L’avvocato entra nella strategia aziendale: la contrattualistica come leva di competitività
Intervista all’Avvocato d’affari Maria Maddalena Pretolani
— di Claudio Bonato —
Nell’attuale panorama economico, segnato da mercati sempre più competitivi, da normative in continua evoluzione e da rapporti commerciali spesso complessi, la qualità dell’assetto contrattuale rappresenta per le imprese italiane un presidio strategico imprescindibile. Un contratto ben strutturato non è soltanto uno strumento giuridico: è una leva di protezione del business, un elemento di stabilità nelle relazioni commerciali e in molti casi, una vera salvaguardia per chi opera nel mondo degli affari. Dalla gestione del rischio alla tutela dei flussi finanziari, fino alla prevenzione del contenzioso, la contrattualistica oggi incide direttamente sulla capacità dell’impresa di crescere e competere.

Per comprendere meglio quanto sia centrale una corretta gestione della contrattualistica commerciale abbiamo intervistato l’avvocato Maria Maddalena Pretolani, civilista del Foro di Milano, cassazionista, con lunga esperienza nella consulenza contrattuale e nel contenzioso per le PMI . Ha maturato una significativa esperienza nel settore fintech, del factoring e del credito alle imprese, occupandosi anche di procedure concorsuali e diritto fallimentare.
In un contesto economico sempre più complesso e competitivo, la gestione del rischio è centrale per la sostenibilità delle imprese. In che misura la consulenza contrattuale incide concretamente sulla riduzione del rischio d’impresa e sulla tutela del valore aziendale? E perché oggi un imprenditore dovrebbe integrare stabilmente un avvocato nella propria strategia?
“Il contratto è da sempre lo strumento principale per concludere un affare nell’immediato e per realizzare l’attività d’impresa nel lungo periodo. Per un imprenditore la consulenza legale in ambito contrattuale equivale ad avere un abito su misura anziché un capo preconfezionato: anche il miglior modello standard non potrà mai adattarsi davvero alle specifiche esigenze di un imprenditore, come un contratto studiato e calibrato sul business dell’impresa.

Una struttura contrattuale ben definita contribuisce alla solidità dell’impresa, ne rafforza l’affidabilità e la competitività e rappresenta uno strumento concreto di gestione del rischio. Clausole ben calibrate consentono di prevenire criticità, di disciplinare scenari complessi e di ridurre sensibilmente il contenzioso. È per questo che oggi l’avvocato non dovrebbe essere coinvolto soltanto quando emerge un problema, ma diventare parte integrante della strategia imprenditoriale ”.
La contrattualistica non è più solo uno strumento difensivo, ma una leva operativa del business. Quanto è importante, per un’impresa, passare da interventi spot a una consulenza continuativa e altamente qualificata? Possiamo considerare l’avvocato d’impresa, in questo ambito, come un vero partner strategico capace di accompagnare le decisioni aziendali?
“Assolutamente sì. Il quadro normativo è sempre più articolato e soggetto a continui cambiamenti, mentre il mercato richiede alle imprese velocità decisionale e capacità di adattamento. In questo scenario, una consulenza legale continuativa permette all’imprenditore di assumere decisioni più consapevoli e sostenibili.
Anche il supporto mirato può essere utile, ma una consulenza strutturata consente di valutare preventivamente i rischi legali, di definire processi più sicuri e di affiancare concretamente l’imprenditore nelle sue scelte strategiche. Oggi l’avvocato d’impresa non è più soltanto il professionista chiamato a gestire il contenzioso, è anche un interlocutore altamente qualificato che contribuisce alla governance del rischio e alla stabilità del business”.
Può condividere un caso emblematico in cui una gestione evoluta della contrattualistica ha generato valore per l’impresa, o viceversa, in cui la mancanza di un adeguato presidio legale ha comportato rischi o perdite rilevanti?
“Ricordo un caso particolarmente significativo nel settore degli appalti. L’imprenditore mi contattò quando il contratto era già stato firmato e il rapporto con il committente era ormai entrato in crisi. Dalla analisi della documentazione emerse immediatamente l’assenza di tutele fondamentali: mancavano garanzie, penali, termini di decadenza i e soprattutto il contratto di subappalto non era coordinato con quello principale, lasciando gran parte dei rischi in capo all’appaltatore senza una concreta possibilità di rivalsa.
Si erano già verificate perdite economiche importanti e aggravate dalla difficoltà di agire giudizialmente per il recupero del credito. Il rischio, naturalmente, fa parte dell’attività d’impresa. La differenza sta nella capacità di gestirlo. Troppo spesso gli imprenditori si concentrano esclusivamente sugli aspetti economici dell’operazione, sottovalutando l’impatto delle clausole contrattuali e delle relative conseguenze legali”.
Guardando all’attuale scenario economico e normativo, quali sono oggi le principali esigenze delle imprese in materia contrattuale? E come sta evolvendo il ruolo della consulenza legale: si va verso un’integrazione sempre più stretta con le funzioni strategiche e decisionali dell’azienda?
“La prima esigenza resta quella di avere contratti scritti in modo chiaro, coerente e realmente aderente agli obiettivi dell’impresa. Una clausola ambigua, un accordo lasciato implicito o una previsione incompleta possono generare problematiche molto onerose in termini di tempo, di risorse e di contenzioso.
Al contempo, la consulenza legale si sta evolvendo verso ambiti sempre più diversificati e strategici come compliance, assetti organizzativi adeguati, certificazioni, intelligenza artificiale, gestione dei passaggi generazionali. Sono temi che incidono direttamente sulla competitività e sulla continuità dell’impresa. Le decisioni finali restano sempre dell’imprenditore, ma oggi più che mai la consulenza legale rappresenta un investimento strategico che consente di affrontare il mercato con maggiore consapevolezza e con strumenti più solidi”.






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