Ocse, nuovo shock dei prezzi sull’energia in arrivo e frenata dei consumi

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La crescita del Pil italiano si attesterà allo 0,5% nel 2026, in lieve miglioramento rispetto al +0,4% stimato a marzo. È quanto emerge dall’ultimo Outlook dell’Ocse, che segnala tuttavia come il nuovo shock dei prezzi dell’energia continuerà a frenare consumi, investimenti ed esportazioni, attenuando gli effetti positivi legati all’attuazione del Pnrr.

L’impennata dei costi dell’energia alimenterà l’inflazione

Secondo l’organizzazione, l’impennata dei costi energetici alimenterà l’inflazione, erodendo i recenti recuperi dei salari reali. Solo nel 2027, con il progressivo calo dei prezzi dell’energia e una riduzione dell’incertezza, la crescita dovrebbe salire allo 0,6%, in linea con le stime precedenti.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Nel dettaglio, l’Ocse prevede una dinamica economica ancora “modesta” nel 2026, con famiglie e imprese penalizzate dal caro energia e dal contesto incerto. A sostenere l’attività economica contribuiranno gli investimenti pubblici, grazie all’accelerazione dei fondi del Pnrr, in particolare nei comparti delle costruzioni e della manifattura collegata.

Sul fronte del lavoro, si prospetta un rallentamento della crescita occupazionale, mentre il tasso di disoccupazione dovrebbe aumentare solo marginalmente, anche a causa della riduzione dell’ingresso di nuovi lavoratori nella forza lavoro.

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Nel 2027 graduale ripresa dei consumi

Per il 2027 si attende una graduale ripresa dei consumi e della domanda estera, favorita dall’attenuarsi delle tensioni sui prezzi energetici e geopolitiche. Tuttavia, la crescita resterà contenuta a causa della debole dinamica dei redditi: i salari reali recupereranno solo in parte le perdite subite negli ultimi anni, complice il limitato rinnovo dei contratti collettivi e la persistente fragilità del mercato del lavoro.

A livello globale, l’Ocse segnala rischi al ribasso per le prospettive economiche, con una crescita prevista al 2,8% nel 2026, influenzata anche dalle tensioni internazionali, in particolare in Medio Oriente. Per l’Italia, pesano l’elevato debito pubblico e la possibile volatilità dei mercati finanziari.

Non mancano, tuttavia, elementi positivi: gli investimenti pubblici e le riforme legate al Pnrr potrebbero rafforzare il contesto imprenditoriale, stimolare nuovi investimenti e favorire una maggiore partecipazione al mercato del lavoro.

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