Manovra 2027 rinviata, il taglio Irpef fino a 1.000 euro è in bilico: cosa cambia per stipendi e pensioni
Il Consiglio dei ministri di martedì 13 ottobre ha approvato il Documento programmatico di bilancio 2027, che l’Italia deve trasmettere alla Commissione europea entro il 15 ottobre, ma il disegno di legge di bilancio non è arrivato sul tavolo. Il riferimento alla manovra è sparito dall’ordine del giorno e Palazzo Chigi ha parlato di un “mero errore materiale”. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva del resto già anticipato in Aula che il via libera al testo sarebbe arrivato in un secondo momento.

Perché la manovra slitta
Il nodo sono le risorse. Il Parlamento ha autorizzato uno scostamento di 28,8 miliardi tra 2027 e 2028, vincolato però alle spese per energia e difesa, e per finanziare le promesse dei partiti mancano ancora circa 8 miliardi. Per trovarli il governo punta su un contributo concordato con banche e assicurazioni, oltre che su energia, giochi e tabacchi. Secondo le ricostruzioni di stampa, il Cdm sul testo, inizialmente atteso intorno al 20 ottobre, potrebbe tenersi il 23, con la trasmissione alle Camere verso il 28.
Il taglio Irpef al 33% e quanto vale in busta paga
La misura più attesa dal ceto medio è l’estensione dell’aliquota del 33% ai redditi tra 50.000 e 60.000 euro, oggi tassati al 43%. Secondo le stime circolate, varrebbe fino a 1.000 euro l’anno per circa 3,3 milioni di contribuenti, con un costo vicino ai 2,6 miliardi. Applicando il meccanismo, chi dichiara 52.000 euro lordi risparmierebbe circa 200 euro l’anno e a 55.000 euro il vantaggio salirebbe a circa 500, mentre da 60.000 euro in su si toccherebbe il tetto di 1.000 euro, circa 77 euro al mese su tredici mensilità. Sono simulazioni al lordo di addizionali e detrazioni, già illustrate nel dettaglio nelle simulazioni sul nuovo scaglione. Fonti della maggioranza parlano però di intervento congelato per mancanza di coperture, mentre il vicepremier Antonio Tajani ha replicato che “bisogna procedere per un nuovo taglio dell’Irpef”. Allo studio ci sono alternative più mirate, come un anticipo delle detrazioni sanitarie per anziani e persone fragili o un bonus forfettario legato al reddito.
Pensioni e tredicesima: cosa resta sul tavolo
La spesa previdenziale, già sopra il 15% del Pil, crescerà a legislazione vigente di oltre 14,7 miliardi nel 2027, soprattutto per effetto dell’inflazione. Senza interventi, l’adeguamento degli assegni scatta in automatico da gennaio, e le stime per fasce di importo sono nel nostro calcolo degli aumenti con l’inflazione al 4,2%. Nelle trattative si è parlato di rivedere la rivalutazione dei trattamenti più alti, ma senza conferme ufficiali. La Lega insiste sull’uscita a 64 anni con ricalcolo contributivo, Forza Italia chiede misure per chi percepisce assegni bassi. La detassazione della tredicesima ha invece perso terreno: Giorgetti dà la precedenza alla tassazione agevolata al 5% sugli aumenti dei rinnovi contrattuali e al rafforzamento dell’iperammortamento per le imprese.
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Le prossime date da segnare
Il Dpb partirà per Bruxelles entro giovedì 15 ottobre. Venerdì 16 l’Istat diffonderà il dato definitivo sull’inflazione di settembre, decisivo per gli aumenti delle pensioni. Il confronto europeo sulla clausola di salvaguardia dovrebbe chiudersi il 9 novembre e, come ha precisato lo stesso ministro, dal suo esito dipenderà la composizione finale della legge di bilancio. Fino a quel momento le misure restano ipotesi, con i partiti della maggioranza che continuano a trattare su ogni capitolo.
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