Nuovo BOT a 12 mesi: perché il Tesoro lo emette e cosa significa davvero per i risparmiatori
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha dato il via alla nuova emissione del BOT annuale di luglio, confermando un appuntamento ormai consolidato nel calendario dei Titoli di Stato italiani. A prima vista potrebbe sembrare una semplice operazione tecnica, ma dietro questa emissione si nasconde un meccanismo fondamentale per la gestione del debito pubblico e, allo stesso tempo, uno strumento che molti piccoli risparmiatori guardano con crescente interesse.

Un’operazione di rollover, non di nuovo debito
L’emissione del nuovo BOT a 12 mesi rappresenta quello che gli esperti definiscono un avvicendamento del debito, o rollover. Lo Stato raccoglie nuove risorse attraverso l’emissione di un titolo che andrà in scadenza tra un anno e utilizza parte del ricavato per rimborsare un BOT collocato dodici mesi prima. Non si tratta quindi, nella maggior parte dei casi, di nuovo debito destinato a finanziare ulteriori spese pubbliche, bensì di una normale operazione di rifinanziamento, adottata da tutti gli Stati che emettono titoli sul mercato.
Come funzionano i BOT e da dove viene il rendimento
I Buoni Ordinari del Tesoro sono titoli di Stato a breve termine con una durata massima di 12 mesi. A differenza dei BTP, non distribuiscono cedole periodiche: il rendimento deriva dalla differenza tra il prezzo pagato all’acquisto e il valore nominale di 100 euro rimborsato alla scadenza. Il titolo viene cioè acquistato a sconto, e il guadagno dell’investitore è la differenza tra i due valori. Questa semplicità li rende tra gli strumenti finanziari più accessibili anche per chi si avvicina per la prima volta agli investimenti in Titoli di Stato.
Il rendimento e perché i BOT sono tornati di moda
Il mercato stima per questa emissione un rendimento intorno al 2,5% lordo, un livello decisamente più elevato rispetto agli anni in cui i tassi di interesse erano prossimi allo zero. Per molti anni i BOT avevano perso attrattiva proprio per questo motivo: con rendimenti nulli o negativi, gli investitori si erano spostati verso altre forme di impiego del capitale. Lo scenario è cambiato con la stretta monetaria della Banca Centrale Europea, avviata per contrastare l’inflazione, che ha riportato i tassi a breve su livelli competitivi. La breve durata dell’investimento, la prevedibilità del rimborso a scadenza e la semplicità di funzionamento li rendono oggi una soluzione apprezzata da chi vuole impiegare liquidità per un periodo limitato senza esporsi alle oscillazioni dei mercati azionari.
Il rischio non è assente
Sebbene i BOT siano generalmente considerati tra gli strumenti più sicuri disponibili sul mercato italiano, nessun investimento è completamente privo di rischio. Il principale è il cosiddetto rischio emittente, cioè la capacità dello Stato italiano di rimborsare il debito alla scadenza: un rischio storicamente contenuto ma non teoricamente nullo, come dimostra il fatto che i mercati prezzano i titoli italiani con uno spread rispetto a quelli tedeschi. Chi decidesse invece di vendere il titolo prima della naturale scadenza potrebbe ottenere un prezzo diverso rispetto a quello pagato, in funzione dell’andamento dei tassi di interesse e delle condizioni di mercato. Per chi mantiene il BOT fino alla scadenza il rendimento risulta invece predeterminato al momento dell’acquisto.
BOT, conti deposito o ETF monetari?
Con il ritorno dei rendimenti, molti risparmiatori confrontano i BOT con altre soluzioni a basso rischio. I conti deposito vincolati offrono tassi competitivi ma con condizioni che variano significativamente da istituto a istituto, spesso con penali in caso di svincolo anticipato. Gli ETF monetari garantiscono maggiore flessibilità e liquidità giornaliera, ma il loro valore oscilla quotidianamente e non offrono la garanzia diretta dello Stato. I BOT si collocano in una posizione intermedia: durata prestabilita, rendimento noto all’acquisto, garanzia sovrana, ma liquidabilità prima della scadenza soggetta alle condizioni di mercato. La scelta dipende dall’orizzonte temporale dell’investitore e dalla necessità di mantenere disponibile la liquidità nel breve periodo.
Le prossime emissioni
Dopo il collocamento del BOT annuale di luglio, il calendario del MEF proseguirà con le consuete emissioni di titoli a più breve scadenza previste nella parte finale del mese. Saranno il livello dei tassi di interesse, la domanda degli investitori e l’evoluzione del contesto macroeconomico a determinare i rendimenti effettivi delle prossime aste.





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