I mercati di frontiera nell’era delle politiche commerciali di Trump

Johannes Loefstrand, Portfolio Manager, Frontier Markets Equity Strategy, T. Rowe Price -

I mercati di frontiera devono affrontare una serie unica di sfide e opportunità nell’era delle politiche commerciali del presidente Donald Trump. In particolare, l’enfasi sulle tariffe ha il potenziale per perturbare il commercio globale e aumentare il costo del capitale. Tuttavia, i mercati di frontiera sono generalmente meno interconnessi con l’economia globale rispetto alle loro controparti emergenti e sviluppate, e la loro crescita è spesso guidata da fattori idiosincratici, che possono isolarli da alcuni degli impatti delle politiche statunitensi.

Durante il primo mandato di Trump, le economie di frontiera hanno dimostrato una notevole resilienza, superando abilmente le difficoltà geopolitiche. Il Vietnam è emerso come un importante beneficiario delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Poiché i dazi hanno reso i prodotti cinesi più costosi, molte aziende hanno trasferito le loro attività produttive in Vietnam, grazie alla sua forza lavoro qualificata, agli ampi accordi di libero scambio e alla manodopera a prezzi accessibili, consentendo al paese di conquistare quote di mercato manifatturiero dalla Cina. Secondo la Banca Mondiale, il tasso di crescita del PIL del Vietnam è stato in media del 7% circa durante questo periodo, dimostrando la sua capacità di adattarsi alle mutevoli dinamiche del commercio globale.

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Allo stesso modo, l’industria tessile del Bangladesh ha approfittato delle interruzioni commerciali. Essendo uno dei maggiori esportatori di abbigliamento al mondo, il Bangladesh ha registrato un aumento degli ordini da parte dei rivenditori occidentali che cercano di diversificare le loro catene di fornitura fuori dalla Cina. Le esportazioni tessili del paese sono cresciute di circa il 10% all’anno, contribuendo in modo significativo alla sua crescita economica.

Il mercato delle esportazioni del Marocco è fiorente, grazie alla sua forza lavoro a basso costo, agli accordi commerciali strategici e alla vicinanza all’Europa. Il paese ha notevolmente ampliato la sua base produttiva, esportando ora oltre mezzo milione di automobili all’anno. Questa crescita è principalmente guidata da Renault (francese) e Stellantis (olandese), che hanno entrambe stabilito impianti di produzione in Marocco. Inoltre, Hyundai (coreana) ha annunciato l’intenzione di aprire qui uno stabilimento, dando ulteriore impulso al settore automobilistico. Oltre alle automobili, il Marocco sta sviluppando rapidamente la sua industria di produzione di componenti per aeromobili e sta sfruttando l’energia solare, con esportazioni di elettricità verso l’Europa.

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Le prospettive di investimento per i mercati di frontiera sono ottimistiche, trainate dalle inefficienze del mercato, dalle valutazioni interessanti e dalle aziende ben gestite: l’indice MSCI Frontier Markets, che misura la performance dei titoli azionari in questi mercati, ha prodotto forti rendimenti e ha superato molti indici dei mercati emergenti, mantenendo al contempo una volatilità inferiore. Inoltre, questo indice azionario viene scambiato a una valutazione inferiore rispetto a quasi tutte le altre regioni del mondo.

La rapida crescita degli utili nei mercati di frontiera è sostenuta da dati demografici favorevoli e da un’espansione economica che di solito supera la media globale. Tuttavia, il potenziale aumento dei dazi e un dollaro statunitense più forte potrebbero rappresentare una sfida per alcuni mercati di frontiera. Un dollaro più forte può portare a un aumento dei costi del capitale, poiché molte economie di frontiera fanno affidamento sul debito denominato in dollari per finanziare la loro crescita. Ciò potrebbe aumentare l’onere del rimborso del debito e limitare l’accesso a finanziamenti a prezzi accessibili.

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