Il mondo rischia una stagnazione secolare

di redazione -

Lo dice il Centro studi di Confindustria. Le previsioni per il Pil globale sono +3,2% nel 2015 e +3,6%, molto distanti da +5,1% precedente. E potrebbero essere ottimistiche

Rischio di “stagnazione secolare” per l’economia del mondo: è la conclusione cui è giunto il Centro studi di Confindustria analizzando gli ultimi dati disponibili.
“La crescita mondiale è molto più lenta del passato e delle attese”, si legge nella nota diffusa da Csc, che definisce tra l’altro “deludenti” i livelli appena aggiornati al ribasso: “Le previsioni correnti per il Pil globale sono +3,2% nel 2015 e +3,6% nel 2016, molto distanti dal +5,1% medio annuo pre-crisi e potrebbero rivelarsi ottimistiche”.

Secondo gli economisti di Viale Astronomia occorre un mix di politiche per accelerare la crescita, per rilanciare la domanda, favorire la spesa in ricerca e sviluppo, procedere con le riforme strutturali, puntando sul manifatturiero, motore dello sviluppo.

Tra le cause indicate dal Csc, “rallentamento demografico, minori investimenti, più debole dinamica della produttività”.
Gli economisti di Confindustria ricordano che “le previsioni di aumento del Pil globale sono state continuamente riviste al ribasso negli ultimi quattro anni: da un +4,8% medio annuo atteso nel 2011 per i cinque anni successivi a un +3,9% previsto nel 2015 (Fmi); per quest’anno nell’arco di 12 mesi le stime sono state abbassate dal 4,0% al 3,3%”.

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Nella nota degli analisti si legge inoltre che “Aumentano i rischi al ribasso, derivanti da un rallentamento più brusco della Cina e degli altri maggiori emergenti”, e appare via via più evidente che gli effetti della crisi economica sugli investimenti, del rallentamento demografico e del minore impatto stimato delle nuove tecnologie sulla produttività sono molto persistenti”.
Tutto ciò “abbassa il sentiero di crescita dell’output potenziale, verso cui il Pil tende nel lungo periodo, tanto che alcuni economisti parlano di stagnazione secolare. Tuttavia, soprattutto nei paesi avanzati, un esito effettivo è possibile, ma dipende molto dal mix di interventi pubblici che verranno adottati per rilanciare la crescita e innalzare il tasso di sviluppo potenziale dell’economia”, conclude il Csc.

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