USA. Si potrà accelerare la procedura dei visti dal 1° luglio. Ma non basterà pagare, l’iter va rispettato

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L’amministrazione Trump si prepara a introdurre una novità destinata a far discutere nel sistema dei visti statunitensi. A partire dal 1° luglio e fino al 31 dicembre 2026, il Dipartimento di Stato lancerà un programma pilota che consentirà ad alcuni richiedenti di visto turistico e d’affari B-1/B-2 di pagare una tariffa aggiuntiva di 750 dollari per ottenere un appuntamento consolare entro 10 giorni lavorativi.

La misura, che sarà attiva solo in alcuni consolati selezionati e con un numero limitato di appuntamenti disponibili, non accelera tuttavia l’iter di approvazione del visto. Il pagamento consente esclusivamente di anticipare la data dell’intervista, mentre eventuali controlli di sicurezza o verifiche amministrative continueranno a seguire le normali tempistiche. Inoltre, il pagamento della tariffa non aumenta in alcun modo le probabilità di ottenere il visto.

Perché nasce il programma

La decisione arriva in un momento in cui molte sedi consolari americane continuano a registrare tempi di attesa molto elevati. In alcune città del mondo, i richiedenti di visto turistico devono attendere oltre un anno prima di poter sostenere il colloquio consolare.

Secondo il Dipartimento di Stato, il nuovo sistema potrebbe ridurre il carico amministrativo rispetto all’attuale procedura di richiesta urgente, oggi riservata a motivi umanitari, sanitari o a comprovate emergenze di viaggio e soggetta a valutazioni individuali da parte dei funzionari consolari.

La procedura prevista è relativamente semplice:

  • compilazione del modulo DS-160;
  • pagamento della normale tassa consolare (MRV);
  • prenotazione di un appuntamento standard;
  • eventuale possibilità di acquistare un appuntamento prioritario entro 10 giorni lavorativi pagando ulteriori 750 dollari.

Al termine della sperimentazione, il Dipartimento di Stato analizzerà i risultati per decidere se rendere permanente il servizio e se modificare l’importo richiesto.

Le critiche della stampa americana

La misura ha immediatamente attirato l’attenzione dei principali media statunitensi.

Il New York Times ha evidenziato come il programma rappresenti un ulteriore passo verso una gestione “premium” di alcuni servizi pubblici federali, sollevando interrogativi sull’equità dell’accesso ai visti e sul rischio di creare un sistema a doppia velocità tra chi può permettersi di pagare e chi no.

Il Wall Street Journal ha invece sottolineato l’aspetto economico della misura, osservando come l’amministrazione stia cercando di aumentare l’efficienza operativa senza incrementare significativamente il personale consolare, sfruttando la disponibilità di una parte degli utenti a pagare per ridurre i tempi di attesa.

Secondo il Washington Post, il programma si inserisce in una più ampia strategia dell’amministrazione Trump orientata a introdurre logiche di mercato nella gestione dei servizi per l’immigrazione, una filosofia già vista in altre iniziative legate ai visti e ai controlli alle frontiere.

Anche testate specializzate come Forbes e Bloomberg hanno evidenziato che il vero banco di prova sarà capire se il sistema riuscirà effettivamente a ridurre le attese senza penalizzare i richiedenti che continuano a utilizzare il canale ordinario.

Impatto per imprese e viaggiatori

Per aziende, investitori e professionisti che devono recarsi rapidamente negli Stati Uniti per incontri commerciali, fiere o negoziazioni, il nuovo servizio potrebbe rappresentare una soluzione interessante, soprattutto nei Paesi dove i tempi di attesa superano diversi mesi.

Il Dipartimento di Stato sostiene tuttavia che l’iniziativa non dovrebbe influire in modo significativo sulle tempistiche di altre categorie di visti non immigranti, come:

  • H-1B (lavoratori altamente qualificati);
  • L-1 (trasferimenti intra-aziendali);
  • F-1 (studenti).

Gli appuntamenti prioritari saranno infatti limitati a una quota prestabilita della capacità complessiva di ciascun consolato.

Un cambio di paradigma

Al di là degli aspetti pratici, il programma pilota rappresenta un cambiamento significativo nella filosofia di gestione dei visti americani. Per la prima volta gli Stati Uniti sperimentano su larga scala un sistema in cui la velocità di accesso all’intervista consolare diventa un servizio acquistabile, aprendo un dibattito che negli Stati Uniti riguarda non solo l’efficienza amministrativa, ma anche il principio di uguaglianza nell’accesso ai servizi pubblici. Se il test avrà successo, non è escluso che il modello venga esteso ad altre categorie di visto negli anni successivi.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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Gli articoli pubblicati su questa testata rispettano la normativa europea (AI Act) e i principi deontologici dell’Ordine dei Giornalisti. L’utilizzo costante dell’intelligenza artificiale permette la corretta verifica delle fonti e la creazione di una traccia che tenga conto dei temi più significativi. Nessun articolo può essere pubblicato autonomamente dall’intelligenza artificiale: ogni autore interviene personalmente non solo nella fase della scrittura dell’articolo, ma anche nella verifica della veridicità di notizie e dati riportati.

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