TuttoFood 2026, Milano capitale globale dell’agroalimentare italiano
La fiera internazionale del food & beverage fotografa la forza del Made in Italy: export record, nuovi mercati e geopolitica al centro dell’edizione più internazionale di sempre
Milano torna al centro della diplomazia economica del cibo con l’edizione 2026 di TuttoFood, la grande manifestazione dedicata all’agroalimentare che dall’11 al 14 maggio riunisce a Rho Fiera oltre 5 mila brand del settore food & beverage provenienti da 80 Paesi. I numeri raccontano da soli la dimensione dell’evento: 85 mila metri quadrati espositivi, più di 100 mila visitatori professionali attesi e circa 4 mila top buyer internazionali. Un appuntamento che ormai non è più soltanto una fiera di settore, ma una vera piattaforma strategica per l’export italiano.

Al centro della manifestazione c’è soprattutto il peso economico dell’agroalimentare italiano, una filiera che oggi vale circa 700 miliardi di euro e rappresenta uno dei motori più solidi dell’economia nazionale. Le esportazioni hanno raggiunto quota 73 miliardi, confermando la centralità del Made in Italy alimentare nei mercati internazionali nonostante un contesto globale segnato da guerre commerciali, rincari energetici e tensioni geopolitiche.
Un cambio di scala per TuttoFood
L’edizione 2026 segna anche un cambio di scala per TuttoFood. Organizzata da Fiere di Parma, la manifestazione punta sempre più a competere con i grandi hub internazionali del settore come Anuga e Sial. Non a caso cresce la componente estera: circa il 30% degli espositori arriva da fuori Italia, con una presenza rafforzata da Medio Oriente, Asia, America Latina e Nord Africa. Tra i nuovi ingressi figurano Algeria, Corea del Sud, India, Sri Lanka e Uzbekistan, mentre restano forti le delegazioni provenienti da Stati Uniti, Canada, Giappone e Paesi del Golfo.
Il dato interessante è che il food italiano continua a esercitare un forte potere attrattivo anche in una fase di rallentamento economico globale. Secondo l’Agenzia ICE l’agroalimentare ha registrato nel 2025 una crescita dell’export del 5% rispetto all’anno precedente, nonostante le difficoltà legate ai nuovi dazi americani e all’aumento dei costi logistici internazionali. Nei primi mesi del 2026, tuttavia, alcune filiere stanno iniziando a sentire il peso delle tensioni commerciali: l’export verso gli Stati Uniti avrebbe già registrato una flessione superiore al 20% in alcuni comparti.
Ed è proprio questo il grande tema che attraversa la fiera: la necessità di aprire nuovi mercati. Per il sistema agroalimentare italiano la diversificazione geografica è diventata ormai una priorità strategica. A TuttoFood si parla molto di Mercosur, ASEAN e area MENA, considerate fondamentali per compensare il rallentamento di alcuni mercati tradizionali. L’obiettivo è costruire un’agricoltura sempre più internazionale ma senza perdere il valore identitario del Made in Italy.
Sostenibilità e innovazione
Parallelamente cresce anche il peso della sostenibilità e dell’innovazione. Tra le aree più osservate della manifestazione ci sono quelle dedicate ai prodotti biologici, alla quarta gamma, alle alternative plant-based e alla trasformazione del retail alimentare europeo. L’attenzione si sposta infatti sempre più verso consumatori che chiedono trasparenza, tracciabilità e qualità certificata. Secondo un’analisi Coldiretti diffusa durante la fiera, quasi il 30% dei prodotti agroalimentari presenti sugli scaffali italiani utilizza richiami diretti all’italianità, segno che origine e autenticità sono ormai diventate leve decisive nelle scelte di acquisto.
In questo scenario il riconoscimento della cucina italiana come patrimonio UNESCO assume anche un valore economico oltre che culturale. Il cibo italiano viene sempre più utilizzato come strumento di soft power internazionale, capace di rafforzare l’immagine del Paese e sostenere le esportazioni. È uno dei motivi per cui eventi come TuttoFood stanno assumendo un peso crescente anche sul piano politico e diplomatico.
Le tensioni geopolitiche
Ma dietro l’ottimismo della manifestazione emergono anche le fragilità del comparto. I rincari delle materie prime, i costi energetici elevati, la volatilità climatica e le tensioni geopolitiche restano fattori di forte pressione per le imprese. La guerra in Medio Oriente e le criticità legate allo Stretto di Hormuz, ad esempio, rischiano di incidere direttamente sulla logistica globale e sui prezzi delle commodity alimentari.
TuttoFood 2026 diventa così molto più di una vetrina commerciale: è il luogo in cui il Made in Italy agroalimentare prova a ridefinire il proprio ruolo in un’economia globale sempre più instabile. E il messaggio che arriva da Milano è chiaro: il cibo resta uno degli asset industriali e culturali più forti dell’Italia, ma per continuare a crescere dovrà saper coniugare identità, innovazione e apertura internazionale.






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