Transizione energetica: dalla produzione di energia rinnovabile ai nuovi mercati elettrici
Il problema non è più soltanto produrre energia rinnovabile, ma organizzare mercati elettrici progettati per un mondo dominato dalle rinnovabili.
Per decenni i sistemi elettrici occidentali sono stati costruiti attorno a centrali termoelettriche, a gas, carbone o nucleari. In quel contesto i costi erano relativamente prevedibili: si acquistava combustibile, si produceva energia e si vendeva sul mercato. Le regole dei mercati elettrici sono nate per gestire questa logica.

L’energia rinnovabile cambia radicalmente il paradigma
Una volta costruito un impianto fotovoltaico o eolico, il costo marginale di produzione tende praticamente a zero: il sole e il vento non devono essere acquistati. Il problema è che la produzione diventa intermittente e spesso non coincide con i momenti di maggiore domanda.
È qui che si inserisce l’intervento di Dongchen He, ricercatrice presso la Tilburg University: se i mercati continuano a funzionare con regole progettate per il sistema fossile, la transizione rischia di diventare molto più costosa del necessario e di produrre effetti redistributivi indesiderati.
Uno dei principali problemi riguarda la volatilità dei prezzi. Nei sistemi con molta energia solare o eolica possono verificarsi situazioni paradossali. Nelle ore di forte produzione rinnovabile i prezzi dell’elettricità crollano, talvolta diventando addirittura negativi. Quando invece il sole tramonta o il vento cala, i prezzi possono esplodere perché è necessario attivare rapidamente centrali di backup.
In teoria questa volatilità dovrebbe incentivare investimenti in batterie, accumuli e flessibilità della rete. In pratica però può generare incertezza per famiglie, imprese e investitori.
Le politiche di incentivazione
La ricerca evidenzia inoltre un altro aspetto spesso trascurato: le politiche di incentivazione. Molti governi hanno sostenuto la crescita delle rinnovabili attraverso sussidi, tariffe garantite e crediti fiscali. Questi strumenti sono stati fondamentali per avviare il settore, ma potrebbero diventare meno efficienti in una fase di maturità del mercato.
Se gli incentivi vengono progettati male, il rischio è che i benefici economici si concentrino soprattutto nelle fasce più ricche della popolazione, cioè tra chi possiede abitazioni, terreni, impianti fotovoltaici o capitale da investire nella transizione energetica. Nel frattempo, famiglie a basso reddito potrebbero continuare a sostenere una quota significativa dei costi attraverso le bollette.
Il tema della disuguaglianza energetica
È qui che emerge il tema della disuguaglianza energetica. Secondo numerosi economisti, la transizione può creare una nuova forma di divario sociale tra chi partecipa direttamente alla produzione e all’autoconsumo di energia e chi rimane semplice consumatore.
Il problema è particolarmente rilevante in Europa. La crisi energetica del 2022 ha mostrato come aumenti dei prezzi possano colpire in modo sproporzionato le famiglie più vulnerabili. Per questo sempre più studiosi sostengono che la transizione non debba essere valutata solo in termini ambientali, ma anche distributivi.
Un altro punto centrale riguarda il cosiddetto “market design”, cioè il modo in cui viene fissato il prezzo dell’elettricità. Oggi gran parte dell’Europa utilizza ancora il sistema marginalista: il prezzo finale viene determinato dall’ultima fonte necessaria a soddisfare la domanda, spesso una centrale a gas. Questo significa che anche quando una quota significativa dell’elettricità viene prodotta da fonti rinnovabili a basso costo, il prezzo può rimanere elevato.
Molti economisti ritengono che con quote crescenti di energia rinnovabile sarà necessario ripensare completamente questo modello. Alcune proposte includono:
- mercati separati per capacità e produzione;
- contratti a lungo termine per stabilizzare i prezzi;
- sistemi di remunerazione degli accumuli;
- tariffe dinamiche per i consumatori;
- maggiore integrazione tra reti elettriche europee.
Il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale
La questione assume una dimensione ancora più strategica se si considera il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale e dei data center. Nei prossimi anni la domanda elettrica potrebbe aumentare significativamente proprio mentre l’Europa cerca di decarbonizzare il sistema energetico.
In sostanza, la ricerca di Dongchen He mette in discussione un presupposto molto diffuso: non basta installare più pannelli solari e turbine eoliche per garantire una transizione efficiente. Se le regole del mercato restano ancorate all’era dei combustibili fossili, il rischio è di costruire un sistema più verde ma anche più costoso, più instabile e socialmente meno equo. La vera sfida non è soltanto tecnologica, ma istituzionale: progettare mercati elettrici capaci di gestire un mondo in cui l’energia pulita diventa abbondante, intermittente e distribuita.





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