Voli a rischio e rotte eliminate, il carburante scarseggia. Le compagnie più esposte

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La guerra in Iran continua a pesare sui mercati energetici globali e, in particolare, sul settore dell’aviazione. L’assenza di una soluzione al conflitto tra Stati Uniti e Iran sta infatti mettendo sotto pressione le forniture di carburante per aerei, con possibili ripercussioni significative sull’economia europea.

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L’allarme dell’AIE

A lanciare l’allarme è stata nei giorni scorsi l’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE), secondo cui l’Europa potrebbe disporre di scorte di jet fuel sufficienti per appena sei settimane. La situazione dipenderà in larga parte dalla capacità dei Paesi europei di sostituire le importazioni dal Medio Oriente, che in passato coprivano circa il 75% del fabbisogno netto.

L’ipotesi di una carenza non rappresenta tuttavia una sorpresa. Già in precedenza il direttore esecutivo dell’AIE, Fatih Birol, aveva avvertito che il blocco dello stretto di Hormuz potrebbe innescare “la più grande crisi energetica mai affrontata”, con effetti a catena su prezzi di carburanti, gas ed elettricità a livello globale.

Il rischio approvvigionamento per gli aerei

Sul fronte europeo, la Commissione mantiene una posizione prudente. Bruxelles ha fatto sapere che, al momento, non vi sono segnali di una carenza sistemica tale da provocare cancellazioni di voli su larga scala. Tuttavia, non esclude l’adozione di misure coordinate qualora la crisi dovesse protrarsi, sottolineando come il rischio di problemi di approvvigionamento resti motivo di preoccupazione.

Compagnie aeree a rischio fallimento

A complicare ulteriormente il quadro è l’aumento dei prezzi del jet fuel. Secondo un’analisi del Corriere della Sera, già entro la metà di maggio l’intero utile annuo previsto per il settore potrebbe essere eroso dai rincari. Gli esperti avvertono che diverse compagnie aeree, soprattutto quelle più fragili, potrebbero trovarsi in seria difficoltà finanziaria.

L’impatto non sarà uniforme. Per molte compagnie low cost e operatori di piccole e medie dimensioni, il carburante rappresenta oltre il 50% dei costi operativi. Un fattore che rischia di ampliare il divario tra i grandi gruppi e le realtà più deboli, che difficilmente riusciranno a compensare i maggiori costi con l’aumento dei prezzi dei biglietti.

In questo contesto, è probabile una riorganizzazione delle strategie operative: le compagnie potrebbero privilegiare le rotte più redditizie, riducendo o eliminando quelle meno profittevoli, con possibili ripercussioni sull’offerta di voli e sulla connettività.

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