Il carbonio agricolo diventa un asset. La partita si gioca sui dati

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I sistemi di carbon pricing coprono quasi un terzo delle emissioni globali e nel 2025 hanno mobilitato oltre 107 miliardi di dollari. In Europa il quadro regolatorio si sta chiudendo. Chi controlla l’infrastruttura di misurazione controlla il mercato.

Il carbonio ha smesso di essere una variabile ambientale di contorno. Con 87 strumenti di carbon pricing attivi a livello globale — un dato in crescita di sette unità rispetto all’anno precedente — e ricavi pubblici che hanno superato i 107 miliardi di dollari nel 2025, il mercato della CO₂ è entrato in una fase di maturazione strutturale. Lo certifica il rapporto State and Trends of Carbon Pricing 2026 della Banca Mondiale: quasi il 30% delle emissioni globali di gas serra è oggi coperto da strumenti diretti di carbon pricing, con un prezzo medio che ha raggiunto i 21 dollari per tonnellata di CO₂ equivalente.

Il segmento dei crediti

Nel segmento dei crediti, i volumi emessi sono cresciuti dell’8% tra il 2024 e il 2025. I prezzi medi hanno registrato una lieve flessione, ma il mercato non si è appiattito: determinate categorie hanno mantenuto un premio, tra cui i crediti utilizzabili dalle compagnie aeree internazionali e i progetti forestali con valutazioni elevate. La dinamica è significativa perché segnala che il mercato non prezza più solo la quantità — le tonnellate rimosse o evitate — ma la qualità dell’asset sottostante: metodologia, standard, verificabilità.

È qui che entra il nodo regolatorio europeo. Il Regolamento (UE) 2024/3012 — il Carbon Removal Certification Framework — ha introdotto criteri comuni per la certificazione delle rimozioni permanenti di carbonio, del carbon farming e dello stoccaggio nei prodotti. Va precisato: il CRCF è un quadro volontario. Non trasforma automaticamente i crediti agricoli in titoli finanziari regolamentati né istituisce un mercato obbligatorio. Il suo effetto è diverso, e per certi versi più rilevante sul medio periodo: standardizza i criteri di qualità, introduce l’obbligo di verifica indipendente e avvia lo sviluppo di metodologie europee specifiche per categoria. In un mercato dove l’assenza di standard comuni ha alimentato il rischio reputazionale — e frenato gli acquirenti istituzionali — è un cambiamento di struttura, non solo di regola.

In parallelo, la CSRD impone alle imprese nel proprio perimetro di rendicontare le emissioni lungo l’intera catena del valore con dati strutturati e soggetti ad assurance. Il quadro è in evoluzione: nel maggio 2026 la Commissione ha avviato una consultazione per ridurre significativamente i datapoint previsti dagli standard ESRS, e l’applicazione è stata rinviata di due anni per alcune categorie. Non è quindi uno scenario di obblighi uniformi e definitivi. È uno scenario in cui la direzione è chiara ma i tempi si stanno ancora definendo — e in cui chi arriva con infrastrutture dati già operative parte avvantaggiato rispetto a chi deve costruirle da zero quando la norma sarà pienamente a regime.

Non solo il credito, ma l’infrastruttura che lo genera

Il punto critico, in questo contesto, non è più il credito: è l’infrastruttura che lo genera. Un credito agricolo certificato richiede una catena precisa — campionamenti del suolo, telerilevamento, modelli biofisici, applicazione della metodologia, verifica indipendente, registrazione. Senza Measurement, Reporting and Verification strutturato, il credito non esiste come asset scambiabile. E nel Mediterraneo — dove oliveti, vigneti e frutteti concentrano un potenziale di sequestro stimato tre-quattro volte superiore alle cerealicole del Nord Europa — quella catena non esisteva.

Radica, società benefit con sede a Ostuni e presenza operativa in Spagna, ha costruito questa infrastruttura applicandola alle colture legnose mediterranee, con una traiettoria di espansione verso Portogallo, Grecia e Nord Africa. La piattaforma raccoglie dati agronomici certificati, applica la metodologia VM0042 di Verra per l’Improved Agricultural Land Management e registra i crediti presso l’International Carbon Registry. I numeri operativi sono dichiarati dalla società: oltre 25.000 ettari gestiti, 650 aziende agricole coinvolte, 84.000 carbon removals verificati, oltre 100.000 tonnellate contrattualizzate fino al 2030. Il progetto AgroEcology Italy è entrato nel portafoglio climatico di Lufthansa Group, che nel maggio 2026 ha annunciato la riorganizzazione del proprio portafoglio su 14 progetti certificati ai massimi standard disponibili, raddoppiando la quota delle iniziative di rimozione al 20% e indicando l’Italia tra i paesi coinvolti — secondo quanto comunicato da Radica e confermato dal newsroom ufficiale di Lufthansa Group.

Il posizionamento al 26° posto nella classifica Sifted 100 Southern Europe 2026 — unica realtà italiana dell’agritech e del carbon farming nella top 30 — segnala una traiettoria di crescita dei ricavi che il mercato ha cominciato a leggere.

Il punto non è la singola azienda. È la struttura del vantaggio competitivo che si sta formando in questo segmento. Chi ha già costruito la pipeline — rete di agricoltori, verificatori accreditati, metodologie operative, relazioni con i registri — detiene un asset difficile da replicare nel breve periodo. La domanda di crediti agricoli ad alta integrità supera strutturalmente l’offerta disponibile, e il quadro normativo europeo sta progressivamente restringendo i criteri di accesso al mercato. In questo scenario, il valore non risiede nel credito in sé, ma nella capacità di produrlo in modo verificabile, ripetibile e scalabile. È quella capacità che gli investitori esposti alle filiere agroalimentari mediterranee dovrebbero cominciare a prezzare.

* I dati operativi di Radica (ettari, aziende, carbon removals, tonnellate contrattualizzate, posizionamento Sifted) sono dichiarati dalla società e non verificati da fonti indipendenti. Il dato Lufthansa è confermato dal newsroom ufficiale del gruppo per quanto riguarda la struttura del portafoglio; l’attribuzione specifica del progetto AgroEcology Italy a Radica proviene dalla comunicazione della società.

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