili crescono, ma la dipendenza energetica resta alta

Secondo il più recente MED & Italian Energy Report elaborato dal gruppo Intesa Sanpaolo con il Politecnico di Torino, l’Italia ha fatto progressi significativi nel mix elettrico rinnovabile, arrivando a una quota di circa il 49% di energia da fonti rinnovabili nel proprio mix elettrico totale, superiore alla media europea. Tuttavia, la dipendenza energetica complessiva dell’Italia resta più elevata della media UE (74% contro 57% dell’Europa) perché il Paese continua a importare gran parte dei combustibili fossili e dell’energia primaria.

Questo doppio dato – rinnovabili in crescita ma forte dipendenza da importazioni energetiche – spiega perché alcune strategie guardino ancora anche a competenze fossili e a fonti nazionali come parte del quadro di sicurezza energetica, nonostante l’accelerazione delle installazioni verdi.

Mediterraneo: potenziale enorme ma poco sfruttato

Il Mediterraneo ha un potenziale rinnovabile enorme, soprattutto per solare e eolico, ma gran parte di questa capacità rimane non sviluppata. La sponda Sud del Mediterraneo, ad esempio, contribuisce solo per l’1,2% alla capacità elettrica fotovoltaica ed eolica dell’intera area, nonostante condizioni solari ed eoliche estremamente favorevoli. Ciò suggerisce che il percorso verso una piena integrazione delle rinnovabili ha bisogno di investimenti, infrastrutture condivise e cooperazione politica più ampia.

Perché si parla di “shift”: rischio di incomprensione?

L’idea, evocata da alcuni commentatori, di un “semplice abbandono delle rinnovabili” sarebbe fuorviante: infatti le politiche verdi restano centrali nelle strategie energetiche europee e italiane, come dimostrato dal peso crescente delle rinnovabili nel mix energetico. Tuttavia, la realtà strategica è più complessa e si basa su un equilibrio tra la crescita delle rinnovabili; la sicurezza dell’approvvigionamento energetico (inclusi gas, idrogeno e altre soluzioni); la necessità di materie prime critiche e infrastrutture; le interdipendenze geopolitiche nella regione euro-mediterranea.

Le interpretazioni della stampa e degli analisti internazionali

Nella copertura internazionale delle dinamiche energetiche mediterranee, diverse fonti evidenziano che la transizione energetica è ancora in corso e che non vive di “tutto o niente”.

Rapporto Intesa Sanpaolo/Politecnico di Torino: pur riconoscendo progressi nelle rinnovabili, sottolinea che la sicurezza energetica resta vincolata da importazioni di combustibili fossili, un problema strutturale che non si risolve con una sola accelerazione delle rinnovabili.

Analisti europei evidenziano che, in un’area con intrecci geopolitici complessi come il Mediterraneo, la cooperazione sulle rinnovabili richiede reti, investimenti e dialogo internazionale più approfondito, soprattutto con i Paesi del Nord Africa.

Diverse ricerche internazionali sulla transizione energetica nella regione sottolineano che la sfida non è solo tecnica, ma finanziaria e istituzionale, e che la creazione di un mercato energetico integrato può accelerare lo sviluppo delle rinnovabili senza compromettere la sicurezza delle forniture.

Cosa significa oggi “spostarsi” dalle rinnovabili

Italia: le politiche che sostengono la transizione verde e rafforzano la sicurezza energetica

In risposta alle sfide della transizione energetica tra cui la necessità di bilanciare crescita delle rinnovabili, sicurezza delle forniture e competitività industriale, l’Italia ha messo in campo un quadro normativo e di incentivi articolato, che punta sia ad accelerare l’adozione delle fonti pulite sia a rafforzare le infrastrutture critiche. Questo pacchetto di misure è fondamentale per comprendere come il Paese stia cercando di conciliare la crescita delle rinnovabili con la sicurezza energetica e il contenimento dei costi energetici per imprese e cittadini.

Decreti e direttive europee recepite in normativa nazionale

Una delle pietre angolari della nuova politica energetica italiana è il recepimento della direttiva europea RED III tramite il Decreto Legislativo 9 gennaio 2026, n. 5, pubblicato in Gazzetta ufficiale. Il provvedimento aggiorna gli obiettivi nazionali di produzione di energia rinnovabile portandoli a 39,4% del consumo finale lordo entro il 2030, con ambiti specifici per trasporti e tecnologie avanzate come eolico offshore e fotovoltaico ad alta efficienza.

Questo recepimento è cruciale: allinea le norme italiane alle direttive UE più recenti, stabilendo target più ambiziosi e un quadro regolatorio chiaro, e crea le basi per incentivi e autorizzazioni che facilitano gli investimenti in rinnovabili.

Il tema più “macro” che attraversa le analisi internazionali, però, è la rete: senza connessioni e capacità di scambio, le rinnovabili restano sulla carta. Reuters ha dato molto spazio al piano di Terna da oltre 23 miliardi in dieci anni per modernizzare e digitalizzare la rete, aumentare la capacità di interconnessione e ridurre congestioni: un segnale che viene letto come condizione necessaria per far entrare davvero più solare ed eolico nel sistema. Anche il Financial Times ha messo in guardia l’Europa sul rischio che i progetti rinnovabili restino “in coda” per l’accesso alla rete, tra richieste speculative e tempi di connessione, spostando l’attenzione degli investitori dalla tecnologia (ormai matura) all’infrastruttura (ancora insufficiente).

In questo contesto, la narrativa del “ritorno al gas” diventa una leva negoziale e industriale: da un lato, l’industria chiede energia affidabile e prezzi prevedibili; dall’altro, le rinnovabili avanzano soprattutto dove sono più rapide da mettere a terra. Emblematico il caso citato da Reuters su Sonnedix (supportata da JP Morgan), che ha ottenuto contratti per 805 MW di solare attraverso schemi pubblici italiani, inclusi meccanismi collegati anche all’Energy Release: un segnale che, quando le regole sono chiare, il capitale internazionale entra. Ma l’altra faccia della medaglia è che i blocchi autorizzativi restano un rischio sistemico: BloombergNEF, già nel 2024, indicava i ritardi nei permessi come uno dei principali colli di bottiglia europei, citando l’Italia tra i mercati dove la lentezza può frenare la scala necessaria per gli obiettivi 2030.

La conclusione, per la stampa finanziaria internazionale, è che lo “shift” italiano non è un abbandono delle rinnovabili, bensì una transizione che diventa più infrastrutturale e più politica: si accelera sul solare e sugli strumenti che de-riskano (aste, contratti, storage), mentre si riapre la discussione su gas ed esplorazioni come cuscinetto di sicurezza in una fase in cui rete, permitting e consenso territoriale determinano tempi e ritorni degli investimenti. Se vuoi, posso trasformare questo quadro in una mappa “driver vs ostacoli” con impatto su investitori (utility, fondi infra, industriali energivori) e su quali segmenti del mercato italiano appaiono oggi più finanziabili.