Stipendio a zero con il Modello 730/2026: perché può succedere e come evitare il maxi-conguaglio estivo
Per molti lavoratori dipendenti e pensionati l’estate coincide con ferie, quattordicesima e maggiori spese familiari. Ma tra luglio e settembre è anche il periodo in cui vengono effettuati i conguagli fiscali derivanti dal Modello 730/2026. Se dalla dichiarazione emerge un debito Irpef elevato, la busta paga può ridursi drasticamente e, nei casi più pesanti, arrivare a azzerarsi. Non si tratta di un errore del datore di lavoro né di un’anomalia del sistema, ma dell’effetto delle regole previste per il conguaglio fiscale, che impongono al sostituto d’imposta di recuperare le somme dovute direttamente dallo stipendio o dalla pensione.

Come funziona il conguaglio
Durante l’anno il datore di lavoro trattiene l’Irpef sulle retribuzioni sulla base delle informazioni di cui dispone. Solo con la dichiarazione dei redditi viene effettuato il calcolo definitivo, considerando tutti i redditi percepiti nell’anno precedente, le detrazioni spettanti, gli oneri deducibili e quelli detraibili. Se emerge un credito, il contribuente riceve un rimborso direttamente in busta paga o nella pensione. Se invece risulta un debito, l’Agenzia delle Entrate trasmette il risultato della liquidazione al sostituto d’imposta, che provvede a effettuare le trattenute sulle retribuzioni dei mesi successivi. Lo stipendio si azzera quando il debito fiscale da recuperare supera l’importo netto della retribuzione mensile: il datore di lavoro è tenuto a trattenere quanto dovuto fino alla capienza del cedolino, e se il debito è molto elevato il netto disponibile può risultare pari a zero.
Chi è più esposto
Il rischio di un conguaglio pesante riguarda alcune categorie di contribuenti più di altre. Chi ha cambiato azienda nel corso dell’anno o ha svolto più rapporti di lavoro si trova nella situazione in cui ogni sostituto d’imposta ha applicato le ritenute esclusivamente sui compensi da lui erogati: sommando tutti i redditi nella dichiarazione può emergere un’Irpef complessiva superiore a quella già versata. Stesso problema per chi ha percepito la Naspi o la cassa integrazione per una parte dell’anno, poiché queste indennità costituiscono redditi imponibili ai fini Irpef e si sommano a quelli da lavoro. Chi possiede immobili locati con tassazione ordinaria vede invece i canoni aumentare il reddito complessivo, con un’imposta finale più elevata rispetto a quanto trattenuto nel corso dell’anno, a differenza di chi ha optato per la cedolare secca, che segue regole fiscali autonome. Infine, chi deve restituire il trattamento integrativo o altre agevolazioni percepite durante l’anno può trovarsi con un saldo particolarmente gravoso, nel caso in cui il reddito finale superi le soglie previste dalla normativa.
Cosa succede quando il debito supera la busta paga
Quando il netto dello stipendio non è sufficiente a coprire l’intero importo dovuto, il debito non viene cancellato. Il sostituto d’imposta trattiene l’importo massimo possibile e rinvia automaticamente la parte residua alle mensilità successive, applicando sulle somme rinviate per incapienza gli interessi previsti dalla normativa, pari allo 0,40% mensile. Il lavoratore può quindi ricevere per diversi mesi stipendi significativamente ridotti, con un effetto che si protrae ben oltre il conguaglio estivo.
La rateizzazione e il nodo degli acconti
Lo strumento più efficace per limitare l’impatto del conguaglio è la rateizzazione del debito, che può essere richiesta direttamente in sede di compilazione del Modello 730. Per i lavoratori dipendenti il saldo e l’eventuale primo acconto possono essere suddivisi in rate mensili trattenute in busta paga fino al mese di novembre, con le rate successive alla prima maggiorate degli interessi di dilazione pari allo 0,33% mensile. Distribuire il peso fiscale su più mensilità elimina nella maggior parte dei casi il rischio dello stipendio completamente azzerato.
Vale la pena prestare attenzione anche agli acconti Irpef per l’anno in corso, che possono essere inclusi nel conguaglio quando si presume che il contribuente percepirà redditi analoghi anche nell’esercizio successivo. Se la situazione reddituale è destinata a cambiare sensibilmente, ad esempio per la cessazione di un contratto di locazione o per una riduzione del reddito da lavoro, è possibile valutare la riduzione o il mancato versamento degli acconti nei casi consentiti dalla normativa, tenendo però conto che un acconto insufficiente potrebbe generare ulteriori somme da versare in futuro.
Come anticipare il problema
Verificare con anticipo il risultato della dichiarazione è il modo più efficace per evitare un forte impatto sulla liquidità estiva, soprattutto se durante l’anno si sono verificati un cambio di datore di lavoro, periodi di Naspi o cassa integrazione, redditi da locazione, premi di produttività rilevanti o la restituzione di bonus e trattamenti integrativi. Quando emerge un debito significativo, valutare per tempo la rateizzazione può fare la differenza tra una trattenuta sostenibile distribuita su più mesi e una busta paga interamente assorbita dal conguaglio in una sola soluzione.





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