COP27: solo un’altra COP, o qualcosa di più?

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Le COP (Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico) hanno un impatto? In generale, sì. Hanno l’impatto previsto? In generale, no. Il motivo è che non determinano elementi vincolanti di governance mondiale. Tuttavia, possono generare profili di “soft law” e accrescere la consapevolezza sul clima. La COP15 di Copenaghen nel 2009, per esempio, non era stata un fallimento, aprendo la strada alla COP21 di Parigi e ai suoi ormai celebri aumenti nella temperatura globale di “+1,5°C” e “ben al di sotto dei +2°C” nel 2100 rispetto all’era preindustriale.

Una domanda fondamentale riguarda i prossimi passi. Innanzitutto, vi sarà la COP15 della Convenzione sulla Diversità Biologica che si svolgerà a Montreal il prossimo dicembre. Le aspettative sono molto alte per questa COP sulla biodiversità e – buone notizie – la natura, un termine più comprensibile della biodiversità, sta recuperando terreno sulla questione climatica. Gli operatori finanziari stanno scoprendo che il funzionamento della biosfera è una questione sistemica, intrecciata, altamente complessa e che il clima è solo la punta dell’iceberg (che, tra l’altro, si scioglie). La minaccia alla biodiversità è, per esempio, una delle 5 principali forze che premono sulla natura secondo l’IPBES (Intergovernmental Science-policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services) ed uno dei 9 “Confini Planetari” individuati dallo Stockholm Resilience Center.

In questo contesto, si sta diffondendo una maggiore consapevolezza circa la necessità di tutelare la natura e l’ambiente, la coscienza che si tratta di un problema reale. Il modo migliore per gestirlo è imparare e agire. In concreto, significa migliorare le nostre conoscenze e capacità professionali; adottare una reportistica sui rischi legati all’ambiente ed alla biodiversità, non più unicamente sui rischi legati al clima (da TCFP a TNFD); valutare i rischi e le opportunità di transizione legati alla natura e non solo all’emergenza climatica, nonché i rischi fisici. Ciò consentirà di ridurre i fenomeni di greenwashing, promuovere la trasparenza, mettere in discussione i nostri modelli di business, cercare soluzioni incentrate sulla tutela della natura e tenere traccia delle attività più dannose per l’ambiente, che diventeranno progressivamente gli asset in futuro non inclusi nell’universo investibile.

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