Sport & Sostenibilità: quando il vero risultato si misura nella qualità della vita
Cosa hanno in comune un progetto che aiuta ragazzi in situazioni di fragilità attraverso lo sport, un programma che porta l’attività fisica nelle farmacie, una comunità terapeutica che utilizza la montagna come strumento di cura, una società professionistica di volley impegnata nel sociale e i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026?
— di Michele Pacillo —
La risposta è emersa con chiarezza nel corso della quarta edizione di “Sport & Sostenibilità”, il convegno promosso da Planet Life Economy Foundation (PLEF) in collaborazione con Right Hub SB e con il patrocinio del Comune di Milano presso la Palazzina Appiani dell’Arena Civica: lo sport rappresenta una delle più potenti infrastrutture sociali a disposizione delle comunità contemporanee.
Per troppo tempo il dibattito pubblico ha guardato allo sport quasi esclusivamente attraverso la lente della competizione, dei risultati agonistici o dell’intrattenimento. Eppure, come emerso dagli interventi della giornata, il suo impatto reale si estende ben oltre il campo da gioco.

Un valore che il Paese fatica ancora a riconoscere
Ad aprire la riflessione è stato il tema del valore economico e sociale generato dal settore sportivo, in particolare grazie alle testimonianze di Right Hub SB e del CSI Milano. Un comparto che contribuisce in modo significativo all’economia nazionale e che continua a reggersi, soprattutto a livello territoriale e dilettantistico, sul lavoro quotidiano di migliaia di volontari.
Eppure permane una contraddizione: nonostante i benefici che lo sport genera in termini di salute, inclusione, educazione, coesione sociale e rigenerazione urbana siano ampiamente documentati, esso continua spesso a occupare una posizione marginale nelle priorità delle politiche pubbliche.
È una situazione che appare ancora più paradossale se si considera che molte delle sfide che oggi caratterizzano le nostre società — sedentarietà, isolamento sociale, disagio giovanile, fragilità psicologica, invecchiamento della popolazione — potrebbero trovare nello sport un alleato straordinariamente efficace.
Dall’inclusione alla salute: lo sport come strumento di benessere
Una parte significativa del convegno è stata dedicata alle esperienze che utilizzano lo sport per affrontare situazioni di vulnerabilità sociale.
Sport Senza Frontiere ha raccontato come il proprio lavoro non parta dall’attività sportiva, ma dall’individuazione di bambini, ragazzi e famiglie in condizioni di fragilità economica ed educativa. Lo sport diventa così uno strumento per costruire opportunità, relazioni e percorsi di crescita.
Allo stesso modo il Panathlon Lecco ha evidenziato il valore educativo della testimonianza diretta degli sportivi nelle scuole, mentre il fenomeno del pickleball è stato presentato come esempio di disciplina capace di abbattere molte delle tradizionali barriere legate all’età, al genere e alle condizioni economiche.
Il tema della salute è stato affrontato attraverso una prospettiva scientifica e operativa. Le ricerche presentate dall’Università degli Studi di Milano hanno mostrato come attività fisica, ambiente, relazioni sociali e stili di vita siano profondamente intrecciati e incidano direttamente sui processi biologici che regolano il benessere delle persone.
In questa direzione si inserisce anche il progetto “Movement Pills” promosso da UISP Milano, che trasforma simbolicamente l’attività fisica in una vera e propria prescrizione di salute, favorendo il passaggio dalla consapevolezza all’azione concreta.
Particolarmente significativa è risultata inoltre la testimonianza della Comunità Il Molino e di Alpiteam, che attraverso la montagnaterapia mostrano come natura, movimento e relazioni possano diventare strumenti efficaci di cura, prevenzione e recupero, anche nel trattamento delle dipendenze.
Innovazione sociale: quando lo sport costruisce comunità
Se salute e inclusione rappresentano effetti immediatamente riconoscibili dello sport, il convegno ha mostrato anche la sua capacità di generare innovazione sociale.
Il Consorzio Vero Volley ha illustrato “True Love Impact”, un progetto che coinvolge scuole, associazioni e cittadini attorno a temi come disabilità, disagio psicologico e inclusione, dimostrando come una realtà sportiva professionistica possa assumere un ruolo attivo nella crescita della comunità.
Il caso del programma KiSS Mugello ha invece evidenziato come un grande evento internazionale possa trasformarsi in una piattaforma di sostenibilità ambientale e sociale, coinvolgendo spettatori, sponsor e organizzatori in percorsi di sensibilizzazione e cambiamento.
Accanto a queste realtà strutturate, l’esperienza di Uniplay Milano ha mostrato come anche iniziative nate spontaneamente dal basso possano produrre impatti significativi. Partendo dal problema della solitudine degli studenti fuori sede, un gruppo di giovani universitari ha costruito una rete di relazioni e occasioni di incontro che oggi coinvolge centinaia di ragazzi provenienti da diversi atenei milanesi.
Esperienze molto diverse tra loro, ma accomunate da un elemento fondamentale: utilizzare lo sport per creare connessioni umane e rafforzare il capitale sociale delle comunità.
La vera legacy: ciò che resta dopo l’evento
L’ultima parte della giornata ha affrontato un tema sempre più centrale: la legacy. Le recenti Olimpiadi e Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026 hanno offerto ai relatori l’occasione per riflettere sul tema della legacy, ovvero su ciò che i grandi eventi sportivi lasciano in eredità ai territori e alle comunità una volta conclusi.
Il confronto ha evidenziato come il valore di queste manifestazioni non possa essere misurato soltanto attraverso il successo organizzativo o le opere realizzate, ma soprattutto attraverso la capacità di generare effetti duraturi sul piano sociale, culturale ed economico.
Certamente impianti e riqualificazioni urbane hanno un ruolo importante, ma il vero lascito si misura nella capacità di generare nuove competenze, rafforzare le comunità, creare occasioni di partecipazione e migliorare la qualità della vita delle persone.
Le testimonianze di Federico Casotti, Fondazione Milano Cortina 2026, ONElabMilano e Progetto CMR hanno permesso di leggere la legacy da prospettive differenti ma complementari: quella dei grandi eventi internazionali, quella delle comunità locali e quella della progettazione degli spazi. In tutti i casi è emersa una visione che va oltre le infrastrutture e pone al centro le persone, le relazioni e la qualità della vita.

Una risorsa strategica per il futuro
Se un messaggio ha attraversato trasversalmente tutti gli interventi della giornata, è che lo sport non dovrebbe essere considerato un settore separato dagli altri ambiti della società.
Al contrario, rappresenta un punto di incontro tra salute, educazione, ambiente, innovazione sociale, sviluppo economico e qualità della vita.
In un’epoca caratterizzata da fragilità crescenti e sfide complesse, il vero valore dello sport non risiede soltanto nei risultati che produce sul campo, ma nella sua capacità di migliorare la vita delle persone e di rafforzare le comunità.
Una sfida che riguarda non soltanto il mondo sportivo, ma tutti coloro che si occupano di costruire il futuro delle nostre città e dei nostri territori.
Michele Pacillo





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