Liliana Areces apre le porte al suo pubblico. Officina Progresso: “La città come materia prima”

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Da Rosario a Milano, Liliana Areces, artista e ricercatrice argentina, porta nelle sue opere la pulsazione delle metropoli. Il suo studio torna ad aprirsi al pubblico.

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— di Redazione Trendiest –—

C’è chi studia le città con dati e planimetrie.Liliana Areces le studia con la pittura, il corpo, la luce che entra storta in un vicolo che non conosce ancora il tuo nome. Ricercatrice e artista visiva, argentina di nascita e milanese per scelta — da anni, molti anni ormai — Areces ha fatto del tessuto urbano il suo archivio personale. Le sue opere non documentano la città: la interrogano. Ogni tela, ogni lavoro su carta è un dialogo tra l’occhio di chi viene da lontano e la pelle di una metropoli che si lascia leggere solo a chi sa stare in ascolto.

“Le città sudamericane ti insegnano che il caos ha una grammatica. Milano me ne ha insegnata un’altra. Lavoro nel mezzo.”

Nata a Rosario, formata tra l’America Latina e l’Europa, Areces porta nella sua ricerca una doppia prospettiva che raramente si trova nella scena artistica milanese: la memoria sensoriale di una città come Rosario, vivace e complessa, applicata alla lettura stratificata, quasi geologica, di Milano. Il risultato è un linguaggio visivo che sa essere allo stesso tempo analitico e viscerale.

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TRE DOMANDE PER LILIANA ARECES

(nella foto Liliana al lavoro)

Paolo Borzacchiello, Usa il cervello, mercoledì 11 novembre 2026 ore 20.30 a Lugano: acquista il biglietto su biglietteria.ch

1. La tua formazione è avvenuta tra Rosario e l’Europa: quanto pesa ancora la città in cui sei cresciuta nel modo in cui leggi Milano? C’è una tensione tra le due, o si sono nel tempo integrate nel tuo sguardo?

“La formazione tra Rosario e l’Europa continua a pesare molto nel mio modo di leggere Milano: Rosario è la radice, Milano è la lente. La città in cui sono cresciuta fornisce la sensibilità emotiva, la memoria cromatica e i temi ricorrenti; Milano ha invece allargato l’orizzonte critico, la tecnica e il linguaggio formale.”

2. Nelle tue opere le aree metropolitane vengono “interrogate”, non documentate — una distinzione importante. Cosa significa concretamente per te: da dove parte il processo, e quando senti che un lavoro ha davvero trovato la sua risposta?

“Per me interrogare la città significa restituirne le contraddizioni emotive più che la cronaca visiva: parto da un frammento sensoriale — una luce, un rumore, un aneddoto — e lo trasformo in materiale pittorico. In studio accumulo immagini e segni, li sovrappongo, tolgo e smusso finché l’opera non inizia a oscillare tra figurazione e astrazione. Capisco che ha trovato la sua risposta quando gli elementi tecnici e simbolici dialogano autonomamente.

3. L’Open Studio è una scelta precisa: mostrare il lavoro in divenire, non il prodotto finito. È un atto di fiducia nel pubblico, o anche una necessità tua — un modo per far entrare l’esterno nel processo creativo?

Forum Retail 2026, Milano, SuperStudio Piu, 11-12 novembre 2026

È entrambe le cose: una scelta politica e una necessità pratica. Aprire lo studio significa fidarsi del pubblico, ma anche mettersi in condizione di ricevere stimoli esterni che trasformano il lavoro in corso; il confronto diventa materiale. L’Open Studio è un laboratorio aperto al pubblico dove le opere si misurano con sguardi diversi, rivelano errori utili e nuove direzioni. E questo già avviene perché  Officina Progresso è già uno scambio, una diversità di opinioni essendo condiviso con altri tre artisti – Federica Pareti, Ludovico Riviera, Alice Romano –  ognuno con il proprio progetto e con il proprio lavoro.”

Officina Progresso

Officina Progresso apre  i battenti in vari momenti dell’anno, ma è possibile visitarla concordando un incontro @milano_officina_progresso.  Ecco come:  Officina Progresso, Via del Progresso 38 — un indirizzo già di per sé programmatico — diventa spazio pubblico. Un’occasione per entrare nel luogo dove il lavoro accade, vedere le opere in divenire, incontrare l’artista nel suo habitat naturale.

Areces tiene a costruire un pubblico vero, non una folla. Chi varca quella soglia non viene a vedere un prodotto finito, ma a partecipare a un processo.

In una stagione artistica milanese spesso affollata di vernissage rutilanti e poca sostanza, Officina Progresso sa di controcorrente. E forse è proprio questo il punto.

Dove: Via del Progresso 38, Milano

Liliana Areces è ricercatrice e artista visiva. La sua pratica indaga la rappresentazione delle aree metropolitane attraverso pittura, disegno e ricerca teorica. Vive e lavora a Milano. Nella foto lo studio in via del Progresso

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

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