L’attuale Irpef è iniqua? La visione di Pier Giorgio Ardeni si contrappone a quella di Alberto Brambilla
L’articolo prende spunto da quanto pubblicato su Altreconomia

Nell’articolo “L’attuale Irpef è iniqua. E non è com’è stata raccontata da Itinerari previdenziali”, pubblicato il 1° ottobre 2026, l’economista Pier Giorgio Ardeni contesta l’interpretazione dell’ultimo Osservatorio fiscale di Itinerari Previdenziali, centro studi presieduto da Alberto Brambilla.
Il rapporto mette in evidenza la forte concentrazione del gettito Irpef: poco meno di 13 milioni di contribuenti verserebbero quasi l’80% dell’imposta. I contribuenti con redditi inferiori a 26mila euro — 25,6 milioni di persone — contribuirebbero invece soltanto al 15,7% del gettito, beneficiando inoltre di sanità, istruzione e prestazioni sociali per un valore spesso superiore alle imposte pagate.
Alberto Brambilla sottolinea anche la cosiddetta “tripla progressività”: aumentando il reddito, il contribuente paga un’aliquota più elevata, perde progressivamente detrazioni e agevolazioni e può vedersi ridurre o annullare prestazioni collegate all’Isee. Il rapporto richiama, inoltre, il dato dei circa 58.700 contribuenti con redditi superiori a 300mila euro, ai quali sarebbero riconducibili circa 14 miliardi di Irpef.
La visione fiscale attribuibile ad Alberto Brambilla
Dall’Osservatorio, così come descritto nell’articolo, emerge una visione fondata su alcuni principi:
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- il carico fiscale e il finanziamento del welfare sarebbero sostenuti da una minoranza di contribuenti;
- la progressività italiana sarebbe eccessivamente accentuata dalla combinazione di aliquote, detrazioni decrescenti e accesso selettivo alle prestazioni;
- occorrerebbe ridurre la pressione sui redditi medi e medio-alti;
- deduzioni, detrazioni e benefici assistenziali dovrebbero essere maggiormente collegati alle imposte effettivamente versate;
- sarebbe necessario contrastare evasione, elusione e regimi di favore che permettono ad alcune categorie di dichiarare redditi molto bassi.
Non si tratta, almeno nell’articolo, di una proposta organica di flat tax: è piuttosto una concezione del sistema fiscale che insiste sulla corrispondenza tra contribuzione e prestazioni ricevute, sulla tutela dei contribuenti che sostengono la maggior parte del gettito e sulla riduzione degli effetti penalizzanti della progressività.
La critica di Altreconomia
Pier Giorgio Ardeni ritiene che questa lettura finisca per presentare i percettori di redditi bassi come beneficiari privilegiati, trascurando che molti dichiarano poco perché sono pensionati, lavoratori precari, dipendenti part-time o persone con occupazioni discontinue.
Secondo l’autore, la vera iniquità risiede invece nella frammentazione del sistema: l’Irpef progressiva grava soprattutto sul lavoro dipendente e sulle pensioni, mentre redditi finanziari, immobiliari, societari e altre rendite sono frequentemente tassati con aliquote proporzionali o restano fuori dal reddito complessivo. La soluzione proposta da Ardeni è quindi opposta: ricondurre, per quanto possibile, tutte le entrate personali a una tassazione progressiva, considerando anche rendite e incrementi patrimoniali.
In sintesi, il contrasto è netto: Alberto Brambilla guarda soprattutto alla concentrazione del prelievo su pochi contribuenti; Pier Giorgio Ardeni alla concentrazione della ricchezza e alla sottrazione di molte rendite alla progressività Irpef.
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