Climate change: rischio sottovalutato dalle Pmi italiane
Secondo un’indagine di Zurich, che ha coinvolto oltre 2.600 imprese, nel nostro paese solo il 62% teme gli effetti sul business, contro l’80% della media mondiale
Nel mondo quattro piccole e medie imprese su cinque temono gli effetti del cambiamento climatico sul loro business: l’80%. Le Pmi italiane, invece, sembrano sottovalutarli, e solo il 63% teme le conseguenze degli eventi climatici estremi.
Lo afferma l’indagine condotta da Zurich fra oltre 2.600 imprese in 13 paesi diversi, giunta alla sua quarta edizione. L’Italia è tra i paesi dove la preoccupazione è meno forte, aggiungono i ricercatori.
Gli eventi più temuti, in Italia, sono le forti piogge (19%) e le alluvioni (18%). A livello mondiale le alluvioni sono al primo posto (22%), seguite dalla siccità (20%).
Nella penisola una Pmi su tre (32%) ritiene che l’interruzione dell’attività aziendale sia il rischio a cui prestare maggiore attenzione, mentre il 22% si preoccupa per soprattutto per i danni materiali. Nel mondo le preoccupazioni per i danni materiali sono al primo posto (36%), mentre le interruzioni delle attività di business seguono a quota 26%. Seguono i rischi per salute dei dipendenti, insieme a quelli relativi a maggiori costi per l’approvvigionamento di acqua ed energia (entrambi citati dal 15% delle imprese).
Il report sottolinea inoltre come siano poche le imprese, sia in Italia sia a livello mondiale, che vedono nelle politiche di contrasto al climate change una opportunità di business.





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