Fisco, l’AI contro l’evasione fiscale e al servizio delle PA. Tremano i furbetti
L’AI al servizio del Fisco. Anche l’Agenzia delle Entrate sfrutterà le potenzialità dell’intelligenza artificiale. Lo richiede da tempo l’Ocse e ne fanno uso molte amministrazioni fiscali in tutto il mondo. Lo scorso ottobre 2025 l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse) ha diffuso uno studio dal titolo Governing with Artificial Intelligence: The State of Play and Way Forward in Core Government Functions.

Rapporto Ocse: l’Intelligenza artificiale al servizio della PA
Il rapporto Ocse analizza 200 casi d’uso in undici diversi ambiti dell’attività della Pubblica amministrazione (giustizia, servizi al cittadino, fisco, etc.) per capire come l’Intelligenza artificiale (IA) stia trasformando le Pa. Dal report emerge come la stragrande maggioranza delle amministrazioni fiscali dei Paesi membri, il 76%, ha implementato sistemi di IA, con lo scopo di contrastare le frodi fiscali, modernizzare i processi interni, migliorare l’erogazione dei servizi ai contribuenti e rafforzare la capacità decisionale.
Fisco e AI
Da anni le Amministrazioni fiscali utilizzano l’Intelligenza artificiale per supportare le proprie attività. In particolare, come spiega lo studio, il 79% delle amministrazioni fiscali che impiega sistemi basati sull’IA utilizza tali strumenti soprattutto nella raccolta e l’analisi dei dati per individuare casi di non conformità con lo scopo di indirizzare con maggiore precisione le risorse disponibili verso le situazioni a più alto rischio.
L’Agenzia delle Entrate aumenterà i controlli su Iva e imposte
L’Agenzia delle Entrate aumenterà i controlli sul pagamento di Iva e imposte dirette, rendendoli più frequenti “soprattutto per i settori di attività a maggior rischio di evasione”. E ne migliorerà la qualità utilizzando “in chiave predittiva” i dati e le informazioni a sua disposizione, da quelli delle fatture elettroniche ai corrispettivi telematici, dai flussi dei pagamenti elettronici alle comunicazioni Iva, per selezionare in anticipo i contribuenti a rischio. E’ quanto previsto dal Piano nazionale di ripresa e resilienza e da uno dei decreti attuativi della delega fiscale ovvero l’Atto di indirizzo per la politica fiscale 2026-2028 del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, appena pubblicato. L’analisi strategica dei dati “anche attraverso l’ausilio dell’intelligenza artificiale“, si legge nei paragrafi dedicati alla Prevenzione degli inadempimenti fiscali e contrasto all’evasione, “verrà impiegata per supportare i processi decisionali (umani) e consentirà un affinamento delle tecniche di analisi del rischio e una migliore selezione delle posizioni da sottoporre a controllo”.
L’obiettivo è ridurre l’evasione fiscale
Nella premessa del documento si specifica il calo di circa un quarto in termini assoluti registrato tra 2018 e 2022, anche se nel complesso il gap complessivo è rimasto in media oltre i 102 miliardi di euro. Nel 2022 la propensione al gap è risultata più bassa dell’11,7% rispetto al valore del 2019. C’è qualche perplessità sui miglioramenti. La versione originaria del Pnrr prevedeva come obiettivo intermedio la riduzione del 5% della stima relativa al 2023 sempre rispetto al 2019, ma nell’ambito della revisione dello scorso novembre il governo l’ha sostituito con la certificazione di un –10% nel periodo 2022-2023 rispetto al 2019. Per il 2023, il primo anno “pieno” con Giorgia Meloni a Palazzo Chigi, si attende dunque un peggioramento dell’indicatore.




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