Dall’età dell’oro delle auto elettriche alla sfida cinese: la storia che l’America rischia di dimenticare

Flavio Siano - Guest Author - esperto finanza e automotive -

Chi pensa che l’auto elettrica sia nata con Tesla o con la Silicon Valley commette un errore storico. In realtà, i primi veicoli elettrici risalgono alla prima metà dell’Ottocento e, all’inizio del Novecento, rappresentavano già una parte importante del mercato automobilistico americano.

Oggi, oltre un secolo dopo, gli Stati Uniti si trovano nuovamente davanti a un bivio: mentre la Cina guida la rivoluzione dell’elettrico, le grandi case automobilistiche americane cercano di proteggere un modello industriale che rischia di diventare sempre meno competitivo.

Quando l’elettrico dominava le strade

Le prime sperimentazioni sui veicoli elettrici iniziarono negli anni Trenta dell’Ottocento grazie a pionieri come lo scozzese Robert Anderson. Il vero salto di qualità arrivò però nel 1859 con l’invenzione della batteria ricaricabile al piombo di Gaston Planté, una tecnologia che rese finalmente praticabile la mobilità elettrica. Alla fine del XIX secolo comparvero le prime automobili elettriche realmente utilizzabili. Negli Stati Uniti William Morrison sviluppò una carrozza elettrica capace di percorrere circa 80 chilometri con una sola ricarica, prestazioni notevoli per l’epoca.

Intorno al 1900 circa un’automobile americana su tre era elettrica. A New York circolavano flotte di taxi elettrici, mentre aziende come Columbia, Baker e Detroit Electric producevano migliaia di vetture destinate soprattutto a una clientela benestante. La loro popolarità era facile da spiegare: le auto a benzina richiedevano una faticosa manovella per l’avviamento, spesso pericolosa, mentre i motori a vapore erano complessi e poco affidabili. L’elettrico, invece, offriva una guida silenziosa, semplice e pulita.

Non perdere le notizie che contano

Le notizie piu' importanti di finanza, economia e mercati, dritte nella tua inbox.

Offerte imperdibili dai partner di lamiafinanza

Come la benzina conquistò il mercato

Il predominio dell’elettrico durò poco. Nel 1908 Henry Ford introdusse la Model T, prodotta con tecniche industriali che abbassarono drasticamente i costi. In pochi anni una Ford costava meno della metà di una vettura elettrica. Nel 1912 arrivò un’altra innovazione decisiva: il motorino d’avviamento elettrico eliminò la necessità della manovella, cancellando uno dei principali vantaggi delle auto elettriche. Contemporaneamente si sviluppò una rete sempre più capillare di distributori di carburante e la benzina diventò economica e facilmente reperibile. L’auto elettrica uscì così dal mercato, rimanendo confinata a una nicchia per decenni.

L’interesse per la mobilità elettrica riaffiorò ciclicamente. Negli anni Sessanta, complice il crescente problema dello smog in California, General Motors e Ford presentarono alcuni prototipi elettrici, ma autonomia limitata e costi elevati ne impedirono la produzione su larga scala. La crisi petrolifera del 1973 riportò nuovamente l’attenzione sulle alternative ai combustibili fossili. Modelli come la CitiCar dimostrarono che esisteva un mercato, ma la tecnologia delle batterie non era ancora sufficientemente matura.

La vera svolta arrivò negli anni Novanta con la General Motors EV1, considerata da molti la prima auto elettrica moderna. Nata per rispondere alle normative californiane sulle emissioni zero, offriva prestazioni sorprendenti per l’epoca. Tuttavia fu disponibile esclusivamente con la formula del leasing e il progetto venne chiuso pochi anni dopo. Gran parte delle vetture prodotte fu demolita, una decisione ancora oggi molto discussa dagli appassionati.

Il nuovo protagonista si chiama “Cina”

La fine dell’EV1 non segnò la fine dell’elettrico. Al contrario, contribuì indirettamente alla nascita di Tesla. L’utilizzo delle batterie agli ioni di litio, inizialmente sviluppate per l’elettronica di consumo, cambiò completamente le prospettive dell’automobile elettrica. Nel 2008 la Tesla Roadster superò i 300 chilometri di autonomia, dimostrando che un’auto elettrica poteva essere veloce, desiderabile e competitiva. Negli anni successivi arrivarono modelli come la Nissan Leaf e la Tesla Model S, mentre la rete di ricarica e la tecnologia delle batterie migliorarono rapidamente. Molti degli ostacoli che avevano decretato il fallimento dell’elettrico un secolo prima iniziarono finalmente a scomparire.

Se però nella prima rivoluzione industriale dell’automobile il centro del mondo era Detroit, oggi il baricentro si è spostato in Asia. Negli ultimi anni la Cina ha costruito un vantaggio enorme nella produzione di batterie, nella disponibilità delle materie prime e nella realizzazione di veicoli elettrici a costi competitivi. Aziende come BYD e Geely sono ormai protagoniste internazionali e competono non solo sul prezzo, ma anche sull’innovazione tecnologica. Secondo il The Economist, “le grandi case automobilistiche americane stanno beneficiando di dazi e politiche commerciali che limitano l’ingresso dei produttori cinesi nel mercato statunitense”. Questa protezione consente a Ford, General Motors e Stellantis di continuare a ottenere margini elevati grazie a SUV e pickup con motori tradizionali. Nel breve periodo la strategia funziona. Nel lungo, però, rischia di trasformarsi in un freno all’innovazione.

Una lezione che arriva dalla storia

La storia dell’auto elettrica dimostra quanto sia facile perdere un vantaggio tecnologico. Gli Stati Uniti furono tra i pionieri dell’elettrico alla fine dell’Ottocento. Poi abbandonarono quella tecnologia quando il motore a combustione apparve più conveniente. Oggi il settore sta vivendo una trasformazione analoga, ma questa volta il ruolo di leader appartiene alla Cina.

Le barriere commerciali possono rallentare la concorrenza, ma difficilmente potranno fermarla per sempre. Come osserva The Economist, prima o poi i produttori cinesi troveranno il modo di competere pienamente anche sul mercato americano. Quando ciò accadrà, la sfida non riguarderà soltanto il prezzo delle automobili, ma la capacità di innovare più rapidamente. La storia sembra quindi chiudere un cerchio. L’auto elettrica, nata quasi due secoli fa, dopo essere stata dimenticata e riscoperta più volte, è tornata al centro dell’industria automobilistica mondiale. Questa volta, però, il Paese che guida la rivoluzione non è più quello che l’aveva vista nascere.

Fonti:

Le notizie più lette su LaMiaFinanza

#1
NEWS
Le 100 aziende con il miglior ambiente di lavoro: da De Cecco a Ferrero passando per Barilla
di Carolina Bergamaschi • 6 ott
#2
NEWS
Colf e badanti, contributi INPS entro il 10 ottobre: da 1,24 a 2,34 euro l’ora e come pagare senza bollettino
di Caterina Chiarelli • 6 ott
#3
NEWS
Prezzi delle case tra i più cari in Ue. Governo valuta aiuti e agevolazioni: cedolare secca al 5% sugli affitti e incentivi prima casa
di Carolina Bergamaschi • 5 ott
#4
LMF PREVIDENZA
Pensioni 2027, l’inflazione sale al 4,2%: quanto aumenteranno gli assegni da gennaio
di Caterina Chiarelli • 30 set
#5
FINANZA
Spread Btp-bund ancora in salita. Attesa per la doppia emissione di BTP Valore: cosa succederà e come muoversi
di Carolina Bergamaschi • 5 ott
Le altre notizie più lette
Datamoney✨ Classifica generata dalla Agentic AI (REDAZIONE AI) di Datamoney.ch
Flavio Siano - Guest Author Avatar

Flavio Siano - Guest Author

Economist - Corporate Advisor - Lamiafinanza.it Guest Author

Accanto all’attività professionale, coltiva da sempre una forte passione per la scrittura, intesa come spazio di riflessione e approfondimento su temi di attualità. I suoi interessi – che spaziano dalla finanza classica alle criptovalute, dall’automobilismo allo sport – alimentano uno sguardo attento ai cambiamenti economici e industriali, con particolare attenzione al dialogo tra passato e futuro. Dopo un percorso di studi tra Italia e Stati Uniti e la Laurea Magistrale in Economia e Commercio, Flavio Siano costruisce un’esperienza professionale di oltre dieci anni nel settore finanziario. Il suo lavoro si sviluppa in contesti internazionali, tra multinazionali e realtà di medie dimensioni, dove si occupa di analisi finanziaria, controllo di gestione e strategie di business development in ambiti industriali eterogenei. Nel corso della sua carriera lavora per grandi gruppi come IBSA, STELLANTIS e CNH, maturando una visione concreta e trasversale del rapporto tra industria, finanza e innovazione.

Areas of Expertise: economia internazionale, finanza classica e alternativa, automotive
Fact Checked & Editorial Guidelines
Reviewed by: Subject Matter Experts