Il possibile supporto dei fondi di investimento alternativi

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I fondi di investimento alternativi (FIA) chiusi mobiliari possono rappresentare un importante strumento per finanziare il tessuto produttivo.  Lo evidenzia la Banca d’Italia nella propria Relazione annuale in cui pone in risalto come tali fondi  tipicamente operano con un orizzonte temporale di medio termine, sono particolarmente adatti a investire in attività poco liquide e grazie alle competenze dei loro gestori nella selezione di progetti di investimento innovativi, favoriscono l’impiego del risparmio a sostegno dell’economia.

Quale è il grado di maturità del settore ?  

Il comparto dei FIA chiusi mobiliari in Italia ha registrato un significativo sviluppo negli ultimi anni, un fenomeno osservato anche nell’area dell’euro: tra il 2015 e il 2021  il patrimonio netto del settore e passato da 9 a 30 miliardi di euro e il numero di fondi e aumentato da 165 a 385. Nonostante la forte crescita, in rapporto al PIL, prosegue Bankitalia, le risorse gestite in Italia restano inferiori alla media dell’area (2 e 6 per cento). In linea con la media europea, alla fine dello scorso anno le banche e gli investitori istituzionali detenevano circa tre quarti del  patrimonio gestito dai FIA in Italia, mentre gli investitori non professionali avevano  sottoscritto il 12 per cento. La rimanente parte faceva capo ad Amministrazioni pubbliche, imprese e altri investitori privati.

La crescita dal 2015 al 2021 ha riguardato tutti i principali comparti, prosegue la Relazione. Il patrimonio netto dei fondi che investono nel capitale di rischio delle aziende (private equity) e passato da 8 a 17 miliardi di euro, mentre quello dei fondi di debito (private debt), che investono in crediti o in titoli di debito non quotati, e salito da meno di uno a 7 miliardi. Restano su livelli contenuti i volumi del comparto dei FIA che investono in strumenti finanziari (FIA mobiliari) specializzati nel segmento delle società di nuova costituzione (2 miliardi di risorse gestite) e di quello dei fondi di investimento a lungo termine (European long-term investment funds, ELTIF; 0,6 miliardi)

La Banca d’Italia evidenzia poi come gli operatori esteri svolgono un ruolo rilevante nel mercato italiano del private equity e del private debt. Secondo dati forniti dall’Associazione italiana del private equity, venture capital e private debt (Aifi), circa l’80 per cento degli investimenti in imprese italiane effettuati dai fondi chiusi nel 2021 era riconducibile a FIA esteri (5,9 su 7,6 miliardi). In entrambi i comparti gli investimenti sono stati realizzati prevalentemente da fondi esteri di grande dimensione che, a differenza di quelli degli intermediari italiani, si sono concentrati soprattutto in aziende medie o grandi.

Le imprese italiane possono beneficiare della crescita del comparto dei FIA per  rafforzare la loro struttura patrimoniale e per finanziare i progetti di investimento.

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