Verso la prima Strategia di Sicurezza Nazionale: per l’Italia un cambio di passo nella gestione delle crisi sistemiche

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— a cura del Prof. Marco Bacini e dell’Avv. Francesco Serra

Con il DPCM del 22 aprile 2026, l’Italia ha avviato un percorso destinato a incidere in profondità sull’architettura istituzionale della sicurezza nazionale. La decisione di procedere verso una Strategia di Sicurezza Nazionale organica, coerente e periodicamente aggiornata rappresenta un passaggio molto importante per un Paese che, pur disponendo di competenze settoriali avanzate, ha spesso affrontato i grandi rischi strategici attraverso strumenti separati, piani verticali e risposte costruite sull’urgenza del momento.

Un medesimo perimetro strategico

Il valore del nuovo impianto risiede proprio nella capacità di ricondurre a unità ciò che negli ultimi anni si è progressivamente frammentato. Difesa, intelligence, cybersicurezza, protezione civile, sicurezza economica, infrastrutture critiche, energia, catene di approvvigionamento, ordine pubblico, stabilità finanziaria e resilienza industriale appartengono ormai a un medesimo perimetro strategico. Ogni crisi contemporanea tende a propagarsi su più livelli, attraversando rapidamente la dimensione fisica, digitale, economica, sociale e informativa. Un attacco cyber contro un’infrastruttura essenziale, una crisi energetica, una campagna di disinformazione, una pressione migratoria strumentalizzata, una vulnerabilità nelle filiere tecnologiche o una tensione geopolitica in un’area sensibile possono produrre effetti simultanei sulla sicurezza dello Stato, sulla continuità dei servizi, sulla fiducia dei cittadini e sulla competitività del sistema produttivo.

La Strategia di Sicurezza Nazionale

La scelta di dotarsi di una Strategia di Sicurezza Nazionale va quindi letta come un’evoluzione della cultura istituzionale italiana. Per lungo tempo il Paese ha potuto contare su competenze elevate nei singoli comparti, dalla diplomazia alla difesa, dall’intelligence alla protezione civile, dalla sicurezza cibernetica alla tutela degli asset strategici, ma la complessità delle minacce attuali richiede ora una cornice comune, capace di definire interessi fondamentali, priorità, strumenti, responsabilità e meccanismi di coordinamento. La sicurezza nazionale diventa così una funzione di sistema, fondata sulla capacità dello Stato di prevenire, comprendere, decidere e reagire in tempi coerenti con la velocità degli eventi.

Il Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica

Il rafforzamento del Comitato Interministeriale per la Sicurezza della Repubblica, presieduto dal Presidente del Consiglio, risponde a questa esigenza di indirizzo unitario. Il CISR assume una funzione estremamente rilevante nella gestione delle crisi sistemiche che coinvolgono aspetti di sicurezza nazionale, con il supporto del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS) e con il contributo delle amministrazioni competenti. La scelta di collocare il coordinamento politico-strategico presso la Presidenza del Consiglio appare coerente con la natura trasversale delle crisi contemporanee, che richiedono una sintesi tempestiva tra livelli diversi di responsabilità pubblica.

La Strategia dovrà indicare gli interessi fondamentali da salvaguardare, gli obiettivi strategici da perseguire, le politiche di prevenzione e contrasto dei fattori di minaccia, gli indirizzi generali per la gestione unitaria delle situazioni di crisi. Si tratta di un lavoro che avrà una rilevanza giuridica, politica ed economica. La sicurezza nazionale, infatti, non riguarda soltanto la protezione dei confini o la difesa da minacce tradizionali. ma comprende sempre più la capacità di proteggere il tessuto industriale, la sovranità tecnologica, l’autonomia decisionale, la sicurezza delle reti, la continuità delle forniture, la capacità innovativa e la posizione internazionale del Paese.

Sicurezza economica e sicurezza nazionale

Per una potenza manifatturiera ed esportatrice come l’Italia, il tema assume una portata evidente, la sicurezza economica è ormai parte integrante della sicurezza nazionale. Le imprese operano in mercati esposti a tensioni geopolitiche, competizione tecnologica, volatilità energetica, vincoli regolatori, dipendenze nelle filiere e rischi reputazionali derivanti da campagne informative ostili. La tutela degli asset strategici, la protezione dei dati, la resilienza delle infrastrutture digitali, la difesa della proprietà intellettuale e la capacità di presidiare le catene globali del valore sono elementi decisivi per la competitività del sistema Paese.

Anche il rapporto con i grandi attori internazionali richiede un approccio lucido, analitico e privo di semplificazioni. La Repubblica Popolare Cinese rappresenta uno degli interlocutori centrali dell’economia globale e, al tempo stesso, uno degli attori che più incidono sugli equilibri tecnologici, industriali e commerciali. Per l’Italia e per l’Europa diventa necessario leggere con attenzione le strategie di penetrazione economica, tecnologica e informativa poste in essere dagli attori statuali, valutando opportunità, dipendenze, vulnerabilità e margini di autonomia. Bisognerà evitare di assumere una postura ideologica, e costruire una capacità nazionale di analisi degli interessi, dei rischi e delle conseguenze strategiche delle scelte economiche e industriali.

Il rapporto tra indirizzo dell’esecutivo e controllo parlamentare

Un altro profilo da segnalare riguarda il rapporto tra indirizzo dell’esecutivo e controllo parlamentare. Il coinvolgimento del COPASIR, chiamato a esprimere un parere e a seguire l’attuazione della Strategia, consente di mantenere un raccordo istituzionale su una materia ad alta sensibilità. La sicurezza nazionale richiede rapidità decisionale, riservatezza e coerenza di indirizzo, ma trae forza anche dalla qualità del confronto democratico e dalla capacità delle istituzioni di generare fiducia. Il ruolo del Parlamento, attraverso gli strumenti previsti dall’ordinamento, può contribuire a rafforzare la legittimazione complessiva della Strategia, senza appesantire i meccanismi operativi necessari nelle fasi di crisi.

La vera sfida sarà nella qualità dell’attuazione perchè una Strategia di Sicurezza Nazionale produce valore quando riesce a trasformare l’analisi in decisione, la decisione in pianificazione, la pianificazione in capacità operative. Il rischio da evitare è quello di costruire un documento formalmente avanzato ma scarsamente incidente sui processi amministrativi, sulle priorità di investimento, sulla preparazione delle istituzioni e sulla consapevolezza del settore privato. La Strategia dovrà essere aggiornata, verificabile, collegata a scenari realistici e sostenuta da esercitazioni, procedure, responsabilità chiare e indicatori di efficacia.

L’approccio whole-of-government

Il metodo dovrà essere necessariamente integrato. L’approccio whole-of-government consente di superare la separazione tra amministrazioni, mentre l’approccio whole-of-society richiama il contributo di imprese, università, centri di ricerca, operatori infrastrutturali, sistema finanziario e società civile. La sicurezza nazionale contemporanea richiede una comunità strategica più ampia, capace di condividere informazioni, linguaggi, priorità e cultura del rischio. L’intelligence assume una funzione sempre più importante, perché permette di anticipare le minacce, interpretare segnali deboli, collegare fenomeni apparentemente separati e supportare il decisore pubblico con analisi tempestive e qualificate.

Il DPCM del 22 aprile 2026 certifica quindi un passaggio importante nel percorso di maturazione strategica del Paese, l’Italia ha l’opportunità di dotarsi di una bussola aggiornata, capace di orientare le scelte pubbliche e private davanti a minacce ibride, competizione economica globale, trasformazione tecnologica e instabilità geopolitica. La sua efficacia dipenderà dalla qualità dell’analisi prodotta, dalla capacità di coordinamento tra istituzioni, dalla continuità dell’indirizzo politico e dalla consapevolezza che la sicurezza nazionale è ormai una condizione imprescindibile per la crescita, la sovranità decisionale e la tutela degli interessi fondamentali della Repubblica.

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