Alfred Escher, Il Re della Svizzera

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Se andate in treno a Zurigo, capitale finanziaria della Svizzera, troverete davanti alla Stazione dei treni una statua di un uomo barbuto con vestiti di fine ‘800; qualcuno, non originario del luogo, a primo acchito direbbe “è Marx”, i più goliardici diranno “è Babbo Natale”, ma con un occhio più attento si scorgerà solo un nome “Alfred Escher”. Chi è quest’uomo, che si è meritato una statua bronzea nella Bahnhofplatz, una delle piazze più importanti della città?

Alfred Escher crebbe in una storica famiglia di banchieri di Zurigo, con interessi in ogni angolo del mondo, perfino  negli Stati Uniti. Fin da giovane si distinse per intelligenza e intraprendenza, sopratutto in politica, nel 1843 infatti a soli 25 anni fu eletto al Gran Consiglio del Cantone di Zurigo, e da lì la sua vita fu un susseguirsi di cariche fino ad arrivare al Parlamento federale; la sua presenza in molteplici organi legislativi ed esecutivi federali, cantonali e cittadini è tale da esser considerato dai contemporanei praticamente onnipresente (se non per dire “onnipotente”).

So già cosa state pensando; è facile emergere e fare grandi cose in uno stato ricco come la Svizzera. Tuttavia, c’è una questione, la Svizzera di metà 800 era tutto fuorché la prospera nazione che conosciamo oggi, anzi era uno stato contadino, che rischiava di esser tagliato fuori dal commercio internazionale.

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Fu proprio Alfred a cambiare le cose. Mettendo come priorità lo sviluppo dei trasporti per unire la terra degli Elvezi al resto del continente, Escher portò avanti la costruzione della prima rete ferroviaria svizzera e fondò la Ferrovia del Nord-Est, che già 10 anni dopo l’inaugurazione del 1862, contava più di 1000 km.

Per lo sviluppo della nuova rete ferroviaria ci fu però l’impellente necessità di una risorsa ancor più importante del ferro o del carbone, cioè il “denaro”. Escher, deciso quindi ad affrancarsi dai prestatori esteri, fondò una banca, che oggi conosciamo come Credit Suisse, facendo nascere un’alternativa finanziaria sia alle grandi banche private, che gestivano ingenti patrimoni ma non concedevano prestiti, che alle banche cantonali, che prestavano denaro agli agricoltori e agli artigiani, ma non si avventuravano in grandi progetti industriali.

Le imprese imprenditoriali di Escher però non finirono qui, assicurato il collegamento ferroviario a Nord, si dovette pensare al Sud, perciò Escher promosse il progetto titanico della Ferrovia del San Gottardo, che non solo richiese grandi quantità di denaro, ma anche grandi capacità ingegneristiche e tecnologiche per traforare le montagne (un’opera quasi pari a livello di costi e complessità alla costruzione del Canale di Suez) e permettere alla piccola Svizzera l’accesso ai porti del Mediterraneo (Genova in primis).

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La Svizzera a quel punto fu salva e dall’essere il grande ignorato d’Europa, divenne il centro del traffico commerciale del continente.

Escher portò avanti anche tante altre iniziative, dalla nascita del Politecnico di Zurigo alla creazione della compagnia assicurativa Schweizerische Rentenanstalt (oggi Swiss Life), alcune di queste sponsorizzate grazie anche alle sue cariche pubbliche, mediante le quali spesso si “autoconcesse” le autorizzazioni e i permessi di cui aveva bisogno. Ma senza voler fare polemica sul connubio tra affari e politica, è indiscutibile che il nostro caro Alfred sia stato un imprenditore pioneristico e un visionario. Quando si ritirò dalla vita pubblica, un Paese di montagna in via di sviluppo era divenuto una delle più importanti nazioni industrializzate d’Europa.

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