Il punto sul Quadro Macroeconomico

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Si è appena concluso il regolare esercizio di forecasting e di asset allocation che riassume il contributo dei team di gestione e di analisi di AXA IM. Il quadro che ne emerge vendica in parte la view sulla quale avevamo ragionato qualche mese fa, cioè che questa recessione sarebbe stata vista ex-post come la recessione più profonda, ma anche più breve della storia economica. In sostanza, le nostre previsioni macro si possono riassumere in tre punti:

  1. Secondo il nostro team di economisti, la traiettoria del PIL sarà meno negativa del consenso nel 2020 e probabilmente più positiva del consenso nel 2021.Per esempio, negli Stati Uniti prevediamo una contrazione del 4.7% nel 2020 seguita da un rimbalzo del 4.8% nel 2021. La mediana degli istituti che pubblicano le previsioni sull’economia USA prevede, invece, una contrazione del 5.2% nel 2020 e una espansione del 4% nel 2021. Idem per l’Eurozona, dove stimiamo una contrazione del 7.7% seguita da un rimbalzo del 5.2% nel 2021. Siamo anche molto ottimisti per la congiuntura Cinese, dove il PIL del 2020 aumenterà “solo” del 2.3%, ma dove il 2021 dovrebbe rivelarsi come un anno stellare con una crescita dell’8%.
  2. La coordinazione delle politiche monetarie e fiscali è un fattore cruciale che differenzia la Grande Crisi Finanziaria dalla recessione del 2020. È ancora vivo il ricordo del 2008/2009, quando le banche centrali persero mesi preziosi nell’analizzare le cause del problema e nel proporre soluzioni di liquidità proporzionali allo shock negativo subito dal sistema bancario. E come dimenticare gli slogan del Fondo Monetario Internazionale inneggianti alle politiche fiscali di austerità? Il dogma del pareggio di bilancio, sul cui altare furono sacrificati i governi eletti dal popolo sovrano, è oggi un anatema. Come direbbe Thomas Kuhn, il cambio di paradigma implica sempre una transizione dirompente, spesso anche violenta.
  3. L’inflazione. Quale inflazione? Quella dei prezzi al consumo o quella degli asset finanziari? È questo un punto fondamentale nella comprensione dei fenomeni socio-economici regionali e della interazione politica a livello internazionale. Se parliamo di inflazione del paniere della spesa, allora mi sembra che gli stessi fattori negativi che avevamo elencato prima della pandemia (i.e. eccesso di risparmio, fattori demografici, compressione della produttività) siano validi ancora oggi. Se invece parliamo di “asset price inflation”, allora è vero che in termini nominali i mercati sono saliti di molto nel 2020, in particolare rispetto ai minimi di marzo. Però è anche vero che il prezzo dell’oro è salito a dismisura. Tipicamente l’oro viene usato come deflatore dei prezzi finanziari. Pertanto, vi posso assicurare che in termini reali – cioè rispetto all’apprezzamento dell’oro – i mercati finanziari non sono poi saliti di molto.

Concludo con due preoccupazioni. La prima riguarda l’enorme massa di liquidità che è stata generata in diverse valute per far fronte ai costi dell’epidemia da Covid-19. Dalle mie parti, l’abbondanza di offerta (o la carenza di domanda) implicano sempre una variazione dei prezzi relativi. La seconda, invece, riguarda le ripercussioni che questa recessione e queste contromisure avranno sull’assetto sociale e quindi sulla disponibilità di risorse pubbliche essenziale come la sanità, la scuola, la sicurezza ecc. Intanto, però, godiamoci la speranza nella ripresa.

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