I laghi italiani, dove la crisi climatica diventa visibile. Il rapporto “Laghi sotto pressione” di Legambiente

Il rapporto di Legambiente descrive una fragilità crescente: temperature in aumento, meno acqua e più pressione sugli ecosistemi. Il Trasimeno emerge come il caso più emblematico, mentre i grandi laghi del Nord risentono della crescente pressione sulla risorsa idrica.

— di Pierpaolo Ponzone

La crisi climatica non modifica soltanto il livello delle acque. Cambia il funzionamento degli ecosistemi lacustri. È il quadro che emerge dal rapporto “Laghi sotto pressione”, presentato da Legambiente nell’ambito della campagna Goletta dei Laghi. Attraverso l’analisi di dieci bacini distribuiti lungo la Penisola, il dossier mostra come l’aumento delle temperature, la riduzione della disponibilità idrica, l’inquinamento e la pressione delle attività umane stiano riducendo la capacità dei laghi di adattarsi ai cambiamenti in corso.

La fotografia tracciata dall’associazione ambientalista va oltre l’emergenza siccità. Il tema centrale è la resilienza degli ecosistemi, cioè la capacità di un lago di conservare il proprio equilibrio biologico anche quando è sottoposto a stress ambientali. Secondo Legambiente, oggi questa capacità si sta progressivamente indebolendo perché gli effetti del riscaldamento globale si sommano a quelli prodotti da decenni di pressione antropica.

Il quadro trova riscontro anche nelle analisi dell’ISPRA. Nel più recente Rapporto sullo stato delle acque in Italia, l’Istituto evidenzia che solo il 43,6% dei corpi idrici superficiali italiani raggiunge uno stato ecologico classificato come “buono” o “elevato”. Le principali criticità riguardano le alterazioni morfologiche dei corsi d’acqua, l’agricoltura intensiva, gli scarichi e lo sfruttamento della risorsa idrica, fattori che rendono gli ecosistemi più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico.

Dal Nord al Centro Italia, i segnali di una crisi che accelera

Il rapporto prende in esame il Lago Maggiore, il Lago di Como, il Lago d’Iseo, il Trasimeno, i laghi di Albano e Nemi, il lago di Occhito, quello di Pietra del Pertusillo, Pergusa e Omodeo. Bacini molto diversi per caratteristiche geomorfologiche e funzione, ma accomunati da una progressiva riduzione della resilienza degli ecosistemi. Tra i dieci laghi analizzati, il Trasimeno rappresenta il caso più emblematico della vulnerabilità climatica. La sua limitata profondità, l’assenza di emissari naturali e la dipendenza quasi esclusiva dalle precipitazioni lo rendono particolarmente esposto agli effetti combinati della siccità e dell’aumento delle temperature. Per Legambiente è uno dei bacini nei quali gli effetti della crisi climatica risultano oggi più evidenti.

Se il Trasimeno rappresenta il caso simbolo della vulnerabilità climatica, i grandi laghi del Nord evidenziano invece gli effetti della crescente pressione sulla risorsa idrica. Il Lago Maggiore, il Lago di Como e il Lago d’Iseo svolgono una funzione strategica per l’approvvigionamento irriguo e stanno registrando contemporaneamente una riduzione dei livelli idrici e un aumento della temperatura delle acque.

Al 5 luglio il Lago Maggiore aveva perso 43 milioni di metri cubi d’acqua rispetto alla fine di giugno, con un livello di riempimento del 40%. Il Lago di Como era al 41%, mentre il Lago d’Iseo si fermava al 35%. Secondo i dati del programma europeo Copernicus, richiamati nel rapporto, nel 2025 il Lago Maggiore ha registrato un’anomalia della temperatura superficiale di +0,75 °C rispetto alla media del periodo 1995-2020, il Lago di Como di +0,64 °C e il Lago d’Iseo di +0,30 °C. Incrementi apparentemente contenuti che possono alterare la distribuzione dell’ossigeno nelle acque, modificare i cicli biologici e favorire la proliferazione di alghe e specie opportunistiche.

Nel Centro Italia il livello del Trasimeno ha raggiunto un abbassamento di 169 centimetri rispetto allo zero idrometrico, con ripercussioni anche sulla navigazione. La riduzione del volume d’acqua favorisce inoltre l’accumulo di sali e nutrienti, aumentando il rischio di eutrofizzazione. Critica anche la situazione dei laghi di Albano e Nemi, che negli ultimi quarant’anni hanno perso complessivamente oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua, con un abbassamento del livello superiore ai sei metri. Nel Sud continua invece a destare preoccupazione il lago di Pergusa, già interessato in passato da episodi di quasi disseccamento.

Non è solo il clima

Il rapporto sottolinea come attribuire tutto alla crisi climatica sarebbe riduttivo. I laghi subiscono infatti l’effetto combinato di numerose pressioni: urbanizzazione delle sponde, impermeabilizzazione del suolo, utilizzo di fertilizzanti e pesticidi, scarichi civili e industriali, prelievi destinati all’agricoltura, al consumo umano e alla produzione energetica.

Tra gli elementi di maggiore attenzione figurano anche i PFAS, recentemente inseriti tra le sostanze prioritarie da monitorare nelle acque superficiali e sotterranee nell’ambito dell’aggiornamento della normativa europea. Il rapporto segnala inoltre problematiche specifiche, come la presenza di PFAS nei pesci del Lago d’Iseo e casi di inquinamento microbiologico in alcuni bacini.

«Adattamento climatico e mitigazione delle pressioni sono due pilastri centrali e integrati per la tutela e la resilienza dei laghi», osserva Andrea Minutolo, responsabile scientifico di Legambiente. Per l’associazione è necessario accelerare l’attuazione del Piano nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici, rafforzando gli interventi dedicati agli ecosistemi lacustri.

Le undici proposte

Nel dossier Legambiente presenta undici proposte rivolte al Governo. Tra le priorità figurano il rafforzamento del ruolo delle Autorità di bacino distrettuali nella gestione della risorsa idrica, il potenziamento dei sistemi di depurazione, il recupero delle falde, il riuso delle acque reflue dove possibile, la riduzione del consumo di suolo, una maggiore efficienza nell’utilizzo dell’acqua e il miglioramento dei sistemi di monitoraggio ambientale. L’obiettivo è passare da una gestione fondata sulle emergenze a una strategia strutturale di adattamento ai cambiamenti climatici.

Le richieste dell’associazione si inseriscono in un quadro istituzionale più ampio. Nel presentare il più recente Rapporto sullo stato delle acque in Italia, la presidente dell’ISPRA, Maria Alessandra Gallone, ha richiamato la necessità di rafforzare la gestione integrata della risorsa idrica, ridurre le pressioni sugli ecosistemi e investire nel monitoraggio e nella prevenzione, ricordando come l’acqua rappresenti una priorità strategica per l’ambiente, la salute e lo sviluppo economico del Paese.

Il tema riguarda anche gli impegni europei dell’Italia. Come ricorda il rapporto di Legambiente, la Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione nei confronti del nostro Paese per il recepimento incompleto della Direttiva Quadro sulle Acque. Un richiamo che conferma come la tutela degli ecosistemi acquatici non rappresenti soltanto una questione ambientale, ma anche una sfida di governo del territorio e di gestione sostenibile della risorsa idrica.

I laghi sono tra gli ecosistemi che reagiscono più rapidamente ai cambiamenti del clima e del territorio. Per questo il loro stato di salute costituisce uno degli indicatori più efficaci della qualità ambientale del Paese. Le analisi di Legambiente e il quadro delineato dall’ISPRA convergono su un punto: la capacità dei bacini lacustri di adattarsi ai cambiamenti climatici dipenderà sempre più dalla riduzione delle pressioni che gravano sugli ecosistemi e dalla rapidità con cui verranno attuate le politiche di tutela e gestione della risorsa idrica.

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