Investimenti 4.0, il ritorno dell’iper-ammortamento favorisce artigiani e PMI
Dal 2026 al 2028 torna la maxi-deduzione per gli investimenti tecnologici. Per molte imprese individuali il vantaggio può risultare superiore rispetto ai vecchi crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 grazie alla riduzione combinata di Irpef e contributi Inps.

Con la fine dei crediti d’imposta Transizione 4.0 e 5.0 al 31 dicembre 2025, il sistema degli incentivi agli investimenti entra in una nuova fase. La Legge di Bilancio 2026 ha infatti reintrodotto l’iper-ammortamento per i beni strumentali ad alto contenuto tecnologico, riportando al centro uno strumento fiscale già utilizzato negli anni precedenti dalle imprese italiane.
La misura resterà attiva dal 1° gennaio 2026 al 30 settembre 2028 e punta a sostenere la trasformazione digitale e produttiva delle aziende attraverso una maggiorazione delle quote fiscalmente deducibili relative agli investimenti 4.0.
Per artigiani, commercianti e PMI il nuovo sistema potrebbe risultare particolarmente vantaggioso, soprattutto rispetto ai precedenti crediti d’imposta utilizzati in compensazione fiscale.
Come funziona il nuovo iper-ammortamento
Il meccanismo dell’iper-ammortamento consente alle imprese di dedurre fiscalmente un valore superiore rispetto al costo reale del bene acquistato.
Nel caso degli investimenti fino a 2,5 milioni di euro, la maggiorazione prevista dalla normativa arriva al 180%. In pratica, un macchinario acquistato a 100 mila euro potrà generare una base ammortizzabile fiscale pari a 280 mila euro.
La misura riguarda principalmente macchinari interconnessi, impianti automatizzati, software gestionali integrati e tecnologie funzionali alla trasformazione digitale dei processi produttivi. Per ottenere l’agevolazione sarà necessario rispettare alcuni requisiti tecnici, tra cui l’acquisto di beni nuovi, l’interconnessione ai sistemi aziendali e, nei casi previsti, la presenza di una perizia asseverata.
Perché artigiani e commercianti sono i soggetti più favoriti
La vera differenza rispetto ai precedenti incentivi riguarda il funzionamento fiscale della misura.
I vecchi crediti d’imposta 4.0 e 5.0 generavano infatti un credito compensabile tramite modello F24. Il nuovo iper-ammortamento, invece, riduce direttamente il reddito imponibile dell’impresa.
Questo aspetto assume particolare rilevanza per ditte individuali, imprese artigiane e società di persone, perché il reddito d’impresa incide non soltanto sulle imposte fiscali ma anche sui contributi previdenziali Inps dovuti sulla quota eccedente il minimale contributivo.
La maggiore deduzione prodotta dall’iper-ammortamento può quindi determinare una riduzione dell’Irpef, delle addizionali regionali e comunali e dei contributi previdenziali. È proprio questo doppio effetto fiscale e contributivo a spiegare perché il nuovo incentivo venga considerato da molti consulenti più vantaggioso rispetto ai precedenti crediti d’imposta.
Le differenze rispetto a Transizione 4.0 e 5.0
Il sistema dei crediti d’imposta introdotto negli ultimi anni aveva il vantaggio di garantire un beneficio fiscale certo e utilizzabile anche in presenza di redditività contenuta.
L’iper-ammortamento segue invece una logica diversa: il vantaggio cresce all’aumentare del reddito imponibile dell’impresa. Per questo motivo il nuovo schema favorisce soprattutto aziende con redditività medio-alta e una forte pressione fiscale e contributiva, mentre può risultare meno efficace per soggetti con utili ridotti o contribuenti in regime forfettario.
Dal punto di vista operativo cambia anche la modalità di recupero del beneficio: non più un credito compensabile, ma quote di ammortamento fiscalmente maggiorate distribuite nel tempo.
Gli investimenti che potrebbero accelerare nel triennio 2026-2028
Il ritorno dell’iper-ammortamento potrebbe spingere molte PMI ad anticipare investimenti rimandati nel corso del 2025 a causa dell’incertezza normativa sul futuro degli incentivi.
Secondo operatori e associazioni di categoria, i comparti che potrebbero beneficiare maggiormente della misura sono quelli della meccanica, della manifattura e dell’automazione industriale, oltre alle imprese impegnate nell’efficientamento energetico e nella digitalizzazione dei processi produttivi.
I chiarimenti ancora attesi
Nonostante l’approvazione della misura nella Legge di Bilancio 2026, restano ancora attesi alcuni chiarimenti operativi da parte dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Le questioni ancora aperte riguardano soprattutto le modalità delle comunicazioni preventive, la gestione delle perizie tecniche, la cumulabilità con altri incentivi e i controlli sull’interconnessione dei beni.
Le future circolari applicative saranno decisive per definire con precisione le modalità operative dell’agevolazione.
Un cambio di strategia negli incentivi alle imprese
Il ritorno dell’iper-ammortamento segna un cambiamento nella politica industriale italiana. Dopo anni basati sul sistema dei crediti d’imposta, il legislatore torna a incentivare gli investimenti attraverso una leva fiscale tradizionale: la super deduzione del costo dei beni produttivi.
Per artigiani e PMI il nuovo scenario potrebbe tradursi in un vantaggio significativo, soprattutto nei casi in cui l’impresa presenti redditi elevati e una forte incidenza contributiva.
La convenienza reale, tuttavia, dovrà essere valutata caso per caso, considerando struttura aziendale, livello di redditività e tipologia di investimento programmato.





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