Capital Group: La Germania sarà in grado di adattarsi a un contesto globale in continuo mutamento?

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A dispetto dei crescenti timori in merito alla deindustrializzazione, l’attività manifatturiera tedesca si sta adattando rapidamente a un nuovo paradigma economico. Nel breve termine assisteremo probabilmente a una pressione costante sui settori ad alta intensità energetica, mentre nel medio-lungo termine si ravvisano segnali incoraggianti secondo cui l’industria tedesca potrebbe consolidare la sua posizione a livello di tecnologie a basse emissioni di carbonio.

Con la rapida digitalizzazione a livello globale e l’adozione da parte del settore automobilistico delle auto elettriche, la Germania rischia di rimanere indietro rispetto a Paesi come la Cina che hanno sviluppato le proprie tecnologie. A scopi comparativi, il costo della manodopera della Germania è superiore a quello di altre regioni manifatturiere. Ad aggravare la situazione c’è la stagnazione della produttività del lavoro, con il pensionamento della popolazione tedesca che invecchia o il suo passaggio al lavoro a tempo parziale. Questa tendenza non fa ben sperare vista la storica solidità delle apparecchiature, prodotti chimici e farmaceutici.

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La Germania è stata l’unico membro del Gruppo dei Sette (G7) a registrare una crescita negativa nel 2023, con il timore da parte di alcuni che il periodo di stagnazione possa protrarsi. Si ravvisano tuttavia alcuni segnali positivi visti i tentativi da parte dell’economia di apportare cambiamenti strutturali sia a breve che a lungo termine.

Il netto calo del settore manifatturiero suggerisce forse alcuni problemi per la Germania? 

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Dai dati mensili sul settore industriale della Bundesbank è emerso un netto calo della produzione manifatturiera al termine del 2023. I beni durevoli di consumo hanno registrato una produzione particolarmente scarsa, con un calo del 5% nel quarto trimestre del 2023 e dell’11% su base annua. L’irrigidimento delle condizioni finanziarie e l’incertezza sullo stato di salute dell’economia cinese rappresentano degli ostacoli che costringono il settore ad adeguarsi.

Uno sguardo più approfondito sui dati suggerisce che l’economia si sta orientando verso un’attività manifatturiera a maggiore valore aggiunto. Nonostante la crisi della Germania, i dati mensili potrebbero sovrastimare la debolezza dell’attività manifatturiera. In base alle stime trimestrali del valore aggiunto lordo, nel 2023 l’industria manifatturiera si è rivelata più resiliente, il che potrebbe rispecchiare uno slancio relativo alla produzione oppure suggerire che le società tedesche sono passate a prodotti di valore superiore nell’ambito di vari settori. Il valore aggiunto lordo corrisponde al valore della quantità di beni prodotti, esclusi i costi imputabili a fattori produttivi e materiali.

Dal punto di vista ciclico, la difficile fase in cui versa il settore industriale potrebbe essere giunta al termine

Secondo l’Istituto di ricerche economiche (Ifo) di Monaco di Baviera, sebbene la flessione ciclica abbia avuto forti ripercussioni, l’industria manifatturiera ne ha risentito in misura inferiore rispetto ad altri settori, tra cui l’edilizia e la vendita al dettaglio. Facendo un passo indietro, il settore manifatturiero tedesco non è così debole come nel 2008 o 2009, e nemmeno come nel 2020 durante la pandemia di Covid-19. L’ultima indagine condotta dall’Ifo ha rivelato un aumento della fiducia delle imprese per il mese di marzo e un calo del pessimismo da parte delle società. In base ad alcuni segnali, tuttavia, le scorte si attestano ora a livelli più consistenti: in questo modo, l’eventuale incremento degli ordinativi potrebbe tradursi in un aumento della produzione nei prossimi sei-nove mesi.

Gli esportatori sono vulnerabili a causa della dipendenza dalla Cina

Le esportazioni tedesche potrebbero presto essere alle prese con le criticità derivanti dal persistere di tassi di interesse elevati e dal rallentamento economico della Cina. Le società tedesche stanno riducendo la dipendenza dalla Cina, sebbene continuino a dipendere dalle importazioni cinesi per quanto riguarda la produzione, creando così un ulteriore ostacolo a una svolta economica in tempi brevi. La Cina ha inoltre incrementato le proprie esportazioni verso altri Paesi, generando una concorrenza globale per le imprese tedesche che vendono beni all’estero.

Il rapporto commercio/PIL della Germania è superiore all’80%, ovvero ben al di sopra delle altre principali economie europee (in genere intorno al 50-60%) e di Stati Uniti e Cina (intorno al 20-30%). Questo illustra bene la sensibilità e la dipendenza della Germania dal commercio globale. Nel frattempo, il valore aggiunto lordo del settore manifatturiero tedesco rappresenta ancora il 20% dell’intera economia tedesca, rispetto al 10% circa di Stati Uniti, Regno Unito e Francia.

Il settore automobilistico – in particolare i veicoli elettrici (VE) – dimostra gli sforzi della Germania volti a mantenere il suo storico dominio in ambito industriale. Le case automobilistiche cinesi, tra cui BYD, competono sotto il profilo tecnologico e a costi inferiori. In risposta a quanto sopra, l’anno scorso la Commissione europea ha avviato un’inchiesta antisovvenzioni a carico dei produttori cinesi di VE. Il prosieguo dell’inchiesta potrebbe sfociare in alcuni modesti dazi applicati dall’UE, che a loro volta potrebbero scatenare ritorsioni da parte della Cina. Sebbene ciò potrebbe aiutare le sue case automobilistiche a rimettersi al passo in termini di VE, la Germania rimane estremamente esposta agli scambi commerciali con la Cina e dovrebbe pertanto evitare aspre controversie commerciali.

L’economia e la società stanno imparando ad adattarsi

Fortunatamente, la Germania sembra aver evitato gli shock dell’energia conseguenti alla guerra Russia-Ucraina. In precedenza, la Germania importava oltre il 50% del suo gas naturale dalla Russia. La produzione manifatturiera è diminuita molto meno di quanto si temesse e lo scorso anno il valore aggiunto lordo è aumentato dello 0,25%. La Germania è stata in grado di rifornirsi di gas da aree geografiche come la Norvegia e i Paesi Bassi, sviluppando al contempo una propria infrastruttura di gas naturale liquefatto.

Il passaggio del Paese all’energia pulita, Energiewende, ha incontrato ostacoli, ma è stato anche fonte di innovazione. La Germania è diventata la Nazione leader del G7 nelle tecnologie a basse emissioni di carbonio in percentuale del PIL, a dimostrazione dei progressi compiuti nei settori più moderni, quali i prodotti del settore batteria e gli aspetti legati alla produzione di energia solare, compresi i componenti per impianti fotovoltaici.  La Germania ha guadagnato terreno anche negli scambi commerciali con l’Eurozona, gli Stati Uniti e altri Paesi del mondo. Prima della pandemia di Covid-19, le sue esportazioni verso la Cina hanno raggiunto un livello record, ma da allora si sono ridotte in seguito ai vincoli imposti sulle filiere dalla pandemia.

Una Germania dinamica è necessaria per la salute a lungo termine dell’Europa

Lo shock sul fronte delle condizioni commerciali indotto dalla pandemia e dalla guerra Russia-Ucraina sembra essersi placato, il che dovrebbe allentare in parte le pressioni sulla Germania e sull’UE in generale. Di conseguenza, una minore pressione inflazionistica dovrebbe migliorare i redditi reali di quest’anno della nazione.  Sicuramente, il contributo economico della Germania è fondamentale per l’UE, soprattutto in un momento in cui l’Europa cerca di placare i timori legati all’indebolimento della crescita. L’innovazione tecnologica, gli scambi commerciali e una solida presenza geopolitica sono tutti fattori necessari per la prosperità dell’UE. Per riconquistare il suo dominio a livello industriale, la Germania dovrà disporre del necessario margine di manovra con i nuovi partner commerciali.