Direttiva “Case Green”: tutti i governi europei sanzionati, ma la decarbonizzazione degli edifici resta una priorità strategica

-

Tutti i 27 Stati membri, Italia compresa, hanno mancato il termine per il recepimento della nuova Direttiva EPBD IV. La stampa economico-finanziaria europea interpreta il ritardo come il segnale di un Green Deal entrato in una fase più pragmatica, non tanto di un abbandono degli obiettivi climatici.

L’apertura della procedura d’infrazione nei confronti di tutti i 27 Stati membri per il mancato recepimento della nuova Direttiva sulla prestazione energetica degli edifici (EPBD IV) rappresenta un fatto senza precedenti nella politica energetica europea. La scadenza del 29 maggio 2026 è stata mancata da tutti i governi nazionali, Italia inclusa, che dispongono ora di due mesi per notificare il recepimento alla Commissione europea. In assenza di una risposta soddisfacente, Bruxelles potrà procedere con il parere motivato, secondo passaggio della procedura d’infrazione.

La strategia europea per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio

La direttiva costituisce uno dei pilastri della strategia europea per la decarbonizzazione del patrimonio edilizio. Gli edifici rappresentano circa il 40% dei consumi energetici e il 36% delle emissioni di CO₂ dell’Unione europea; per questo il testo introduce una traiettoria di riduzione dei consumi energetici degli immobili residenziali pari al 16% entro il 2030 rispetto ai livelli del 2020 e tra il 20% e il 22% entro il 2035, con l’obiettivo finale di un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050.

Un ritardo generalizzato, non un caso italiano

La circostanza più significativa è che il ritardo non riguarda un singolo Paese ma l’intera Unione. Nessuno Stato membro ha completato il recepimento della direttiva entro il termine previsto.

Secondo la Commissione europea, il mancato recepimento non implica l’abbandono degli obiettivi climatici, ma rallenta l’attuazione delle misure necessarie per accelerare il tasso di riqualificazione energetica, oggi fermo a circa l’1% annuo, giudicato insufficiente per raggiungere la neutralità climatica entro metà secolo.

La stampa economica europea interpreta questa situazione come il riflesso di una fase politica diversa rispetto agli anni iniziali del Green Deal. Dopo la crisi energetica, l’aumento dei tassi di interesse, le tensioni geopolitiche e le difficoltà dei bilanci pubblici, molti governi stanno cercando di conciliare gli obiettivi climatici con la sostenibilità economica delle misure.

Il Green Deal cambia approccio

Più che un arretramento, numerosi osservatori parlano di un rallentamento selettivo del Green Deal.

Negli ultimi due anni Bruxelles ha infatti introdotto maggiore flessibilità in diversi dossier ambientali, rinviando alcune scadenze, alleggerendo alcuni obblighi amministrativi e privilegiando strumenti che riducano i costi per imprese e famiglie.

Questa evoluzione emerge anche in altri settori della regolazione europea: dalle norme sulla rendicontazione di sostenibilità fino ad alcune direttive energetiche, la Commissione ha mostrato una crescente attenzione alla competitività industriale e alla capacità degli Stati membri di finanziare la transizione.

Secondo diversi commentatori della stampa finanziaria europea, il Green Deal sta quindi entrando in una seconda fase, caratterizzata meno dall’introduzione di nuove regole e più dall’attuazione concreta di quelle già approvate.

I Piani nazionali dimostrano che la transizione non si è fermata

Il mancato recepimento della direttiva non significa tuttavia che i governi abbiano interrotto la pianificazione.

Secondo i dati della Commissione europea, 15 Stati membri hanno trasmesso tra dicembre 2025 e maggio 2026 una versione preliminare dei Piani Nazionali di Ristrutturazione degli Edifici (PNRE), documento previsto dalla direttiva per programmare gli interventi fino al 2050.

Le bozze mostrano obiettivi particolarmente ambiziosi:

  • riduzione del consumo di energia primaria compresa tra il 24% e il 73% entro il 2050;
  • riduzione delle emissioni di gas serra superiore al 90% in circa metà dei piani;
  • quota di energie rinnovabili negli edifici compresa tra il 40% e il 90% entro il 2030, a seconda delle caratteristiche dei singoli Paesi.

Questo elemento viene interpretato come il segnale che, pur in presenza di ritardi normativi, la programmazione strategica prosegue.

L’Italia: ritardo normativo e assenza del Piano

Nel caso italiano il quadro appare più complesso.

L’Italia figura infatti tra i Paesi destinatari sia della nuova procedura d’infrazione per il mancato recepimento della direttiva sia della precedente procedura avviata dalla Commissione per la mancata trasmissione del progetto di Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

Per numerosi analisti questo doppio ritardo evidenzia una maggiore difficoltà nell’individuare un modello nazionale di attuazione, soprattutto alla luce delle caratteristiche del patrimonio edilizio italiano: elevata presenza di edifici storici, forte diffusione della proprietà privata, ampia quota di condomini e progressivo ridimensionamento degli incentivi fiscali dopo la stagione del Superbonus.

Gli aspetti positivi del Superbonus 110% in Italia

Il Superbonus 110%, introdotto nel 2020 per sostenere la ripresa economica post-pandemia, è stato uno dei più grandi programmi di riqualificazione energetica mai realizzati in Europa. Pur non essendo nato per attuare la Direttiva europea “Case Green” (EPBD IV), ne ha anticipato molti obiettivi, incentivando interventi come cappotti termici, pompe di calore, fotovoltaico e il miglioramento di almeno due classi energetiche degli edifici. La Commissione europea lo considera un esempio di attuazione della strategia “Renovation Wave”, riconoscendone il contributo alla decarbonizzazione del patrimonio edilizio. Secondo Bruxelles, il programma ha favorito la riqualificazione di oltre 100.000 edifici, interessato più di 36 milioni di metri quadrati, generato un risparmio energetico di circa 191 ktep annui e una riduzione delle emissioni di circa 667.000 tonnellate di CO₂ all’anno. Se sul piano ambientale il Superbonus è stato giudicato coerente con gli obiettivi climatici europei, anche se la stampa finanziaria internazionale ne ha evidenziato soprattutto l’elevato costo per i conti pubblici, ritenuto il principale limite dello strumento più che la sua efficacia nella transizione energetica. In effetti, l’ipotesi di partenza era di limitarne l’applicazione solo al primo anno: i governi successivi invece ne hanno prolungato la validità per anni, senza alcuna seria revisione di costo.

Le preoccupazioni della stampa finanziaria

I principali quotidiani economici europei sottolineano oggi come il nodo principale non sia tanto il principio della riqualificazione energetica, quanto il finanziamento della transizione.

L’aumento del costo del capitale, la riduzione dello spazio fiscale degli Stati e la necessità di mobilitare ingenti investimenti privati rendono infatti più difficile sostenere programmi di riqualificazione di larga scala.

Secondo numerosi osservatori finanziari, il successo della direttiva dipenderà meno dagli obblighi normativi e molto di più dalla capacità di creare strumenti finanziari stabili, incentivi prevedibili e partnership pubblico-privati in grado di attrarre capitali verso il settore immobiliare.

Il rischio non è il rinvio, ma l’incertezza

Dal punto di vista dei mercati, il problema principale non è tanto il ritardo di alcuni mesi nel recepimento quanto l’incertezza regolatoria.

Operatori immobiliari, banche, fondi infrastrutturali e imprese delle costruzioni hanno bisogno di conoscere con anticipo:

  • i criteri di efficientamento richiesti;
  • il calendario degli interventi;
  • gli incentivi disponibili;
  • le modalità di certificazione energetica;
  • il quadro fiscale applicabile.

Una definizione tardiva di queste regole rischia infatti di rinviare investimenti già programmati e rallentare lo sviluppo di una filiera industriale che la Commissione considera centrale per la competitività europea.

La transizione resta irreversibile

La procedura d’infrazione aperta contro tutti gli Stati membri mostra come il percorso di attuazione della Direttiva “Case Green” stia procedendo più lentamente del previsto. Tuttavia, tanto le valutazioni della Commissione quanto l’orientamento prevalente della stampa finanziaria europea convergono su un punto: il rallentamento riguarda i tempi e le modalità di implementazione, non l’obiettivo finale.

La decarbonizzazione del patrimonio edilizio continua infatti a essere considerata uno degli strumenti fondamentali per ridurre la dipendenza energetica dell’Unione, contenere le bollette di famiglie e imprese, diminuire le emissioni e mobilitare nuovi investimenti privati. La sfida dei prossimi mesi sarà trasformare gli obiettivi europei in norme nazionali chiare e finanziariamente sostenibili, evitando che il ritardo amministrativo si traduca in un rallentamento degli investimenti necessari alla transizione energetica.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
Fact Checked & Editorial Guidelines

Our Fact Checking Process

We prioritize accuracy and integrity in our content. Here's how we maintain high standards:

  1. Expert Review: All articles are reviewed by subject matter experts.
  2. Source Validation: Information is backed by credible, up-to-date sources.
  3. Transparency: We clearly cite references and disclose potential conflicts.
Reviewed by: Subject Matter Experts

Our Review Board

Our content is carefully reviewed by experienced professionals to ensure accuracy and relevance.

  • Qualified Experts: Each article is assessed by specialists with field-specific knowledge.
  • Up-to-date Insights: We incorporate the latest research, trends, and standards.
  • Commitment to Quality: Reviewers ensure clarity, correctness, and completeness.

Look for the expert-reviewed label to read content you can trust.