Enti del Terzo Settore. Il 5 per mille è più di una scelta fiscale: è un atto di fiducia e di appartenenza

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Per gli Enti del Terzo Settore non basta più “esserci” nella dichiarazione dei redditi: la firma del contribuente diventa un atto molto più coinvolgente

Il 5 per mille sta cambiando natura. Nato come meccanismo fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF a enti di utilità sociale, ricerca, sanità, cultura, sport dilettantistico e Comuni, oggi si sta trasformando sempre più in una scelta consapevole di condivisione. Non è soltanto una casella da barrare nella dichiarazione dei redditi, ma un modo per dire da che parte si vuole stare: tutela della salute, diritti, ambiente, assistenza, ricerca scientifica, inclusione, prossimità territoriale.

I numeri mostrano la rilevanza dello strumento

Per l’anno finanziario 2024, gli enti ammessi al 5 per mille sono stati oltre 91mila; la componente più numerosa è quella degli Enti del Terzo Settore e delle Onlus, con 68.452 soggetti, destinatari di oltre 330 milioni di euro. Seguono associazioni sportive dilettantistiche, ricerca scientifica, ricerca sanitaria, beni culturali e Comuni.

Secondo l’Osservatorio CPI dell’Università Cattolica, il 5 per mille è uno strumento attraverso cui i contribuenti possono finanziare enti attivi in ambiti di utilità sociale come sanità, ricerca, cultura, diritti umani e ambiente. Lo stesso Osservatorio segnala però anche un nodo strutturale: negli anni, la presenza di un tetto massimo all’erogazione ha talvolta ridotto le somme effettivamente distribuite rispetto alle scelte espresse dai cittadini.

È proprio su questo punto che la stampa specializzata ha insistito molto. Vita ha seguito la campagna “5 per mille, ma per davvero”, promossa da 67 organizzazioni del Terzo Settore, sottolineando come il tetto di spesa rischi di indebolire uno strumento di sussidiarietà fiscale scelto da circa 18 milioni di contribuenti. Il magazine ha raccontato il 5 per mille non solo come entrata economica, ma come relazione di fiducia tra cittadini e organizzazioni sociali.

Anche Il Sole 24 Ore, attraverso NT+ Fisco, ha dato rilievo alla dimensione quantitativa del fenomeno, evidenziando la pubblicazione degli elenchi 2024 e la crescita del numero degli enti beneficiari. La lettura è soprattutto fiscale e amministrativa, ma il dato politico è chiaro: il 5 per mille è ormai una delle principali leve di finanziamento diffuso del non profit italiano.

La comunicazione degli Enti del Terzo settore

Il passaggio più interessante riguarda però la comunicazione. Gli ETS hanno compreso che la firma non si conquista più soltanto spiegando “cosa facciamo”, ma raccontando “perché esistiamo”. Per questo portano nel non profit strategie narrative sempre più sofisticate: campagne emotive, storytelling dei beneficiari, rendicontazione d’impatto, video brevi, testimonial, community digitali e contenuti pensati per rafforzare il senso di appartenenza.

In questo senso il 5 per mille si avvicina al fundraising relazionale. Vita, in un approfondimento sul rapporto tra dati e raccolta fondi, ha ricordato che il fundraising non consiste semplicemente nel “chiedere soldi”, ma nel costruire relazioni, nutrire la fiducia e conoscere meglio i donatori. È una lettura che si applica perfettamente anche al 5 per mille: la scelta fiscale diventa il punto finale di un percorso di relazione.

Il fenomeno ha anche una componente competitiva. Con decine di migliaia di enti ammessi, la semplice presenza negli elenchi dell’Agenzia delle Entrate non basta più. Gli enti devono rendersi riconoscibili, spiegare il proprio impatto e costruire una memoria nel contribuente, perché al momento della dichiarazione dei redditi la scelta dipende spesso dalla capacità di ricordare un codice fiscale, un nome, una causa.

La dimensione identitaria

Qui emerge la dimensione identitaria. Scegliere un ente ambientale, una fondazione per la ricerca oncologica, un’associazione che lavora con persone con disabilità o una realtà impegnata nel contrasto alla povertà non è un gesto neutro. È un piccolo atto di partecipazione civica. Non costa direttamente al contribuente, ma produce un effetto redistributivo concreto.

Resta però un rischio: la comunicazione emotiva può diventare eccessivamente semplificata. Se il Terzo Settore adotta logiche narrative sempre più vicine al marketing, deve evitare che il racconto prevalga sulla trasparenza. La fiducia, nel non profit, si costruisce con l’emozione ma si mantiene con la rendicontazione: progetti realizzati, risultati misurabili, bilanci accessibili, uso chiaro delle risorse.

Il 5 per mille, quindi, racconta una trasformazione più ampia del non profit italiano. Gli ETS non sono più soltanto soggetti destinatari di solidarietà, ma organizzazioni chiamate a competere nello spazio pubblico dell’attenzione, della fiducia e dell’identità. La firma del contribuente diventa così una forma di appartenenza leggera ma significativa: non una donazione tradizionale, non un voto politico, ma una scelta di campo dentro il welfare diffuso del Paese.

Paolo Brambilla - Direttore Responsabile - Lamiafinanza.it Avatar

Paolo Brambilla, Consigliere dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia, è direttore responsabile de "La Mia Finanza" e di "Trendiest Media Agenzia di stampa". Laureato a pieni voti in Economia e Commercio alla Bocconi (qualche decennio fa) con un breve Master a Harvard e un corso di copywriting a Berkeley, è membro attivo di numerosi club, fra i quali il "Rotary Club Milano Porta Vercellina" e il "Cambridge University Yacht Club". Rappresenta l'Italia a Bruxelles nell'associazione "Better Finance" a tutela di investitori e risparmiatori.

Areas of Expertise: economia, finanza, arte, cultura classica
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