Se la banca centrale cinese riduce ancora i tassi, c’è poco da essere ottimisti

Se la banca centrale cinese riduce ancora i tassi, c’è poco da essere ottimisti -

La decisione della PBOC di tagliare i tassi di interesse a breve termine applicati alle banche commerciali per la prima volta dal 2015 è sembrata sorprendente a prima vista poiché gli investitori sono tutti in attesa di vedere siglato a breve un accordo commerciale con gli Stati Uniti che eliminando retroattivamente, almeno in parte, alcuni dei dazi annunciati, dovrebbe contribuire a calmare le tensioni e sostenere l’attività economica. Eppure qualcosa non funziona in questa vagheggiata narrativa.

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Il fatto che la banca centrale cinese abbia ridotto oggi il tasso di interesse a sette giorni da 2,55 a 2,50% dopo aver intrapreso misure simili sia sui facility rate applicati alle scadenze ad un anno che sui prestiti di pari durata sembrerebbe lasciar immaginare che il peggio debba ancora accadere.

Entrambi i Paesi rimangono estremamente cauti nel commentare i presunti passi avanti fatti nell’ultimo periodo mentre gli sviluppi per una sigla finale all’accordo commerciale sono già state posticipati a dicembre per quanto riguarda i dettagli delle disposizioni riguardanti l’impegno ad acquistare prodotti agricoli Usa e una potenziale applicazione retroattiva dell’accordo.

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La decisione della PBOC tuttavia non sembra modificare di molto gli assetti del cambio tra Renmimbi e Dollaro Usa, che si mantiene di poco sopra 7.0037 in quanto i colloqui a livello ministeriale del weekend non appaiono decisivi.

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Sul fronte dei dati, il rallentamento dei consumi domestici continua a essere percepito, così come sia le vendite al dettaglio che gli investimenti in beni durevoli ad ottobre hanno toccato la crescita minima a 7,2 e 5,2%. Questi indicatori, uniti ad una tendenza ribassista della produzione industriale, confermerebbero che l’economia cinese stia perdendo velocità.

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Pertanto, riteniamo che ci siano sufficienti ragioni per credere che la banca centrale possa prendere in considerazione ulteriori tagli dei tassi e in particolare sul tasso principale di rifinanziamento dei prestiti, sebbene la tempistica e l’ampiezza di tali riduzioni potrebbero essere legati a doppio filo all’esito dell’accordo in corso con gli Usa e, soprattutto, al fatto che Trump decida di implementare tariffe addizionali su 156 miliardi di importazioni cinesi, che dovrebbero entrare in vigore il prossimo 15 dicembre.

Considerando tale scenario, il cambio USD/CNY potrebbe risentirne molto presto.

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