Robeco: Il Ranking della sostenibilità per paese – Paesi nordici ai primi posti

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Il Ranking della sostenibilità per paese analizza la performance di 150 nazioni, ed è aggiornato ogni sei mesi, sulla base di indicatori ambientali, sociali e di governance che possono avere un impatto sulla crescita economica e sullo sviluppo.

Questi punteggi per paesi rappresentano una ricca fonte di dati e approfondimenti per gli investitori che desiderano valutare in modo esaustivo i rischi e le opportunità associati alle obbligazioni governative.

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La top 10

Nell’ultima classifica, i Paesi nordici continuano a contendersi un primato che dipende da millesimi di differenza decimale. Questa volta i decimali hanno favorito la Finlandia (9,04), che ha mantenuto il primo posto, mentre la Norvegia (9,03) ha superato di poco la Svezia (9,029) per conquistare la seconda posizione.

I punteggi dell’Indice di salute degli oceani sono leggermente peggiorati sia per la Svezia che per la Finlandia, abbassando le prestazioni ambientali rispetto alla Norvegia, il cui punteggio è rimasto stabile. Sul fronte sociale, il trio ha visto aumentare la disuguaglianza di reddito negli ultimi anni, mentre la parità di genere è progredita.

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L’aumento delle energie rinnovabili e la riduzione delle intensità delle emissioni di gas serra sono stati decisivi per definire il resto della top ten. La Nuova Zelanda è tornata ai primi posti dopo una breve uscita alla fine del 2023, mentre l’Islanda, da sempre nella top ten, è inaspettatamente uscita a causa di un sensibile calo dei criteri climatici ed energetici.

Figura 1 – Overview globale dei punteggi ESG

La classifica

Lo Zambia e la Mongolia sono i paesi che hanno guadagnato di più, con un salto rispettivamente di 15 e 16 posizioni. La performance dello Zambia è migliorata su tutta la linea grazie a una maggiore diffusione delle energie rinnovabili, al miglioramento dell’uguaglianza economica e al rafforzamento della stabilità politica. Anche altri Paesi dell’Africa subsahariana hanno migliorato il proprio punteggio, tra cui Liberia (+0,24), Uganda (+0,13), Burkina Faso (+0,15), Eswatini (ex Swaziland; +0,18) e Burundi (+0,11).

Al contrario, Hong Kong (-0,36), Malesia (-0,22), Messico (-0,23) e Cina (-0,19) sono scesi di diverse posizioni. In fondo alla classifica si trovano Yemen, Libia e Iraq, che continuano a non ottenere un buon punteggio in tutte le valutazioni ESG.

I punteggi dei maggiori emittenti di debito sovrano del mondo sono rimasti pressoché invariati. Il Giappone (22° posto) ha leggermente migliorato il suo punteggio complessivo (+0,02), mentre gli Stati Uniti (41° posto) sono leggermente diminuiti (-0,09).

Messico: prospettive rosee, rischi latenti

Il Messico è un classico caso del valore dei punteggi ESG per segnalare potenziali rischi quando tutto il resto appare rose e fiori. Il Messico può vantare un’economia ben diversificata con giacimenti petroliferi onshore e offshore, un settore agricolo fiorente e una base manifatturiera in espansione. Inoltre, la vicinanza e le buone relazioni con gli Stati Uniti ne fanno una meta privilegiata per le iniziative di nearshoring delle aziende desiderose di ridurre i problemi della catena di approvvigionamento allontanandosi dalla Cina e da altri Paesi asiatici emergenti e avvicinandosi ai mercati finali. Se realizzato appieno, il nearshoring potrebbe incrementare il PIL messicano di quasi il 3%.

Ma il declino decennale del punteggio ESG del Paese dovrebbe far riflettere gli investitori. La criminalità organizzata dilagante, la corruzione sistemica degli enti pubblici e l’inefficacia delle forze dell’ordine hanno pesato molto sulle performance sociali e di governance. Inoltre, la crescente scarsità d’acqua, l’inquinamento, la deforestazione e lo sfruttamento delle risorse naturali stanno riducendo i punteggi ambientali e alimentando le tensioni nelle comunità locali che già sono afflitte da povertà, disoccupazione e accesso limitato all’istruzione e all’assistenza sanitaria.

Il Messico deve rafforzare la governance interna e la coesione sociale per aumentare la fiducia degli investitori e sfruttare appieno le opportunità di nearshoring a lungo termine.

Il Portogallo e le energie rinnovabili

Mentre il Messico cerca di trarre profitto da tutto il contesto, il Portogallo utilizza le centrali eoliche per costruire un solido futuro economico. Grazie a un’oculata gestione fiscale, il Paese ha ridotto la spesa pubblica, ma è riuscito a dare priorità agli investimenti nelle energie rinnovabili. La spinta delle energie rinnovabili ha già generato posti di lavoro e crescita economica, di cui c’è molto bisogno, nei settori della costruzione, della produzione, dell’installazione e della manutenzione delle infrastrutture, in un settore vivace e di nuova generazione. In prospettiva, ciò sta contribuendo a costruire la futura resilienza economica riducendo la dipendenza del Portogallo dalle importazioni di energia e aumentando il controllo sui prezzi dell’energia per i cittadini e le industrie.

La parità di genere accresce il potenziale economico

Trattare donne e ragazze in modo equo non è solo moralmente giusto, ma anche economicamente vantaggioso. Il persistere di divari di genere riflette un ambiente in cui il capitale umano è sottosviluppato, sottoccupato e meno produttivo. Non sorprende quindi che i Paesi con un migliore equilibrio di genere tendano anche ad avere più reddito e prospettive più rosee.

L’Etiopia e il Ruanda sono esemplificativi del potere economico delle politiche di rafforzamento della parità. Negli ultimi due decenni, i sostanziali aumenti del reddito nazionale lordo (RNL) pro-capite sono andati di pari passo con sostanziali miglioramenti dei punteggi Gender Inequality Index (GII, indice di disuguaglianza di genere) di entrambi i Paesi.