Papa Leone chiede di “disarmare l’AI”

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Questa dichiarazione di Papa Leone XIV è probabilmente uno degli interventi più importanti finora pronunciati da un leader religioso mondiale sul tema dell’intelligenza artificiale. Il termine che ha scelto — “disarmare l’AI” — non è casuale e richiama volutamente il linguaggio del disarmo nucleare e della limitazione del potere militare.

La sua enciclica arriva in un momento in cui il dibattito sull’AI si sta spostando da una dimensione prevalentemente tecnologica ed economica a una dimensione politica, filosofica e antropologica. La questione non è più soltanto cosa l’intelligenza artificiale possa fare, ma chi debba controllarla e a quale scopo debba essere utilizzata.

La frase più significativa è probabilmente questa: “disarmare significa screditare l’assunto che il potere tecnico conferisca automaticamente il diritto di governare”. Dietro queste parole si intravede una critica molto profonda a una tendenza che alcuni filosofi chiamano tecnocrazia algoritmica: l’idea che chi possiede la tecnologia più avanzata sia automaticamente legittimato a orientare le scelte della società.

Il giudizio politico e morale

In sostanza, Leone XIV sembra mettere in discussione un principio che attraversa gran parte della cultura contemporanea: la convinzione che l’efficienza tecnica possa sostituire il giudizio politico e morale. È una posizione che richiama alcuni temi sviluppati da Jürgen Habermas, secondo cui la razionalità tecnica non può sostituire la deliberazione democratica, e da Hannah Arendt, che metteva in guardia contro la riduzione dell’agire umano a semplice amministrazione tecnica.

Particolarmente rilevante è anche il riferimento al controllo monopolistico dell’AI. Negli ultimi anni lo sviluppo dell’intelligenza artificiale si è concentrato nelle mani di un numero molto ristretto di attori privati: OpenAI, Anthropic, Google, Microsoft e poche altre realtà controllano infrastrutture computazionali, modelli linguistici e capacità di ricerca che richiedono investimenti miliardari.

Il rischio non è soltanto economico

Secondo il Pontefice, il rischio non è soltanto economico. Se l’AI diventa uno strumento per perseguire vantaggi geopolitici o commerciali, la tecnologia rischia di trasformarsi in una nuova forma di potere concentrato. È un tema che richiama le preoccupazioni espresse anche da studiosi come Shoshana Zuboff sul capitalismo della sorveglianza e da Yuval Noah Harari sul controllo dei dati.

L’uso del termine “disarmo” è inoltre significativo perché suggerisce che l’AI venga ormai percepita come una tecnologia strategica, al pari delle infrastrutture energetiche, delle telecomunicazioni o degli armamenti avanzati. Non a caso il video che accompagnava il discorso accostava l’intelligenza artificiale alla Rivoluzione Industriale, alla Seconda Guerra Mondiale e alla caduta del Muro di Berlino. Il messaggio implicito è che ci troviamo davanti a una trasformazione storica paragonabile ai grandi punti di svolta del Novecento.

Disarmare non significa rifiutare la tecnologia

Ma l’aspetto forse più interessante è che Leone XIV non propone di rallentare o bloccare l’innovazione. La sua posizione è diversa sia dall’entusiasmo tecnologico della Silicon Valley sia dalle visioni più catastrofiste. Quando afferma che “disarmare non significa rifiutare la tecnologia, ma impedirle di dominare l’umanità”, introduce una distinzione fondamentale tra utilizzo e subordinazione.

In questa prospettiva, l’obiettivo non è fermare l’intelligenza artificiale, ma impedire che diventi il criterio dominante attraverso cui vengono prese decisioni economiche, politiche e sociali. Si tratta di una critica che si collega anche al dibattito contemporaneo sull’automazione delle decisioni: assunzioni, concessione di prestiti, valutazioni assicurative, selezione universitaria, giustizia predittiva e sorveglianza pubblica.

Il primato della persona umana

Dietro il linguaggio religioso emerge quindi una questione profondamente politica: chi governerà il XXI secolo? Le istituzioni democratiche, i mercati, gli Stati o gli algoritmi? La risposta del Papa sembra essere che la tecnologia debba rimanere uno strumento al servizio dell’uomo e non trasformarsi in una fonte autonoma di legittimazione del potere.

Non è un caso che diversi osservatori abbiano letto questa enciclica come il tentativo della Chiesa di inserirsi in uno dei grandi dibattiti del nostro tempo. Così come la dottrina sociale cattolica intervenne sulle conseguenze della Rivoluzione Industriale tra Ottocento e Novecento, oggi Leone XIV sembra voler contribuire alla definizione di un’etica dell’intelligenza artificiale, fondata sul primato della persona umana rispetto alla potenza tecnica.

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Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.
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