Tassi negativi: farmaci o veleno?

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Questa domanda, che poteva sembrare del tutto fuori luogo alcuni mesi fa, imperversa invece negli ambienti economici e finanziari dal mese di settembre. Come mai?

Innanzitutto, perché la diagnosi dei primi effetti collaterali si fa sempre più precisa come dimostra l’outlook negativo attribuito la scorsa settimana da Moody’s all’intero settore assicurativo europeo. Gli assicuratori, francesi in particolare, hanno lanciato l’allarme visto il rischio che comportano i tassi negativi a lungo termine per la solvibilità del business nell’assicurazione vita. Alcuni si sono ricapitalizzati, altri hanno emesso debito (a basso costo) per rafforzare i coefficienti di solvibilità e, infine, altri ancora hanno introdotto dei limiti nelle condizioni di accesso alle gestioni separate. A contribuire al peggioramento della loro solvibilità sono, innanzitutto, le caratteristiche non più sostenibili nel contesto attuale delle gestioni separate, tra cui il capitale garantito e la liquidità. A onore del vero questo effetto collaterale riguarda direttamente una parte soltanto delle loro attività, l’assicurazione sulla vita.

Anche il settore bancario sta soffrendo benché i suoi mali siano di natura diversa: è difficilmente sostenibile l’andamento “piatto” della curva dei rendimenti. Poiché le banche si finanziano a breve termine per prestare con scadenze più lunghe, la loro redditività dipende direttamente dalla differenza tra tassi con scadenze diverse. Non sono quindi i bassi tassi in quanto tali a costituire un problema.

Infine, i risparmiatori prudenti resistono ai tassi bassi. Entrando in territorio negativo, il rischio senza tassi si è sostituito ai tassi senza rischio. Questo è ormai il prezzo da pagare per la sicurezza.

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Tuttavia, concentrarsi sugli effetti collaterali nascondendone gli effetti terapeutici ci sembra davvero troppo semplicistico.

Da un lato, perché tassi così bassi vanno direttamente a vantaggio di coloro che accettano di indebitarsi, cioè quasi tutti: Stati, famiglie, aziende. I tassi negativi consentono agli Stati di ridurre l’onere del debito e di sostenere più agevolmente le loro attività attraverso spese finanziate a basso costo. Consentono alle famiglie di contrarre debiti a un costo inferiore per sostenere i consumi o per acquistare un alloggio. Per le imprese, i bassi tassi d’interesse e i margini di credito compressi consentono di realizzare progetti d’investimento la cui redditività attesa poteva in precedenza essere negativa a causa di maggiori oneri per interessi.

Alla fine, è proprio l’obiettivo perseguito dalla Banca Centrale Europea, desiderosa di incoraggiare i vari attori economici perché si assumano maggiori rischi onde evitare l’eutanasia della deflazione. I tassi negativi non sono una cura miracolosa bensì un farmaco efficace perché le condizioni di salute tornino a essere stazionarie: attenzione, però, alla sovra-medicazione!

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