La linea politica del sen. Carlo Calenda alla luce degli ultimi eventi internazionali
La linea di Carlo Calenda, letta alla luce degli ultimi eventi internazionali, resta molto riconoscibile: europeista, atlantista, anti-populista e favorevole a una maggiore autonomia strategica dell’Europa. Il punto centrale è l’idea che l’Europa debba diventare una “grande potenza, armata e indipendente”, capace di non sottostare né agli Stati Uniti di Trump né alla pressione di Russia e Cina. In un’intervista ripresa a febbraio, Calenda ha sintetizzato così la sua posizione: “Costruire un fronte per un’Europa federale che diventi una grande potenza, armata e indipendente”.

Sull’Ucraina, Calenda mantiene una linea molto netta: sostegno militare e politico a Kiev, critica verso ogni ambiguità filo-russa e forte scetticismo verso la diplomazia di Trump. In un’intervista ANSA da piazza Maidan a Kiev ha definito “surreale” l’assenza di governo e opposizioni italiane e ha detto che “gli ucraini combattono anche per noi”; nella stessa intervista ha liquidato i negoziati come “finti” e descritto Trump e Putin come “bulli”.
I quotidiani italiani
A giugno, sui quotidiani italiani, il tema Calenda emerge meno in forma di grandi interviste internazionali e più come continuità di una posizione già consolidata nei mesi precedenti: priorità a energia, sicurezza, industria, difesa europea. Il contesto è quello di un’Italia attraversata da guerra in Ucraina, crisi in Medio Oriente, tensioni sull’Iran e costo dell’energia. Già a maggio, al Corriere ripreso da HuffPost, Calenda aveva definito “folle” discutere di legge elettorale “con due guerre, la Bce che farà un doppio rialzo dei tassi, l’inflazione che riparte e l’energia fuori controllo”.
La stampa locale e nazionale lo descrive spesso come un politico centrista ma molto interventista sui dossier strategici. Il Giornale di Brescia, in una lunga intervista di fine maggio, ha riassunto la sua posizione con il titolo “Serve l’Europa contro il colonialismo di Usa, Cina e Russia”, collegando il suo libro Difendere la libertà. L’ora dell’Europa alla lettura di una nuova “età degli imperi”.
L’immagine all’estero
All’estero, Carlo Calenda viene generalmente raccontato come leader di un piccolo partito centrista, liberale, europeista e pro-Atlantico. Reuters lo definisce “leader of centrist party Action” e lo cita come critico della scelta di Meloni di non sostenere Ursula von der Leyen, giudicando “pericoloso” che l’Italia si trovi all’opposizione in Europa.
Il Financial Times lo presenta come “former industry minister” e leader della “small, centrist Azione party”, sottolineando il suo profilo tecnico-industriale e la critica al governo Meloni, accusato da Calenda di essere “completely paralysed” davanti ai problemi economici italiani.
In sintesi: sui giornali italiani Calenda appare come il più netto sostenitore di una linea europeista dura su Ucraina, difesa e autonomia strategica; sulla stampa estera viene descritto meno come protagonista centrale e più come figura liberale-centrista, competente sui dossier industriali, molto critica verso populismi, ambiguità filorusse e subalternità europea agli Stati Uniti.





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