BCE prepara nuova stretta sui tassi, Lagarde valuta ulteriori rialzi per frenare inflazione persistente
La notizia in sintesi:
- BCE verso un probabile rialzo dei tassi l’11 giugno 2026 dopo sette riunioni di pausa.
- L’inflazione dell’Eurozona è risalita al 3% annuo, spinta soprattutto dai prezzi energetici.
- Lo scenario base ipotizza fino a due rialzi, quello avverso fino a quattro entro fine 2026.
- Le prospettive dipendono da guerra USA-Iran, shock energetico e reazione dell’economia europea.
(Riassunto generato con AI).
Tassi BCE, perché il meeting dell’11 giugno può cambiare lo scenario
Chi segue la politica monetaria europea guarda ora al Consiglio direttivo BCE di giovedì 11 giugno 2026, quando a Francoforte potrebbe arrivare il primo rialzo dei tassi dal settembre 2023.
La protagonista è la presidente Christine Lagarde, che nell’intervista a Che Tempo che Fa di Fabio Fazio non ha fornito indicazioni esplicite, lasciando tuttavia aperta la porta a un cambio di rotta.
La questione ruota attorno a un’inflazione tornata al 3% su base annua nell’area euro, ben sopra l’obiettivo del 2%, con energia in forte accelerazione per gli effetti della guerra USA-Iran.
Mercati e analisti si chiedono quindi se, quando e perché la BCE sarà costretta ad alzare ancora il costo del denaro, e con quali conseguenze su crescita, occupazione e credito a famiglie e imprese europee.
Inflazione, guerra energetica e possibili mosse della BCE nei prossimi mesi
Alla riunione di aprile, la BCE ha lasciato invariati per la settima volta consecutiva i tassi: 2% sui depositi, 2,15% sulle operazioni di rifinanziamento principali, 2,40% su quelle marginali.
Ora i mercati prezzano con una probabilità stimata all’86% un rialzo di 25 punti base l’11 giugno 2026.
Il problema è il ritorno di uno scenario di stagflazione nell’Eurozona: crescita debole e inflazione più alta, innescata dalla fiammata dei prezzi dell’energia (+10,8% ad aprile, massimo dal febbraio 2023).
In questo quadro, il conflitto in Medio Oriente e la guerra USA-Iran minacciano i flussi di materie prime dall’area del Golfo, rendendo l’inflazione più “appiccicosa” e costringendo la BCE a una postura più restrittiva nonostante i rischi recessivi.
Un’analisi di Mauro Valle, Head of Fixed Income di Generali Asset Management, delinea un “worst case scenario” in cui la durata e l’intensità dello shock energetico aggravano le pressioni sui prezzi e comprimono la crescita globale.
“Rispetto all’inizio dell’anno, lo scenario macro appare oggi più debole, con crescita del PIL più contenuta, inflazione più elevata e banche centrali più restrittive”, sottolinea Valle, ricordando che la resilienza economica potrebbe essere sostenuta da investimenti strutturali in intelligenza artificiale e difesa.
Pur riconoscendo il rischio di uno shock stagflattivo, l’esperto osserva che rispetto al 2022 le condizioni iniziali di domanda e approvvigionamento energetico risultano meno critiche, rendendo l’impatto potenzialmente più gestibile.
Nello scenario di base, con petrolio stabilizzato intorno ai 100 dollari al barile, l’inflazione dell’Eurozona resterebbe intorno al 3% anche nei prossimi mesi.
In questo contesto, “la BCE si muoverebbe all’interno dello scenario base che abbiamo delineato, che implica la possibilità di fare sino a due rialzi nel corso dell’anno”, spiega Mauro Valle.
Lo scenario avverso, invece, prevede “prezzi dell’energia più elevati” e “un’inflazione che punta al 4%”. In tale ipotesi, “la BCE si troverebbe costretta a considerare sino a quattro rialzi per tenere ferme le aspettative di inflazione nel medio termine”.
Secondo Generali Asset Management, il caso centrale resta quello di “un paio di rialzi nel corso dell’estate”, ma con il rischio concreto che la BCE debba fare di più se i prezzi energetici non rientreranno, nonostante i crescenti rischi recessivi.
Le implicazioni future per economia reale, mercati e politica europea
L’evoluzione dei tassi BCE nei prossimi 12-18 mesi determinerà il costo del credito per Stati, imprese e famiglie in tutta l’Eurozona, incidendo su mutui, investimenti e conti pubblici.
Uno scenario con quattro rialzi entro fine 2026 imporrebbe scelte difficili ai governi europei tra sostegno alla crescita e disciplina di bilancio, soprattutto nei Paesi più indebitati.
La capacità della BCE di comunicare in modo trasparente la propria strategia sarà decisiva per ancorare le aspettative di inflazione e limitare la volatilità finanziaria, condizione essenziale per evitare che la lotta ai prezzi sfoci in una nuova recessione.
FAQ
Quando è previsto il prossimo rialzo dei tassi BCE?
È previsto con elevata probabilità al meeting dell’11 giugno 2026, con un aumento atteso di 25 punti base sui tassi ufficiali.
Quanti rialzi dei tassi prevede lo scenario base BCE?
Lo scenario base delineato da Generali Asset Management prevede fino a due rialzi dei tassi nel corso del 2026, concentrati soprattutto in estate.
Cosa potrebbe spingere la BCE a quattro rialzi entro il 2026?
Potrebbero farlo prezzi energetici ancora più elevati e un’inflazione diretta verso il 4%, con rischi di disancoraggio delle aspettative.
Qual è l’impatto atteso dei rialzi sui mutui e sul credito?
Incideranno aumentando gradualmente il costo dei mutui variabili, dei finanziamenti alle imprese e del rifinanziamento del debito pubblico nell’area euro.
Da quali fonti è stata derivata questa analisi sulla BCE?
È stata derivata da una elaborazione congiunta delle fonti ufficiali Ansa.it, Adnkronos.it, Asca.it e Agi.it, rielaborate dalla nostra Redazione.




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