COP23 e One Planet Summit: slancio positivo, ma conterà il rispetto degli impegni

Ophélie Mortier -

Il One Planet Summit, guidato da Emmanuel Macron e organizzato insieme alle Nazioni Unite e alla Banca Mondiale, ha riunito i leader mondiali per celebrare il secondo anniversario dell’Accordo di Parigi.

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

Si è trattato dell’ultimo importante evento di quest’anno dopo il COP23, tenutosi dal 6 al 17 novembre in Germania, a Bonn. Mentre il primo era dedicato al finanziamento degli obiettivi climatici, il secondo aveva una natura piuttosto tecnica e si poneva come obiettivo quello di definire il quadro regolamentare dell’Accordo climatico di Parigi insieme alla struttura e l’agenda.

Misure e bisogni in forte contrasto

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Come confermato dall’ultimo report del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) sulle emissioni globali, l’obiettivo di mantenere il riscaldamento globale sotto il livello massimo di 2°C non si prefigura raggiungibile, ed è quindi necessario iniziare a considerare un obiettivo più realistico pari a 3°C.

E lo stesso vale per i finanziamenti. Nonostante l’uscita degli Stati Uniti rappresenti innanzitutto un “no” simbolico – soprattutto in seguito alla ratifica dell’accordo da parte del Nicaragua ad ottobre e della Siria a novembre – il Paese resta comunque uno degli attori principali esclusi dall’accordo. Finanziamenti pari a circa 100 miliardi di dollari saranno necessari per eventuali lavori infrastrutturali, cifra da cui siamo attualmente molto lontani. Al contrario però, i sussidi per i combustibili fossili non sono diminuiti e i prezzi attribuiti alle emissioni di carbonio sono ancora molto bassi. Ai prezzi minimi attuali, infatti, alcuni ipotizzano perfino una crisi sub-prime per i produttori di gas naturale da argille, eventualità che alimenta l’idea di tassare le fonti esterne di emissioni piuttosto che le emissioni stesse.

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Prezzo del carbone e altre alternative

Attualmente l’85% delle emissioni di carbonio non sono soggette a imposizione fiscale. Inoltre, ai tre quarti delle emissioni effettivamente tassate viene applicata un’imposta calcolata con riferimento ad un prezzo inferiore a 10 dollari per tonnellata di carbonio. Al fine di raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi, quindi, il prezzo globale del carbonio dovrebbe subire un incremento da 40 a 80 dollari per tonnellata nel 2020, e da 50 a 100 dollari per tonnellata nel 2030.

Il prezzo del carbonio riflette il valore che la società è disposta a pagare per proteggere l’ambiente. In un contesto nel quale i contributi a favore dell’interesse generale vengono spesso posticipati e si aspetta che siano gli altri a compiere il primo passo, una tassa sulle emissioni non rappresenta propriamente un incentivo. Gli attori coinvolti si mostrano ancora poco favorevoli agli investimenti a lungo termine (ovvero con una durata da 30 a 50 anni), necessari per una transizione ad un’economia a basse emissioni di carbonio.

Preservare lo slancio di Parigi

Parigi e il COP23 hanno chiaramente aumentato la consapevolezza sui rischi del carbonio. Nonostante la sedia di Trump sia rimasta vuota durante la conferenza di Bonn, l’iniziativa “We are still in”, supportata da circa 1,700 aziende ed investitori, ha dimostrato che l’opposizione alla Casa Bianca si sta rafforzando. Questo slancio, emerso grazie alla volontà di tutti i paesi di cooperare, è un elemento chiave. Con gli Stati Uniti fuori e l’Europa costretta a far fronte alla comparsa di movimenti nazionalisti e indipendentisti, vi è stata una mancanza di leadership in merito all’emergenza climatica. La Cina sarà anche una roccaforte, ma in termini di rispetto delle regole, trasparenza e obiettivi quantitativi, non rappresenta certo un esempio.

Aldilà dello slancio positivo generato dall’incontro, è ancora più importante che l’impegno resti inalterato, dato che Varsavia sarà probabilmente una padrona di casa meno coinvolta durante il COP24. Dopotutto, la Polonia resta il più importante fattore ostacolante alla revisione del mercato del carbone europeo (EU ETS).

Alla luce della debole eco mediatica del COP23 rispetto alla sua 21esima edizione, il One Planet Summit assume ancora maggiore rilevanza in merito agli impegni promessi due anni fa.


Ophélie Mortier – Responsabile degli Investimenti Responsabili – Degroof Petercam AM

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