Bitcoin, perché il rally si è fermato: le tre ragioni che spiegano il nuovo mercato ribassista
Dopo aver toccato il record di 126.000 dollari nell’ottobre 2025, la principale criptovaluta ha perso circa metà del suo valore. Per gli analisti non è una crisi come quella del 2022, ma il risultato di fattori macroeconomici, politici e finanziari.
Il Bitcoin attraversa una delle fasi più difficili degli ultimi anni. Dopo aver raggiunto il massimo storico di circa 126.000 dollari nell’ottobre 2025, la criptovaluta più capitalizzata al mondo ha perso quasi la metà del proprio valore, riportandosi su livelli che molti osservatori definiscono ormai un vero e proprio bear market. La correzione richiama inevitabilmente il crollo del 2022, quando il fallimento di operatori come FTX e Terraform Labs provocò una crisi sistemica dell’intero settore delle criptovalute. Questa volta, però, il contesto è profondamente diverso.

Sul fronte politico, il comparto beneficia di un’amministrazione statunitense considerata favorevole allo sviluppo degli asset digitali, mentre grandi operatori di Wall Street, tra cui BlackRock e JPMorgan Chase, continuano a sviluppare prodotti basati sulla tecnologia blockchain. Nonostante questo scenario apparentemente favorevole, il mercato continua a mostrare debolezza.
I fattori macroeconomici pesano più delle notizie sul settore
Secondo Jasper De Maere, desk strategist della società di trading crittografico Wintermute, la principale causa della correzione va ricercata nel deterioramento del quadro macroeconomico piuttosto che in problemi specifici dell’industria crypto.
Intervistato da Fortune, De Maere individua tre elementi principali: i risultati inferiori alle attese dei grandi gruppi tecnologici statunitensi, il brusco ridimensionamento dei prezzi dei metalli preziosi dopo i recenti record e l’incertezza sulla futura guida della Federal Reserve. Tutti fattori che hanno ridotto l’appetito degli investitori per gli asset più rischiosi, comprese le criptovalute.
Una lettura simile è proposta anche dal Wall Street Journal, secondo cui Bitcoin si sta comportando sempre più come un asset finanziario tradizionale: risente dell’andamento dei mercati azionari, delle aspettative sui tassi d’interesse e delle tensioni geopolitiche, perdendo progressivamente quella funzione di “bene rifugio” che molti investitori gli attribuivano in passato.
L’incertezza normativa continua a frenare il mercato
Il secondo elemento riguarda il quadro regolamentare. Negli Stati Uniti si è rallentato l’iter di alcune delle principali riforme dedicate alle criptovalute. In particolare, il dibattito sul Clarity Act, destinato a definire una disciplina organica dei mercati digitali, ha generato nuove incertezze tra gli operatori. Secondo Fortune, anche il confronto pubblico tra alcuni dei maggiori protagonisti del settore, incluso il CEO di Coinbase Brian Armstrong, ha contribuito ad aumentare la cautela degli investitori.
Pur in presenza di un’amministrazione generalmente favorevole al settore, gli operatori attendono ancora regole stabili su tassazione, stablecoin, custodia degli asset e supervisione dei mercati.
Molti investitori preferiscono altri asset
La terza spiegazione riguarda la competizione con altri strumenti finanziari.
Secondo Morningstar, negli ultimi mesi molti investitori istituzionali hanno ridotto l’esposizione alle criptovalute privilegiando azioni legate all’intelligenza artificiale, titoli tecnologici tradizionali e obbligazioni tornate più interessanti grazie ai rendimenti elevati. Parallelamente, i fondi ETF su Bitcoin hanno registrato consistenti deflussi, contribuendo ad accentuare la pressione ribassista.
Il progressivo spostamento dei capitali verso altri comparti ha ridotto la liquidità disponibile per il mercato crypto, aggravando le vendite.
La stampa finanziaria americana: una fisiologica fase ribassista
I principali media economici statunitensi concordano su un punto: l’attuale ribasso non presenta le caratteristiche della crisi del 2022.
Per Fortune, il mercato sta vivendo una fase di “deleveraging organico“, cioè di riduzione della leva finanziaria e del rischio assunto dagli investitori, senza il fallimento di grandi operatori come avvenne con FTX.
Il Wall Street Journal sottolinea invece come Bitcoin sia ormai fortemente correlato ai mercati finanziari tradizionali: quando aumenta l’avversione al rischio, la criptovaluta tende a muoversi nella stessa direzione delle azioni tecnologiche e degli altri asset speculativi.
Secondo Forbes, diversi analisti ritengono che il ciclo ribassista possa ancora proseguire per alcuni mesi. Alcuni osservatori, come l’investitore Michael Terpin, ipotizzano che il minimo del ciclo possa essere raggiunto tra il terzo e il quarto trimestre del 2026, coerentemente con il tradizionale ciclo quadriennale di Bitcoin. Altri, invece, ritengono che la crescente presenza degli investitori istituzionali possa attenuare la profondità della correzione rispetto ai cicli precedenti.
Un mercato più maturo, ma ancora molto volatile
Il quadro che emerge è quindi diverso rispetto al passato. Se nel 2022 il crollo fu provocato da una crisi interna al settore delle criptovalute, oggi la debolezza di Bitcoin appare soprattutto il riflesso delle condizioni macroeconomiche globali e del mutato atteggiamento degli investitori verso gli asset rischiosi.
La presenza di grandi operatori finanziari, lo sviluppo degli ETF spot e l’interesse crescente delle istituzioni indicano che il mercato è ormai molto più maturo rispetto a pochi anni fa. Tuttavia, come dimostra la correzione in corso, Bitcoin resta un investimento altamente volatile, fortemente influenzato dalle aspettative sui tassi di interesse, dalla liquidità globale e dal sentiment dei mercati. Per gli analisti, la prossima fase rialzista dipenderà meno dalle sole notizie sul settore crypto e sempre più dall’evoluzione dell’economia mondiale e della politica monetaria delle principali banche centrali.





VIDEO INTERVISTE
Motori
REAL ESTATE
LMF crypto
LMF food
LMF private markets
LMF arte
Legal
LMF green