Riforma Fiscale e Patrimoniale. I nodi essenziali del nostro sistema fiscale: il parere di Alessia Potecchi
Nel nostro sistema tributario l’aliquota media sale fino ad un certo punto e poi decresce e risale poi di nuovo, buona parte della progressività dell’IRPEF è fatta dalle detrazioni piuttosto che dalle aliquote, le detrazioni svolgono un ruolo correttivo della progressività, è una struttura molto particolare che proviene dalla erosione dei redditi imponibili che sfuggono.

— di Alessia Potecchi —
La Riforma in corso
La Riforma che è in corso oggi non risolve i problemi e i nodi essenziali del nostro sistema fiscale e accentua ulteriormente i regimi di favore perché a parità di reddito le tasse non sono le stesse e la diversificazione e la frammentazione del sistema del pagamento delle tasse è iniquo e vessatorio, inoltre la spinta verso la Flat Tax stralcia la progressività sancita dalla Costituzione e non spinge all’assunzione del rischio. Anche il campo della fiscalità di impresa soffre del problema della disomogeneità con la presenza di prelievi diversi per forma giuridica con un sistema che è ben lontano dalla neutralità e dalla chiarezza, inoltre la concorrenza fiscale in questo settore abbassa le aliquote legali verso il 25%.
Non si è trovata ancora una soluzione adeguata al riassetto dell’IVA e ad una revisione totale di aliquote e della composizione dei relativi panieri anche perché mancano le risorse e non si svolge una accurata e costruttiva lotta all’evasione, stessa cosa per il superamento dell’IRAP che non ha trovato soluzioni adeguate, sostituirla con una addizionale IRES non è semplice perché si intreccia con il discorso della fiscalità regionale. Gli incentivi per le aziende devono avere un legame chiaro con gli investimenti mentre invece negli ultimi anni sono diventati di carattere più automatico e poi il problema di Industria 5.0 che non è partita e non ha dato ovviamente i risultati.
Riordinare tutta l’attività fiscale
Occorre riordinare tutta l’attività fiscale per massimizzare il gettito spontaneo, si invoca continuamente la semplificazione ma non la si attua perché mancano comunicazione e competenze in merito, il fisco deve essere diretto, deve interloquire con i contribuenti e non con gli intermediari e il nostro ceto medio ha su di sé una pressione fiscale enorme e non ha una rappresentanza politica dal punto di vista fiscale. Il 50% degli autonomi utilizza il sistema forfettario con un’ evasione pari al 70% del fatturato, pensiamo anche come l’IA oggi ci possa aiutare in questo percorso perché occorre una svolta decisiva e necessaria sul fisco con una riforma radicale, le riforma parziali non sono più efficaci.
La patrimoniale?
Bisognerebbe innanzitutto creare maggiore equità a parità di gettito che si potrà realizzare solo con una riforma totale del sistema tributario. Va sottolineato che è già presente nel nostro paese una consistente imposizione, per la precisione sono 4 le imposizioni, sui patrimoni mobiliari e immobiliari che è cresciuta nel tempo, i patrimoni sono già tassati anche quelli detenuti all’estero e siamo al 2,7% del PIL che è un dato superiore alla media europea. Quello che servirebbe è rivedere questo tipo di tassazione spingendo su maggiore equità. Innanzitutto mettendo in atto una seria riforma catastale e poi eliminando la regressività di tale tassazione. Si potrebbe pensare alla proposta che aveva fatto Vincenzo Visco, con un prelievo progressivo su redditi e pensioni e uno stesso prelievo progressivo sui patrimoni, inserendo alla base una deduzione per tralasciare i patrimoni più piccoli.
Quindi non una tassa specifica solo per i super ricchi ma una tassazione anche per loro che ha alla base il principio della redistribuzione, i patrimoni, d’latra parte, sono più concentrati rispetto ai redditi, il 5% delle famiglie più benestanti possiede quasi il 46% del totale della ricchezza. Questo tipo di sistema risulterebbe più efficace, più diretto e meglio organizzato.





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