Pensioni 2027, l’inflazione costa quasi 15 miliardi: cosa dice il Dpfp sugli aumenti degli assegni
Il rialzo dei prezzi presenta il conto alla previdenza. Il Documento programmatico di finanza pubblica, approvato dal Consiglio dei ministri il 2 ottobre, stima che la spesa per le pensioni passi da 351,8 miliardi nel 2026 a 366,54 miliardi nel 2027: quasi 15 miliardi in più in un solo anno. A spingere la crescita è soprattutto la rivalutazione automatica, che da gennaio dovrà recuperare l’inflazione accumulata nel 2026.

Perché la spesa previdenziale corre
Ogni anno gli assegni vengono adeguati al costo della vita misurato dall’Istat con l’indice dei prezzi per le famiglie di operai e impiegati, al netto dei tabacchi. Ad agosto questo indicatore segnava un aumento del 3,4% su base annua. A settembre la stima preliminare sui prezzi al consumo è salita al 4,2%, trainata dall’energia, e l’inflazione acquisita per l’intero 2026 ha raggiunto il 3,1%. Per la sola indicizzazione del 2027 le stime circolate nelle ultime settimane indicano un costo superiore ai 10 miliardi, una cifra lontana da quella degli anni di prezzi stabili.
Chi avrà l’aumento pieno
La percentuale provvisoria sarà fissata con un decreto del ministero dell’Economia, di norma a novembre, e l’Inps la applicherà dal primo cedolino del 2027. Come abbiamo spiegato analizzando quanto potrebbero salire gli assegni da gennaio, il dato definitivo arriverà solo l’anno prossimo, con un eventuale conguaglio. L’adeguamento, inoltre, non è uguale per tutti. Il meccanismo a scaglioni riconosce il 100% sulla parte di pensione fino a quattro volte il trattamento minimo, che nel 2026 vale 611,85 euro al mese: la soglia è dunque di 2.447,40 euro lordi. Tra quattro e cinque volte il minimo, cioè fino a 3.059,25 euro, la quota scende al 90%, mentre oltre questo limite si ferma al 75%.
Un esempio con i numeri
Per orientarsi basta un calcolo elementare. Su un assegno lordo di 1.000 euro al mese ogni punto percentuale di rivalutazione equivale a 10 euro in più, cioè 130 euro l’anno considerando anche la tredicesima. Su una pensione di 2.000 euro, che rientra interamente nella prima fascia, lo stesso punto vale 20 euro mensili. Si tratta però di cifre lorde: il guadagno effettivo dipende dall’Irpef e dalle addizionali regionali e comunali, che possono assorbire una parte del recupero.
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Le altre partite della manovra
Il documento rivede al rialzo la crescita, con il Pil atteso all’1% quest’anno e allo 0,8% nel 2027, e prevede un deficit al 3,4% il prossimo anno anche per effetto della flessibilità europea chiesta su energia e difesa. Pesa la spesa per interessi sul debito, che salirebbe a 103,7 miliardi. Il ministro Giancarlo Giorgetti ha invitato alla prudenza, e questo restringe i margini per le richieste dei partiti. Tra queste c’è l’uscita a 64 anni proposta dalla Lega, già evocata dal ministro a settembre quando ha parlato di flat tax per i giovani e pensione a 64 anni, con un costo stimato intorno a 1,5 miliardi l’anno.
Il calendario è serrato. Il 13 ottobre il Parlamento voterà lo scostamento di bilancio, entro metà mese il documento programmatico andrà a Bruxelles e intorno al 20 ottobre è atteso l’arrivo della legge di bilancio alla Camera. Solo allora si capirà quante risorse resteranno per le pensioni oltre alla rivalutazione automatica.
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