L’Europa misura ciò che il PIL non racconta

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I nuovi indicatori UE mostrano come istruzione, occupazione, welfare e capitale umano siano ormai fattori economici strategici

Per decenni il PIL Prodotto interno lordo è stato il principale indicatore utilizzato per misurare la salute economica di un Paese. Ma oggi l’Unione Europea guarda sempre più oltre il PIL, monitorando una serie di fattori che non compaiono direttamente nei bilanci pubblici ma che incidono profondamente sulla crescita economica, sulla competitività e sulla qualità della vita nel lungo periodo.

L’Europa misura infatti aspetti che fino a pochi anni fa venivano considerati “soft”, quasi marginali rispetto all’economia tradizionale: livelli di istruzione, dispersione scolastica, occupazione femminile, parità di trattamento, fuga dei giovani qualificati, dimensioni dell’economia sommersa, accesso ai servizi, inclusione sociale e capacità di innovazione. Indicatori che oggi vengono invece letti come elementi strutturali della sostenibilità economica e sociale di un Paese.

Dalla scuola alla crescita economica

Uno dei parametri più osservati riguarda l’istruzione. Bruxelles monitora livelli di formazione, competenze digitali, abbandono scolastico e accesso all’università. Non si tratta solo di politiche sociali: il capitale umano è ormai considerato uno dei principali motori della produttività.

Un Paese con alta dispersione scolastica tende infatti ad avere salari medi più bassi e minore innovazione, insomma una crescita economica più debole e maggiore vulnerabilità sociale. L’istruzione diventa quindi un investimento economico strategico, non soltanto culturale.

Anche il livello di occupazione, soprattutto femminile, è uno degli indicatori più analizzati dall’UE. La partecipazione al lavoro viene letta come un elemento decisivo per:

Paesi con una maggiore inclusione nel mercato del lavoro mostrano infatti:

Il sommerso come indicatore di fragilità

Anche l’economia sommersa viene monitorata con attenzione crescente. Le dimensioni del lavoro irregolare e dell’evasione fiscale non rappresentano soltanto una perdita di gettito.

La grande trasformazione culturale europea sta proprio qui: quelli che un tempo erano considerati elementi “soft” oggi vengono letti come fattori economici concreti.

Welfare, istruzione, inclusione, salute pubblica e qualità delle istituzioni influenzano infatti nel lungo periodo, la qualità della vita diventa un elemento competitivo.

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Abbiamo parlato di fattori economici hard, di PIL e di qualità della vita nelle civiltà avanzate. Ma come può democraticamente l’Europa fare queste verifiche?

“Appunto in modo democratico e sofisticato: l’Europa verifica e misura, e quando trova dati o realtà che si discostano dagli standard identificati  come il desiderato europeo, segnala il problema al Paese interessato e produce delle raccomandazioni. Queste sono prive di sanzioni nel caso di non adeguamento e si limitano ad una “moral suasion” che però fa capire al Paese che non è adeguato agli standard europei e quindi all’Europa. E’, nel caso occorresse, la dimostrazione del livello di civiltà e di morbida e sofisticata democrazia che caratterizza la UE e che, guarda caso, ci invidiano tutti”.

Sono efficaci questi interventi?

“Purtroppo questa sostanza e questa modalità rendono l’intero sistema complicato, lento, e, non prevedendo coercizioni o sanzioni, poco efficiente. L’Italia purtroppo è un esempio di Paese che ben poco ha finora posto rimedio alle raccomandazioni ricevute. Forse l’Unione europea ha raccolto l’esperienza delle grandi aziende”.

Che cosa intende?

“Da molto tempo in numerose grandi aziende internazionali si opera nello stesso modo con authorithies interne che monitorano fattori e dati soft. Nelle aziende però le filiali operative che non ottemperano agli standard richiesti vengono obbligate ad adeguarsi. Un esempio: quando lavoravo in azienda una delle tante verifiche cui dovevo, sotto la mia responsabilità, rispondere era se tutti i lavoratori erano trattati economicamente e moralmente pari o sopra la soglia della dignità. Stava a me di stabilire io quale era questa soglia e la dichiarazione era anch’essa sotto la mia responsabilità. La fiducia era un dato di fatto. Ma qualora, in caso di controllo fossero state trovate inesattezze, avrei subito sanzioni”.

Il caso italiano

Per l’Italia gli indicatori europei sono particolarmente rilevanti per via del forte divario territoriale, della bassa occupazione femminile e spesso dell’elevata fuga di giovani qualificati. Elementi che incidono direttamente sulla crescita potenziale del Paese.

Allo stesso tempo, l’Italia mantiene punti di forza dalla qualità manifatturiera al risparmio privato e al patrimonio culturale e sociale. Obiettivo è trasformare questi asset in crescita strutturale duratura.

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Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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