Assegno di assistenza da 850 euro: requisiti domanda e spese ammesse nel 2026
L’assegno di assistenza da 850 euro al mese fa parte della Prestazione Universale, la misura sperimentale introdotta dal decreto legislativo 29/2024 per sostenere la permanenza a domicilio degli anziani non autosufficienti. La sperimentazione copre il periodo dal 1° gennaio 2025 al 31 dicembre 2026 e non riguarda automaticamente tutti gli over 80: i requisiti da rispettare contemporaneamente sono piuttosto stringenti.

Chi può richiederlo
Per accedere alla prestazione occorre avere almeno 80 anni di età, essere già titolari dell’indennità di accompagnamento, avere un ISEE sociosanitario non superiore a 6.000 euro ed essere riconosciuti dall’INPS come persone con un bisogno assistenziale gravissimo. L’assenza anche di un solo requisito comporta il rifiuto della domanda o, se la prestazione è già in corso, la sua perdita. La domanda va presentata esclusivamente per via telematica sul sito dell’INPS oppure tramite un patronato, e la prestazione decorre dal mese in cui viene presentata.
Come procede l’istruttoria dopo l’invio della domanda
Una volta presentata la domanda, tramite il portale INPS o con l’assistenza di un patronato, il bisogno assistenziale gravissimo viene valutato su un doppio binario. Il criterio sanitario è accertato da una Commissione Medico Legale dell’INPS, di norma composta da tre medici, che verifica la disabilità di livello gravissimo e la necessità di assistenza continuativa nelle 24 ore. Il criterio sociale viene invece determinato attraverso un questionario compilato dal richiedente al momento della domanda, che raccoglie informazioni sulla situazione familiare e abitativa e sull’eventuale assistenza già in atto.
Se la domanda viene accolta, il beneficiario ha 30 giorni di tempo per inviare la documentazione relativa alle spese sostenute, e la rendicontazione va poi confermata con cadenza trimestrale, allegando contratti di lavoro domestico, buste paga o fatture per i servizi di assistenza acquistati. La mancata dimostrazione della spesa nei tempi previsti comporta la decadenza dal beneficio. È bene sapere anche che il diritto alla quota integrativa decade in caso di ricovero stabile dell’anziano in una RSA o in una struttura residenziale interamente a carico del Servizio Sanitario Nazionale.
Come funziona l’importo
La Prestazione Universale si compone di due quote. La prima è una quota fissa che corrisponde all’indennità di accompagnamento, pari a poco più di 550 euro mensili nel 2026. La seconda è la quota integrativa, l’assegno di assistenza da 850 euro, riconosciuta nei limiti delle risorse disponibili. Sommando le due componenti l’importo complessivo può arrivare a circa 1.400 euro al mese. La prestazione non è soggetta a tassazione e non può essere pignorata.
Come si possono usare gli 850 euro
La quota integrativa non è una somma libera da spendere secondo le proprie esigenze, ma è vincolata a due utilizzi alternativi. Può servire per retribuire lavoratori domestici qualificati assunti con un regolare contratto conforme al CCNL del lavoro domestico, oppure per acquistare servizi di assistenza sociale non residenziale offerti da imprese o professionisti qualificati, secondo la programmazione regionale e locale. L’utilizzo della quota va rendicontato periodicamente.
Fino a quando è valida la misura
Trattandosi di una sperimentazione con termine fissato al 31 dicembre 2026, al momento non è possibile dare per scontata la prosecuzione dell’assegno nel 2027: servirebbe un nuovo intervento legislativo che proroghi o renda strutturale la misura.
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