Fino a 500 euro al mese per stabilizzare i giovani: la nuova misura del decreto

Nella più recente bozza del decreto previsto per il 1° maggio compare una nuova misura pensata per offrire maggiori prospettive di stabilità ai giovani lavoratori assunti con contratti a termine. Il provvedimento, che negli ultimi anni è diventato un appuntamento ricorrente per il governo di Centrodestra, quasi a voler lasciare un segno distintivo in una ricorrenza storicamente legata alla sinistra, include diverse iniziative a sostegno del lavoro. Tra queste figurano interventi come il bonus per i dipendenti con contratto collettivo scaduto e l’aumento della soglia di detassazione dei fringe benefit.
Accanto a tali misure, il testo introduce anche un incentivo che può arrivare fino a 500 euro al mese, rivolto ai giovani che non sono ancora riusciti a ottenere un contratto stabile a tempo indeterminato.
Non si tratta di un importo erogato direttamente in busta paga, ma di un’agevolazione destinata a favorire l’assunzione stabile. In sostanza, è un incentivo alle imprese, simile ad altri già esistenti, ma focalizzato in particolare sulla trasformazione dei contratti a tempo determinato in rapporti di lavoro a tempo indeterminato.
Destinatari dell’incentivo
Il bonus è pensato in modo specifico per i giovani lavoratori con contratto a termine che non hanno ancora raggiunto una posizione lavorativa stabile. L’obiettivo è accompagnarli in una fase cruciale del loro percorso professionale, quella in cui il rischio di rimanere intrappolati nella precarietà è più elevato.
Nel dettaglio, la misura riguarda i lavoratori con meno di 35 anni che, al momento della trasformazione del contratto, non hanno mai avuto un impiego a tempo indeterminato. Si tratta quindi di una categoria ben definita: giovani all’inizio della carriera che, pur avendo maturato esperienze lavorative, non hanno ancora ottenuto una stabilizzazione.
L’incentivo coinvolge anche i datori di lavoro privati, che svolgono un ruolo centrale nel processo. Sono infatti loro a beneficiare direttamente dello sgravio contributivo, a condizione che la trasformazione del contratto comporti un aumento reale dell’occupazione e non una semplice sostituzione di personale.
La misura è valida solo per le trasformazioni effettuate in un periodo specifico, compreso tra il 1° agosto 2026 e il 31 dicembre 2026, purché il contratto a termine sia stato attivato entro il 30 aprile 2026.
Restano esclusi i dirigenti, mentre rientrano i lavoratori non dirigenziali con contratti a tempo determinato di durata complessiva non superiore a 12 mesi.
Come funziona il bonus
L’agevolazione consiste in un esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende private che trasformano un contratto a termine in uno a tempo indeterminato.
In concreto, lo sgravio copre il 100% dei contributi dovuti dal datore di lavoro, fino a un massimo di 500 euro mensili per ciascun lavoratore, per un periodo massimo di 24 mesi.
Per chiarire: nel settore privato i contributi a carico del datore di lavoro sono pari al 23,81% della retribuzione. Con questo incentivo, tale quota viene azzerata fino al limite previsto. Ad esempio, per uno stipendio lordo di 1.500 euro, il costo contributivo è di circa 357 euro al mese: in questo caso l’azienda non sostiene alcuna spesa su questa voce.
Se invece la retribuzione è più alta, ad esempio 2.500 euro lordi mensili, i contributi salgono a circa 595 euro. Tuttavia, lo sgravio si ferma a 500 euro, lasciando la parte eccedente a carico dell’impresa.






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