Il conflitto aumenta la possibilità di errore per le Banche centrali

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Il rischio geopolitico può zavorrare le prospettive economiche globali in maniera eterogenea. L’ansia sui mercati finanziari può portare a condizioni finanziarie più rigide a livello globale, ad esempio attraverso il rafforzamento del dollaro – tipicamente visto come valuta rifugio – che, casomai fosse prolungato, diventerebbe problematico, soprattutto per i Paesi emergenti. L’incertezza geopolitica ha un impatto negativo sul sentiment di imprese e consumatori zavorrando le decisioni di investimento e di consumo. Inoltre, in un mondo interconnesso, i conflitti regionali possono provocare interruzioni della catena di approvvigionamento, con ampie conseguenze negative per la produzione su scala globale.

Questo specifico conflitto è anche probabile faccia aumentare i prezzi dell’energia in modo significativo, con effetti inflazionistici immediati ed un grande freno alla crescita globale. La Russia è un importante esportatore di materie prime energetiche – il primo fornitore di gas in Europa-  mentre l’Ucraina è un produttore di cereali. In effetti, la conseguenza di mercato più immediata dell’ultima escalation è stata un’impennata dei prezzi del petrolio. Quindi è facile prevedere un aumento dell’inflazione energetica e, in misura minore, alimentare a livello globale nel breve termine. Questo tipo di inflazione guidata da shock lato approvvigionamento esterno tende ad essere in un certo qual modo autolesionista, dato che è tipicamente una cattiva notizia per la crescita economica. Erode i redditi reali e ingigantisce i costi di produzione, risultando in una domanda aggregata più debole e in pressioni inflazionistiche nel tempo.

Dal punto di vista della politica monetaria, questo conflitto implica un ulteriore deterioramento dei già difficili compromessi tra crescita e inflazione che le Banche centrali hanno affrontato, rendendo le prossime decisioni particolarmente difficili. Nell’attuale contesto di inflazione già alta e di preoccupazioni per i cosiddetti effetti di secondo round, le Banche centrali continueranno probabilmente a rimuovere gli stimoli monetari. Ma i rischi di crescita al ribasso legati allo scenario geopolitico significano che probabilmente procederanno in maniera graduale e prudente. Inoltre, l’impatto della crisi sulla politica monetaria sarà diverso a seconda delle diverse Banche centrali. Mentre la Fed sembra essere più isolata, la BCE e la BOE affrontano una situazione più difficile, dato che l’Europa è un importatore netto di materie prime energetiche e dipende dalla Russia per il gas e, in misura minore, per il petrolio. In generale, è giusto dire che la crisi aumenta la possibilità di errore da parte delle Banche centrali.

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