Cina: rallentamento da inizio anno confermato

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I dati sull’attività cinese di agosto hanno confermato il rallentamento in atto da inizio anno. La variante delta è stata probabilmente la ragione principale del deterioramento dei consumi e della produzione industriale durante l’estate, poiché le restrizioni alla mobilità hanno interferito con il turismo, mentre le interruzioni delle catene di approvvigionamento hanno pesato sulla produzione industriale. Per il momento, i politici cinesi hanno adottato un approccio misurato e mirato allo stimolo. Il finanziamento sociale totale è rimbalzato e l’emissione di titoli di stato locali è leggermente aumentata in agosto. Le autorità sono però concentrate sulle riforme strutturali a lungo termine, con l’obiettivo di raggiungere la “prosperità comune”. Il recente giro di vite sul mercato immobiliare e i nuovi regolamenti che riguardano i settori della tecnologia e dell’istruzione devono essere letti in questo contesto.

Nei mercati sviluppati, tutti gli occhi erano puntati sui comunicati sull’inflazione negli Stati Uniti e nel Regno Unito, che hanno continuato a mostrare valori elevati in agosto. Il trend sta però leggermente divergendo negli Stati Uniti rispetto all’Europa e al Regno Unito, riflettendo probabilmente una diversa fase della ripresa e un trasferimento ritardato degli elevati prezzi dell’energia in Europa. L’inflazione CPI statunitense è rimasta elevata in agosto, ma è leggermente calata al 5,3%, rispetto al 5,4% di luglio. Mentre le componenti energetiche e alimentari sono rimaste calde in agosto, l’inflazione di base è scesa dal 4,3% al 4%, riflettendo una dinamica dei prezzi attenuata nei settori legati al turismo (tariffe aeree, hotel), probabilmente a causa della recente variante delta. L’inflazione statunitense dovrebbe aver superato il suo picco, ma è probabile che rimanga costante su livelli elevati nei prossimi mesi, poiché l’impatto dei vincoli di fornitura e dei prezzi elevati delle materie prime si attenuerà lentamente.

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Nel frattempo, l’inflazione del Regno Unito, sia headline sia core, ha superato il 3% in agosto. I fattori legati al Covid, cioè vincoli di fornitura, effetti strozzatura con la riapertura dell’economia e gli alti prezzi delle materie prime, stanno guidando l’inflazione al rialzo nel Regno Unito. In prospettiva è probabile che l’inflazione britannica raggiunga un picco superiore al 4% all’inizio del prossimo anno, dato che nei prossimi mesi sono previsti una serie di aumenti sui prezzi di gas ed elettricità.

Nel complesso, a giudicare dai dettagli, la narrativa sulla transitorietà comunicata dalle banche centrali è valida. Tuttavia, le distorsioni legate alla Covid perdureranno per un po’, il che significa che l’inflazione reale rimarrà probabilmente su livelli elevati nei prossimi due trimestri, il che pone il rischio che l’inflazione elevata si consolidi a causa delle aspettative

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