Petrolio, gli Emirati Arabi lasciano l’Opec. Che cosa cambia e ripercussioni sul cartello petrolifero
Gli Emirati Arabi Uniti usciranno dall’Opec e dall’alleanza Opec+ a partire dal 1° maggio. La decisione segna un cambiamento rilevante nella strategia energetica del Paese e potrebbe incidere sugli equilibri del cartello petrolifero guidato dall’Arabia Saudita.

Emirati Arabi puntano alla’autonomia strategica
L’annuncio è stato diffuso dall’agenzia di stampa statale Wam, secondo cui la scelta riflette la visione economica di lungo periodo degli Emirati e l’evoluzione del loro settore energetico. In particolare, Abu Dhabi punta ad accelerare gli investimenti nella produzione nazionale di energia, rafforzando la propria autonomia strategica.
Dal punto di vista statistico, l’uscita dall’Opec (Organization of the Petroleum Exporting Countries) rappresenta un passaggio di grande rilievo. A febbraio 2026, infatti, gli Emirati Arabi Uniti risultavano il terzo produttore all’interno del cartello, preceduti solo da Arabia Saudita e Iraq. Il Paese aveva aderito all’organizzazione nel 1967, appena sette anni dopo la sua fondazione, consolidando nel tempo un ruolo centrale nel mercato petrolifero internazionale.
Su scala globale, inoltre, gli Emirati si collocano stabilmente tra i principali produttori di greggio. Nel 2022, secondo diverse fonti ufficiali, la produzione ha raggiunto circa 4 milioni di barili al giorno, pari a oltre il 4% del totale mondiale, posizionando il Paese al settimo posto tra i produttori.
La decisione arriva in un contesto internazionale segnato anche dalle tensioni legate al conflitto in Iran e, secondo quanto riportato dall’agenzia Wam, “contribuirà a soddisfare una domanda in continua evoluzione”. Gli Emirati hanno inoltre annunciato un incremento graduale della produzione nei prossimi anni.





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