Nvidia utili record: la Borsa ancora in rosso a causa normalizzazione della crescita o eccesso di valutazioni?
Ricavi e utili oltre le attese non sono bastati a sostenere il titolo. NVIDIA ha chiuso il quarto trimestre fiscale 2026 con numeri record, ma in Borsa ha ceduto il 5,49% nella seduta successiva ai conti. Più che una bocciatura dei risultati, il movimento appare come un classico caso di “buy the rumor, sell the news”: i mercati avevano già scontato mesi di crescita eccezionale e, alla conferma dei dati, hanno monetizzato. Il ribasso non è stato isolato, ma si è inserito in un più ampio re-pricing del comparto tech e dei semiconduttori. Anche la volatilità implicita delle opzioni su Nvidia, storicamente nell’ordine dell’8-10% nei giorni post-utili, segnalava l’attesa di movimenti ampi.
Ricavi a 68,1 miliardi e margini al 75%: il potere dell’ecosistema
Nel dettaglio, il gruppo di Santa Clara ha riportato ricavi per 68,1 miliardi di dollari (+73% YoY), con il segmento Data Center a 62,3 miliardi (+75%). Il dato più impressionante resta il margine lordo al 75%, livello raro anche per il settore semiconduttori. La spiegazione risiede nella posizione quasi dominante costruita da Nvidia non solo sull’hardware, ma sull’intero stack tecnologico: l’ecosistema software proprietario CUDA crea un forte effetto lock-in, rendendo costoso per i clienti migrare verso alternative. Inoltre, i ricavi Data Center non comprendono solo GPU, ma anche networking ad alte prestazioni (eredità Mellanox) e soluzioni software, rafforzando un modello integrato difficile da sostituire.
Crescita del 73%: quanto è replicabile?
Se crescere del 73% su base annua è straordinario, mantenerlo è sempre più complesso man mano che la base di ricavi si amplia. Il confronto anno su anno (YoY) diventa progressivamente più impegnativo: oggi Nvidia fattura multipli rispetto a pochi esercizi fa. È qui che emergono i timori di “peak earnings”, ovvero il rischio che l’azienda stia avvicinandosi al picco ciclico degli utili. In un contesto di multipli ancora sostenuti su base prospettica (P/E forward elevato rispetto alla media storica del settore), il mercato sembra interrogarsi non sulla qualità dei risultati, ma sulla loro scalabilità futura.
Hyperscaler e chip proprietari: il rischio strategico
Una quota significativa dei ricavi Data Center è riconducibile ai principali hyperscaler statunitensi: Microsoft, Meta, Amazon e Alphabet. Il nodo non è soltanto la concentrazione della domanda, ma la strategia di lungo periodo di questi clienti.
Google sviluppa da anni le proprie TPU; Microsoft ha annunciato chip custom come Maia; Amazon investe nella linea Trainium. Se questi progetti dovessero guadagnare peso, Nvidia non rischierebbe solo una riduzione degli ordini, ma l’emergere di concorrenti verticalmente integrati. Inoltre, la Capex degli hyperscaler è il vero barometro del ciclo AI: qualora decidessero di rallentare la spesa per migliorare la redditività, Nvidia sarebbe tra i primi fornitori a risentirne.
Blackwell, supply chain e l’AI oltre l’IT
Sul fronte industriale, la nuova architettura Blackwell rappresenta il fulcro della prossima fase di espansione. La sfida, tuttavia, non sembra essere la domanda – che resta robusta – bensì la capacità produttiva. Nvidia dipende dalla manifattura avanzata di partner come TSMC e da tecnologie di packaging sofisticate come CoWoS, oggi tra i principali colli di bottiglia dell’industria.
Parallelamente, la società punta a dimostrare il ritorno concreto dell’AI in settori ad alta intensità di capitale. La collaborazione con Eli Lilly attraverso la piattaforma BioNeMo mira a ridurre drasticamente i tempi di ricerca e sviluppo farmaceutico, comprimendo processi che tradizionalmente richiedono anni in cicli molto più brevi. È in applicazioni come queste che l’AI passa da promessa tecnologica a leva economica misurabile.
Tra crescita strutturale e valutazioni tirate: il bivio del mercato
Il confronto con la bolla dot-com, evocato anche da Cisco e richiamato da investitori come Michael Burry, resta suggestivo ma va contestualizzato. A differenza del 2000, NVIDIA oggi genera utili consistenti, margini straordinari e flussi di cassa reali. L’infrastruttura che vende non è destinata a un mercato ipotetico, ma alimenta un’AI già operativa, che sta producendo efficienze concrete nelle imprese — come dimostrano i piani di ristrutturazione annunciati da Blocksotto la guida di Jack Dorsey.
Eppure il mercato guarda oltre i numeri attuali. La concentrazione sugli hyperscaler, i progetti di chip proprietari, i colli di bottiglia produttivi e persino i vincoli energetici dei nuovi data center rappresentano variabili che incidono sulle aspettative di lungo periodo. Quando la crescita è così elevata e le valutazioni incorporano scenari quasi perfetti, anche un rallentamento fisiologico può tradursi in volatilità.
Il punto, allora, non è mettere in discussione la solidità dei conti appena pubblicati. La vera domanda è quella posta dal mercato stesso: utili record per Nvidia, ma Borsa in rosso — siamo di fronte a una semplice normalizzazione della crescita dopo un rally eccezionale o a un eccesso di valutazioni che richiede un riassestamento più profondo?
La risposta dipenderà dalla capacità dell’AI di trasformarsi da ciclo di investimento straordinario a infrastruttura strutturale dell’economia globale. E Nvidia, oggi più che mai, resta il termometro di questa transizione.





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