Caffè Clerici, il salotto di Luino dove il Lago Maggiore diventa racconto

Flavio Siano - Guest Author - esperto finanza e automotive -

Tra memoria letteraria, aperitivi affacciati sull’acqua e quella particolare arte di vivere che appartiene alle città di lago, il Caffè Clerici continua a essere uno degli indirizzi simbolo di Luino, sulle splendide sponde Lombarde del Lago Maggiore. Un luogo attraversato dalle storie di Piero Chiara e custodito oggi da Luca Alesi, dove il tempo sembra ancora concedersi il lusso di rallentare

Il fantasma gentile di Piero Chiara

Ci sono locali nei quali si entra per bere un caffè. E poi ci sono luoghi nei quali, quasi senza accorgersene, si entra nella storia di una città. Il Caffè Clerici di Luino appartiene decisamente alla seconda categoria. Sotto i portici di Piazza Libertà, a pochi passi dal Porto Vecchio e con il Lago Maggiore davanti agli occhi, il Clerici è da generazioni uno dei punti di osservazione privilegiati della vita luinese. Il cuore della città vecchia, un tempo scenario della vivace vita sociale luinese, si sviluppa a partire da Via Felice Cavallotti, disegnando idealmente un anello che attraversa Via Manzoni fino a raggiungere Piazza Libertà. Un percorso urbano che meriterebbe oggi di essere riscoperto e valorizzato nella sua continuità storica. È proprio qui, in questa cornice ancora pittoresca e profondamente legata all’identità di Luino, che si trova il Caffè Clerici, affacciato sulla piazza e sul lago.

Pronunciare il nome del Caffè Clerici significa inevitabilmente incontrare quello di Piero Chiara. Lo scrittore luinese frequentava il locale, giocava a carte e a biliardo, osservava gli avventori e ascoltava quelle piccole storie di provincia che sarebbero diventate materia preziosa per la sua letteratura. Al Clerici, tuttavia, la memoria di Chiara non ha il sapore immobile di una celebrazione: è piuttosto una presenza discreta, quasi inevitabile per chi conosce la storia della città. Si percepisce nell’atmosfera del luogo e in quella particolare umanità di confine che lo scrittore seppe raccontare: personaggi, abitudini, ironie, mezze frasi ascoltate al tavolo accanto. Il bar come piccolo teatro del mondo, insomma, e il lago come scenografia. Del resto, i caffè sono sempre stati osservatori privilegiati della provincia italiana, luoghi nei quali le storie arrivano prima ancora di essere scritte.

Un indirizzo innamorato della città

La forza del Clerici sta anche nell’essere riuscito a sopravvivere alla propria fama. Un locale legato così profondamente a uno scrittore avrebbe potuto trasformarsi facilmente in una cartolina nostalgica, o in uno spazio dedicato soprattutto alla memoria. È accaduto il contrario. Il Clerici continua a essere un bar, nel senso più autenticamente italiano della parola: luogo di passaggio e di permanenza, di appuntamenti e abitudini, nel quale la storia convive con una clientela che non necessariamente entra dalla porta pensando a Piero Chiara.

Negli anni ha accolto personaggi dello spettacolo e del cinema e ha fatto da sfondo a un immaginario che supera i confini della città. Accanto ai nomi celebri restano soprattutto i clienti di ogni giorno; è probabilmente questo equilibrio tra notorietà e normalità a conservarne l’identità: il fatto che il Clerici possa essere contemporaneamente un indirizzo da raccontare a chi arriva da fuori e, per chi vive a Luino, semplicemente “il Clerici”. Nel 2018 il locale è stato inoltre sottoposto a un importante restyling, pensato per rinnovarne gli spazi senza interrompere il rapporto costruito con generazioni di luinesi. Un passaggio delicato per qualsiasi attività storica: cambiare abbastanza da restare contemporanea, senza cancellare quegli elementi nei quali una comunità continua a riconoscersi.

La parola al proprietario Luca Alesi: «Come si custodisce un luogo che appartiene anche alla memoria degli altri?»

Luca, gestire il Caffè Clerici significa occuparsi di un’attività commerciale, ma anche avere tra le mani un pezzo dell’identità di Luino. Quanto pesa questa eredità nelle scelte quotidiane e come si trova il punto di equilibrio tra la memoria di Piero Chiara, le aspettative dei clienti storici e la necessità di far evolvere il locale per le nuove generazioni?

L.A.: «La storia del Clerici è qualcosa che va rispettato, ma credo che il modo migliore per rispettarla sia continuare a far vivere il locale. Non avrebbe senso trasformarlo in un museo. Ci sono clienti che lo frequentano da moltissimi anni e altri che entrano per la prima volta, magari perché hanno sentito parlare di Piero Chiara o semplicemente perché sono di passaggio sul lago. Il nostro lavoro è cercare di far convivere queste anime, mantenendo l’identità del posto ma senza avere paura di farlo evolvere».

A proposito di Piero Chiara: cosa ordinava davvero quando veniva al Clerici? Aveva un’abitudine, qualcosa che al bancone sapevate già di dovergli preparare?

L.A.: «Mia madre Esmeralda mi raccontava che era solito ordinare un Martini Rosso. Ma più che una singola ordinazione, quello che è rimasto nella memoria è il suo modo di vivere il locale. Chiara non veniva soltanto per consumare qualcosa: veniva per stare, incontrare persone, giocare, parlare e soprattutto osservare. Naturalmente ci sono racconti e ricordi tramandati negli anni anche sulle sue abitudini al tavolo, ma preferisco che siano i ricordi diretti a stabilire cosa ordinasse davvero. La cosa certa è che il Clerici faceva parte della sua quotidianità».

C’è invece un dettaglio del Clerici che lei non cambierebbe mai? Qualcosa che, al di là delle esigenze di rinnovamento, deve rimanere esattamente dov’è?

L.A.: «Più che un singolo oggetto, non cambierei il rapporto del locale con la piazza e con il lago. È ciò che dà al Clerici la sua identità. Si possono rinnovare gli arredi, il servizio può evolvere, cambiano le generazioni e naturalmente cambiano anche le abitudini dei clienti; questa sensazione di essere dentro Luino e allo stesso tempo affacciati sul lago è qualcosa che deve rimanere. È forse proprio questa continuità tra quotidianità e bellezza a spiegare il fascino del Clerici. Non un luogo costruito per raccontare il passato, né un indirizzo che vive esclusivamente della propria storia. La memoria è presente ma rimane sullo sfondo, mescolandosi alla normalità di una tazzina appoggiata sul bancone, di un giornale sfogliato lentamente o di una conversazione che si prolunga più del previsto.».

L’aperitivo come rito di lago

Poi c’è il presente. Quello fatto di tazzine, bicchieri, tavolini occupati e appuntamenti che iniziano con un semplice «ci vediamo al Clerici». Con la bella stagione, soprattutto, il rapporto con il lago diventa parte integrante dell’esperienza. Ci si siede all’aperto, il Porto Vecchio è a pochi passi e la splendida cornice di Luino assume quella dimensione sospesa tipica delle località lacustri: elegante senza essere ostentata, internazionale per geografia e frequentazioni ma ancora profondamente provinciale nel senso più affascinante del termine.

L’aperitivo diventa così meno una proposta da menu e più un rito sociale. Si arriva per un bicchiere e si rimane per la luce sul lago, per un incontro inatteso o per quella particolare lentezza che nelle città d’acqua sembra ancora avere diritto di cittadinanza. È un lusso sottile, quello del Clerici. Non nasce dall’esclusività, ma dalla posizione, dalla storia e soprattutto dalla possibilità di fermarsi. Un privilegio apparentemente semplice, e proprio per questo sempre meno scontato.

Il vero lusso? Avere ancora tempo

Forse è questa la ragione per cui certi caffè resistono alle mode. Cambiano gli arredi, cambiano i cocktail, cambiano le generazioni sedute ai tavoli. Cambia perfino il modo in cui scegliamo i locali, oggi spesso scoperti prima attraverso uno schermo e soltanto dopo attraversando una porta. Eppure rimane intatta la funzione più antica del bar italiano: essere un osservatorio sulla vita. Il Caffè Clerici continua a occupare questo spazio nella geografia del Lago Maggiore senza bisogno di trasformare ogni traccia del passato in una reliquia. La sua storia conta, naturalmente. Conta Piero Chiara, conta la memoria delle generazioni che sono passate dai suoi tavoli, così come conta quella posizione che mette in comunicazione la piazza con il Lago Maggiore.

Forse la misura della vitalità di un locale storico è proprio questa: riuscire a essere importante senza chiedere continuamente di essere considerato tale. Al Caffè Clerici basta scegliere un tavolino, ordinare qualcosa e guardarsi intorno. Il lago davanti. Luino alle spalle. Le conversazioni degli altri appena percettibili.

E viene naturale immaginare che Piero Chiara facesse esattamente lo stesso. Prima di cominciare a scrivere. FS

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Flavio Siano - Guest Author

Economist - Corporate Advisor - Lamiafinanza.it Guest Author

Accanto all’attività professionale, coltiva da sempre una forte passione per la scrittura, intesa come spazio di riflessione e approfondimento su temi di attualità. I suoi interessi – che spaziano dalla finanza classica alle criptovalute, dall’automobilismo allo sport – alimentano uno sguardo attento ai cambiamenti economici e industriali, con particolare attenzione al dialogo tra passato e futuro. Dopo un percorso di studi tra Italia e Stati Uniti e la Laurea Magistrale in Economia e Commercio, Flavio Siano costruisce un’esperienza professionale di oltre dieci anni nel settore finanziario. Il suo lavoro si sviluppa in contesti internazionali, tra multinazionali e realtà di medie dimensioni, dove si occupa di analisi finanziaria, controllo di gestione e strategie di business development in ambiti industriali eterogenei. Nel corso della sua carriera lavora per grandi gruppi come IBSA, STELLANTIS e CNH, maturando una visione concreta e trasversale del rapporto tra industria, finanza e innovazione.

Areas of Expertise: economia internazionale, finanza classica e alternativa, automotive
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