Tassazione e dazi a confronto: quale soluzione è vantaggiosa per l’Europa?

Eoin O'Callaghan, Macro Strategist di Wellington Management -

Proprio quando gli investitori stavano iniziando a valutare le potenzialità di crescita dell’Europa, sono stati introdotti i dazi da parte dell’amministrazione Trump. Il dazio del 20% rischiava di aumentare fino al 39%, ma è stato temporaneamente ridotto al 10% per un periodo di almeno 90 giorni. In una contesa tra imposte e dazi, quale approccio risulta vincente? E in che misura il potenziale di crescita dell’Europa rimane valido?

Considerati gli attuali livelli, i dazi non dovrebbero influenzare negativamente il processo di revisione delle valutazioni europee

Lugano Finance Forum, 24 novembre 2026, Palazzo dei Congressi, Lugano - media partner Lamiafinanza.it

Il recente cambiamento nella politica fiscale della Germania ha iniziato a modificare il potenziale di crescita strutturale dell’Europa e la rivalutazione dei suoi asset. Successivamente, sono state introdotte i dazi. La tregua di 90 giorni sui dazi imposta dall’amministrazione Trump riduce l’impatto negativo più probabile sulla crescita dell’area dell’euro. Tuttavia, l’effetto sul PIL sarà comunque rilevante: un dazio globale del 10%, con il 150% per la Cina, potrebbe ridurre di circa l’1% la crescita europea quest’anno.

Questa situazione comprometterà la rivalutazione degli asset europei rispetto ad altri mercati, derivata dalla svolta fiscale tedesca? In sintesi, finché si eviteranno scenari estremi di dazi e guerre commerciali, si ritiene che la rivalutazione strutturale relativa dell’Europa continuerà. Inoltre, i dazi statunitensi potrebbero accelerare tale processo.

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Se i dazi rimarranno invariati, nel tempo dovrebbe prevalere l’impulso alla crescita derivante dall’annuncio fiscale della Germania, con un incremento stimato di almeno 1 punto percentuale (pp) all’anno in Germania e di 0,3 pp nell’area dell’euro per i prossimi 12 anni.

I dazi sono uno strumento utilizzato per cercare di ridurre lo squilibrio commerciale tra Europa e Stati Uniti. Tuttavia, ciò comporta un minor flusso di capitali dall’Europa verso gli asset statunitensi, il che potrebbe contribuire a ridurre il divario di valutazione tra i due mercati. L’Europa possiede uno stock di 15.000 miliardi di dollari in attività statunitensi che potrebbero ora essere rivalutate e in parte rimpatriate.

Quali fattori potrebbero contribuire a rendere l’ambiente meno luminoso?

I dazi statunitensi potrebbero ancora intensificarsi e evolvere in una guerra commerciale globale. La probabilità di tale scenario è diminuita ora che il presidente Trump ha moderato le sue posizioni tariffarie più aggressive. Tuttavia, questo rischio merita attenzione continua.

I negoziati commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea potrebbero subire un’interruzione. L’UE potrebbe proporre l’acquisto di maggiori quantità di gas naturale liquefatto (LNG) e attrezzature militari americane. Tuttavia, se gli Stati Uniti non mostrano flessibilità riguardo alle loro richieste relative a riparazioni, imposta sul valore aggiunto (IVA) e barriere non tariffarie, raggiungere un accordo sarà difficile. Nel caso in cui i colloqui si interrompano e Stati Uniti ed Europa aumentino i dazi doganali, l’impatto sulla crescita economica potrebbe essere significativo. Inoltre, l’Europa potrebbe aggravare ulteriormente il freno alla crescita se decidesse di incrementare i dazi verso altri Paesi per proteggere le proprie industrie dal fenomeno del dumping, come quello praticato dalla Cina.

Quali potrebbero essere le implicazioni per la BCE?

Gli sviluppi delle ultime settimane indicano un aumento della probabilità di un ulteriore allentamento da parte della BCE. Uno shock di 1 punto percentuale del PIL derivante dai dazi statunitensi richiede un ulteriore allentamento di 25-50 punti base per compensare l’impatto sulla crescita. L’aumento dell’euro e il calo dei prezzi delle materie prime influenzeranno anche l’inflazione. La BCE prevedeva un taglio a circa il 2% prima dei dazi. Questo suggerisce che un tasso terminale di circa 1,50% – 1,75% potrebbe essere più appropriato.

La ricerca della BCE indica che la frammentazione del commercio globale può portare a un trade-off meno favorevole per la crescita inflazionistica. Questo potrebbe richiedere una certa cautela sulla velocità con cui si intende raggiungere l’obiettivo.

Attualmente, le questioni fiscali potrebbero prevalere

La rivalutazione degli asset europei rispetto ad altri mercati dovrebbe continuare con gli attuali dazi. Il cambiamento della politica fiscale tedesca potrebbe dominare l’impatto dei dazi USA sui flussi di capitale tra Europa e Stati Uniti, riducendo il divario di valutazione. Tuttavia, una fase di escalation nel protezionismo commerciale globale renderebbe la situazione più incerta.

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