Guerra in Iran, la Bce preoccupata per la stabilità dell’economia e dei mercati

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La guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran pesa sempre più sull’economia globale, con effetti potenzialmente gravi sulla crescita europea e sulla stabilità dei mercati finanziari. Secondo la Banca centrale europea, i rischi aumentano con il protrarsi del conflitto, alimentando la possibilità di una brusca correzione degli asset.

Nel Rapporto sulla stabilità finanziaria, l’istituto di Francoforte individua nella crisi geopolitica la principale fonte di incertezza. Il conflitto, iniziato il 28 febbraio, potrebbe infatti provocare uno sconvolgimento prolungato dei mercati energetici globali, con ricadute su inflazione, crescita e solidità del sistema finanziario. Nei primi tre mesi di guerra, sottolinea la Bce, i rischi si sono già intensificati in modo significativo, colpendo in particolare le banche più esposte ai settori energivori e al commercio internazionale.

A questo scenario si aggiunge l’instabilità delle politiche commerciali statunitensi. Il vicepresidente della Bce, Luis de Guindos, ha evidenziato come gli annunci di dazi, le sospensioni e i successivi dietrofront dell’amministrazione Trump siano diventati un elemento “strutturale” dell’economia globale. L’incertezza sull’impegno degli Stati Uniti nel sistema multilaterale, ha spiegato, aumenta il rischio di shock politici capaci di frammentare l’ordine economico e normativo internazionale.

Pur senza attacchi diretti, il rapporto della Bce mette in luce un contesto globale segnato da tensioni crescenti e da un rapporto transatlantico sempre più instabile. Tra riduzioni della presenza militare americana in Europa, nuove guerre non coordinate con gli alleati e pressioni politiche, Washington appare oggi un partner meno prevedibile rispetto al passato.

Sul fronte della sicurezza finanziaria, emergono inoltre nuove minacce legate alla tecnologia. La Bce ha recentemente convocato una riunione d’urgenza con circa 300 istituti di credito per rafforzare le difese informatiche. Al centro dell’attenzione, il modello di intelligenza artificiale “Mythos”, sviluppato dalla società americana Anthropic e non accessibile agli operatori europei.

Secondo le valutazioni della vigilanza bancaria, questo sistema sarebbe in grado di aggirare rapidamente le difese informatiche, arrivando persino a sfruttare le patch di sicurezza prima che vengano implementate. Il rapporto segnala quindi un aumento della probabilità di attacchi cyber più rapidi e sofisticati, proprio grazie all’impiego di modelli di intelligenza artificiale di nuova generazione.

Investimenti in Cybersecurity

De Guindos ha parlato di una “chiara richiesta” alle banche di rafforzare gli investimenti in cybersecurity, accelerare i processi di aggiornamento e garantire una protezione diffusa, soprattutto per gli istituti più piccoli e vulnerabili. Resta tuttavia aperto il nodo della cooperazione con le autorità e le istituzioni statunitensi, su cui la Bce non ha fornito indicazioni.

In un contesto sempre più incerto, conclude il rapporto, la combinazione di tensioni geopolitiche, frammentazione economica e nuove minacce tecnologiche rappresenta una sfida crescente per la stabilità finanziaria europea.

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